Foggia Calcio – Una città nel pallone: Maledetto esilio! (Cap. 3)

La settimana del dopo esordio si trascinava tra polemiche e veleni. A turbare la serenità del villaggio ci pensava don Pasquale.

La nuova tribuna era bell’e pronta per la sfida con la Juventus. Un evento di forte richiamo per la Puglia e le regioni limitrofe. In città i nuclei del tifo contavano le ore che li separavano dal prestigioso appuntamento. La nuova struttura, però, doveva essere ancora completata. Mancava la copertura per ottenere l’agibilità dalla Commissione Provinciale di Vigilanza. Il sindaco Verile non voleva privare Foggia di una Prima attesa da quattordici anni. Era pronto ad assumersi ogni responsabilità. Era membro della Commissione. La sua parola di primo cittadino doveva pure valere qualcosa.

La calura settembrina scongiurava rovesci. Il cielo era limpido, senza una nuvola. Ma il presidente Casillo temeva la pioggia, un improvviso temporale estivo che potesse esporre il pubblico a una doccia fuori programma. Non voleva correre alcun rischio. Puntava il dito contro gli amministratori comunali, incapaci di far rispettare i tempi di consegna dei lavori

«Abbiamo una società di seria A, ma i politici sono di serie C», tuonava. E annunciava di avere già deciso lo stadio della sfida: il San Nicola di Bari. In Prefettura i pareri erano contrastanti. C’era chi non riteneva ancora sicura la tribuna. Alla fine la spuntava don

Pasquale.

La città era così condannata a seguire la propria squadra nella tana degli odiati cugini. Affiorava il malcontento per una scomoda e costosa trasferta. Il presidente, però, gongolava.

Durante la campagna abbonamenti si era riservato di indire una giornata pro-Foggia. Ora coglieva l’occasione per incassare un miliardario bottino. E non restava deluso.

L’astronave barese dell’architetto Renzo Piano, gioiello innalzato in occasione dei mondiali del ’90, accoglieva nella sua aristocratica arena oltre 47.000 spettatori. Il colpo d’occhio era eccezionale. Le due curve si sfidavano in coreografiche movenze. Le legioni del tifo della Vecchia Signora prevalevano sui 20.000 foggiani al seguito di Zemanlandia. Maledetto esilio!

La dea bendata aveva dimenticato i ragazzi del boemo. Sul prato del San Nicola si snodava una sfida già scritta dal destino.

Alla metà del primo tempo Baiano veniva strattonato in area. Sembrava rigore netto. Ma il signor Lanese di Messina sorvolava. Le sgroppate dei puledri rossoneri erano contenute da una squadra esperta e cinica. Il pragmatico Trapattoni imbrigliava gli schemi zonaroli di Zeman. Due filosofie si fronteggiavano. Il gioco totale del Foggia non riusciva a sprigionare le bollicine del calcio champagne.

Al secondo minuto della ripresa, la svolta. Totò Schillaci, eroe del mundial, violava la porta di Mancini. Un gol contestato per una sospetta posizione di fuorigioco. La reazione era rabbiosa, ma ste-rile. I bianconeri amministravano con astuzia il risultato. La gara vedeva il Foggia uscire sconfitto, ma a testa alta. Il gioco non era mancato. Il popolo rossonero abbandonava amareggiato lo stadio.

Non don Pasquale. Il re della grana aveva trovato un tesoro da nababbo: oltre un miliardo e quattrocento milioni.

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