Il circo di Zemanlandia finalmente tornava a casa. Sotto le sue tende Foggia trovava rifugio sicuro. Il carrozzone della serie A offriva ghiotte opportunità. Le due partite casalinghe con Cagliari e Parma erano il termometro delle capacità organizzative e ricettive della città. Bisognava fare bella figura, accogliere degnamente le turbe degli appassionati.
I forestieri che giungevano al Tavoliere contemplavano un’opima pianura, solcata da una meravigliosa maglia stradale. Presi dalla rete di vie e sentieri come insetti nella ragnatela, scorgevano paesi ridenti, ettari di orti, freschissimi, con quell’aria un po’ leziosa di giardino. E, distribuite lungo la sconfinata piana, vedevano le case coloniche della bonifica, simili a ville in miniatura, di un color rosa chiaro, le masserie linde, col fienile, l’aia, il cilindro del piccolo silo, un filare di alberi frangivento. Ammiravano la bellezza dei colori autunnali, dal giallo paglierino delle pannocchie al rosso vermiglione delle tettoie, piacevole compagna di viaggio.
Arrivavano a Foggia ad occhi chiusi, col treno o in automobile, per aprirli in uno dei suoi eleganti alberghi, o lungo i viali alberati, in un negozio di mode, nelle vetrine dei gadget. La città sfatava subito il luogo comune di centro rurale, popolato da asini e bambini. I viaggiatori del gol respiravano l’aria di una città vera, con palazzi moderni, semafori, bar, cinematografi, banche. E a questa dimensione cittadina si fondeva la presenza sempre viva della campagna. Ma cosa poteva offrire il capoluogo ai suoi ospiti? Ben poco. L’hotel President o il Cicolella garantivano un servizio eccellente, ma non adatto alle tasche dei calciofili. Mancavano ostelli, mense, pensioni e ristoranti a buon mercato, un servizio di smistamento e accoglienza delle tifoserie. O il lusso ostentato o il vuoto.
La città, ancora una volta, si mostrava impreparata.
Il sindaco Verile, nei giorni della promozione, si era pubblicamente impegnato a far tenere aperti pure la domenica gli esercizi commerciali. I risultati erano deludenti. I commercianti erano restii. Non credevano in guadagni festivi. Molte serrande restavano chiuse. E i pochi negozi aperti giocavano al rialzo. Chi voleva mangiare un boccone senza spendere una cifra doveva accontentarsi del solito panino.
Numerosi ragazzi cagliaritani venivano ospitati dai coetanei foggiani. Sotto il cielo azzurro del capoluogo nasceva una bella storia d’amicizia, un gemellaggio che dura ancora oggi. Lo Zaccheria pavesato a festa accoglieva le due formazioni in uno sventolio di stendardi. Il Foggia mostrava giocate belle a vedersi, tutte di prima. Il suo pressing costringeva gli isolani ad arretrare il raggio d’azione.
Rambaudi, Codispoti e Baiano annichilivano il Cagliari, che salvava l’onore con Criniti. Sette giorni dopo la squadra festeggiava il primo gol in serie A di Beppe Signori, ma non riusciva a ripetersi.
A tre minuti dalla fine il Parma acciuffava il pareggio con una rasoiata di Melli. Il popolo rossonero sognava a occhi aperti. I risultati positivi spingevano la mongolfiera di Zeman al secondo posto in classifica.