Vangelo della Domenica: Il tesoro inestimabile della Vita senza fine

Laura Paladino
XVIII domenica del Tempo Ordinario (anno C)

Il tesoro inestimabile della Vita senza fine

Uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Rispose: «Uomo, chi mi ha costituito giudice sopra di voi?». E disse loro: «Tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede». Luca 12,13-15

Che cosa è veramente prezioso? Che cosa conta alla fine? Per che cosa ci affanniamo, consumando la nostra esistenza e le nostre energie? La liturgia di oggi ruota intorno a queste domande, e offre la risposta: la nostra vita, tesoro inestimabile, è dono di Dio e appartiene a Lui. Egli è l’origine, presso di Lui è la meta e lo scopo: la ricchezza che possediamo è esclusivamente in questo suo dono, che non verrà mai revocato, ma trasfigurato e trasformato nell’eternità beata.
Le letture ci trasmettono questa verità muovendo dalla constatazione che la vita terrena, senza l’orizzonte di senso della fede e della pienezza in Dio, è «vanità delle vanità» (Qoelet, I lettura). L’autore di questo libro biblico, uno dei capolavori sapienziali dell’Antico Testamento, «parlando in assemblea», dice di essere stato «re di Israele in Gerusalemme», uomo dunque che conosce l’agiatezza e il prestigio. Egli offre una riflessione ampia sulla realtà dell’uomo e pubblicamente riconosce che sulla terra prevalgono sofferenza, preoccupazioni e fatica, e che anche chi opera con scienza e successo dovrà abbandonare quello che ha costruito. La vita dell’uomo è caduca, «come un sogno al mattino, come l’erba che germoglia e alla sera dissecca» (Responsorio); solo se siamo amici di Dio, prosegue il Salmo 89, impareremo a «contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore»; così, in Dio, «esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni». Il credente biblico, il cristiano, non è uno che vive sulle nuvole, che non ha il senso della realtà e non conosce le sofferenze del mondo: al contrario, vive pienamente il suo tempo, ma sa di non appartenergli, è “nel mondo ma non del mondo”, i suoi occhi guardano più lontano, a quanto davvero conta e non passerà. Egli affronta la storia e la realtà sapendo che, qualunque sia l’epilogo delle vicende terrene, esso non è la fine: l’ultima parola è sempre quella della Vita senza tramonto, data da Dio, in Cristo, a tutti gli uomini.

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