Vangelo della Domenica: Festa dell’Esaltazione della Santa Croce

FESTA DELL’ESALTAZIONE DELLA CROCE – domenica 14 settembre 2025
La festa dell’Esaltazione della Santa Croce non è un esercizio di “devozione doloristica”, ma una celebrazione della signoria di Cristo. La croce, strumento di morte, viene esaltata perché in essa è avvenuto un capovolgimento radicale: «da dove sorgeva la morte, di là risorgesse la vita», come recita il prefazio proprio della festa. La croce è diventata il trono del Re, l’altare dell’Alleanza nuova, l’albero della vita che si erge nel cuore della storia.
Gesù, parlando con Nicodemo, richiama l’episodio del serpente innalzato nel deserto (Nm 21,4-9): chi guardava con fede il segno elevato da Mosè veniva guarito. Ma ora l’innalzamento del Figlio dell’uomo non è solo rimedio, è redenzione piena. Non basta uno sguardo, serve la fede viva. Cristo crocifisso è il nuovo albero piantato nel cuore del mondo, da cui zampilla la vita.Come afferma sant’Andrea di Creta nel testo patristico dell’odierno ufficio delle letture: «Se non ci fosse la croce, la Vita non sarebbe stata affissa al legno… e dal suo fianco non sarebbero sgorgate quelle sorgenti di immortalità, sangue e acqua, che purificano il mondo» (Discorso 10, sull’Esaltazione della santa croce).La croce è la porta del paradiso, l’Eden perduto si riapre proprio lì dove l’uomo aveva conosciuto la sconfitta.
Il Vangelo di Giovanni è chiaro: «Dio non ha mandato il Figlio per condannare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui» (Gv 3,17). Eppure la croce, pur non essendo un atto di condanna, è anche giudizio: smaschera ogni logica umana di dominio, violenza, convenienza. Innalzato sul Golgota, Gesù attira tutto a sé. Non impone, ma propone. Non schiaccia, ma salva. La croce non è la sconfitta di Dio, ma la sconfitta del peccato, dell’odio, della morte. È la verità che si impone senza forzare. È il punto in cui il mondo è messo di fronte al suo destino: scegliere o rifiutare l’amore crocifisso.
Nel cuore del prefazio si annuncia un paradosso: «chi dall’albero dell’Eden traeva la vittoria, dall’albero della croce venisse sconfitto». L’antico inganno del serpente è vinto dallo splendore del Crocifisso. Lì dove il male aveva piantato radici, ora fiorisce la redenzione.E dalla croce nasce la Chiesa, come Eva da Adamo: «dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa» (Sacrosanctum Concilium 5).Guardare alla croce è lasciarsi plasmare da quell’amore. È portarne il segno nelle scelte, nelle relazioni, nella vita quotidiana. È comprendere che la vera esaltazione non è il successo, ma il dono di sé.
Don Giulio Madeddu

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