Vangelo della Domenica: fatti tu prossimo per ogni fratello che incontri!

XV DOMENICA per annum – “….fatti tu prossimo per ogni fratello che incontri!”

La Parola di Dio che oggi ascolteremo dal Vangelo di Luca ci racconta che Gesù mentre camminava “deciso” verso Gerusalemme narra la parabola del buon Samaritano nel contesto della discussione con un dottore della legge sul grande comandamento. La parabola è introdotta da un dialogo tra un dottore della legge che si alza per mettere alla prova il Signore chiedendo: «Maestro che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù non risponde, ma gli fa un’altra domanda: «Che cosa sta scritto nella legge? Che cosa vi leggi?». Questo scriba si rende ben disposto ad ascoltare Gesù, che loda il dottore della legge: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Ma il dottore non è ancora contento con la risposta di Gesù e «volendo giustificarsi» di aver posto la domanda gli chiede chi è il prossimo! Questa seconda domanda fa da introduzione alla parabola e Gesù ripete al dottore della legge che aveva definito il prossimo come colui che «ha avuto compassione»: «Va’ e anche tu fa’ lo stesso».

Il levita e il sacerdote hanno osservato la legge, non accostandoci al poveraccio ferito e lasciato mezzo morto, per non rendersi impuri (Lev 21, 1). Gesù va oltre la legge e vuole che i suoi discepoli agiscano come lui. «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13, 35). Per il discepolo di Gesù, la sola filantropia non è sufficiente, il cristiano è chiamato a un qualcosa di più che lo fa simile al suo maestro. (da una lectio del “Sito dell’Ordine Carmelitano)

Gesù, come sempre, sovverte e cambia la logica umana (spesso opportunistica e di convenienza, siamo siliti scegliere il nostro prossimo: dev’essere simpatico, della nostra cerchia e utile), infatti ci chiede di farci noi “PROSSIMO” al fratello bisognoso (non di cose solo necessarie, ma anche di un saluto una carezza un po’ del nostro tempo), il fratello scartato, povero e sfruttato. Bisogna essere come Lui che si è preso cura dell’intera umanità incarnandosi e facendosi nostro prossimo. Lo stesso bisogna saper fare anche noi!

(da una lectio del “Sito dell’Ordine Carmelitano)
I Padri della Chiesa (Ambrogio, Agostino, Gerolamo e altri) tenendo conto di tutto il simbolismo di Gerusalemme, la città santa della salvezza interpretano in modo particolare questa parabola. Nell’uomo che scende da Gerusalemme verso Gerico vedono la figura di Adamo che rappresenta tutta l’umanità espulsa dall’Eden, il paradiso, la Gerusalemme Celeste, per via del peccato. Nei ladri i Padri della Chiesa vedono il tentatore che ci spoglia dall’ amicizia con Dio e ci percuote con le sue insidie e ci tiene nella schiavitù l’umanità ferita dal peccato. Nella figura del sacerdote e del levita vedono l’insufficienza dell’antica legge per la nostra salvezza che sarà portata a compimento dal nostro Buon Samaritano, Gesù Cristo nostro Signore e Salvatore, che partendo anche lui dalla Gerusalemme celeste viene incontro alla nostra condizione di peccatori e ci cura con l’olio della grazia e il vino dello Spirito. Nella locanda i Padri vedono l’immagine della Chiesa e nella figura dell’albergatore, intravedono i pastori nelle mani dei quali Gesù affida la cura del suo popolo. La partenza del samaritano dall’albergo, i Padri la interpretano come la risurrezione e l’ascensione di Gesù alla destra del Padre, ma che promette di ritornare per dare a ciascuno il suo merito. Alla chiesa Gesù lascia per la nostra salvezza i due denari della Sacra Scrittura e i Sacramenti che ci aiutano nel cammino verso la santità.

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