Qualche mano anonima ha segnato in rosso, in questo 2026, un doppio, cruciale appuntamento per la città di Lucera e per i suoi due ultimi prestigiosi baluardi. Uno cercherà di riconquistarlo ed è il Tribunale; l’altro è la Diocesi di Lucera-Troia, dal destino incerto dopo il compimento del 75° anno di età del vescovo Giuseppe Giuliano.
Né per l’uno né per l’altra, ad oggi, si conoscono i destini. Anche se, per il Tribunale, è inutile nasconderlo, si sta mettendo male. Ma aspettiamo senza dare nulla per scontato. Il fattore economico – a costo zero per il Governo – e la quasi immediata riagibilità dello stabile farebbero propendere per la riapertura del nostro presidio di giustizia. In tal modo si darebbe una risposta rapida all’incalzare delle associazioni criminali.
Soluzioni diverse e in altri luoghi della Capitanata comporterebbero tempi lunghi. E nessuno crede che la criminalità sia disposta a concedere pause fino alla realizzazione di una nuova sede.
Le audizioni alla Seconda Commissione Giustizia del Senato non daranno, per ora, alcuna risposta, poiché gli incartamenti, compresi gli emendamenti, passeranno al vaglio dell’Aula. Occorrerà tempo.
Quanto alla Diocesi di Lucera-Troia, i tempi potrebbero allungarsi. Il delegato pontificio che aveva in carico il dossier Lucera-Troia è stato promosso e trasferito ad altra sede. Il sostituto, secondo fonti del clero lucerino, si prenderà tutto il tempo necessario prima di decidere. Sul tavolo le ipotesi sono diverse, senza escludere la più dolorosa: vale a dire, addirittura, la soppressione della Diocesi, poiché, in base ai criteri della mappa geografica delle diocesi, Lucera-Troia non raggiungerebbe il numero necessario di parrocchiani. In ossequio ai criteri di sostenibilità ispirati, a suo tempo, da Papa Francesco, il rischio c’è.
Perdere definitivamente ogni residua speranza per il Tribunale e, poi, la Diocesi sarebbe un colpo tremendo per questa città, assillata da tanti problemi. Negli ultimi quindici anni ha dovuto ingoiare più di un boccone amaro. Si pensi al fortissimo ridimensionamento dell’ospedale. Mentre nessuna iniziativa imprenditoriale si affaccia alle porte di Lucera, tranne le aperture, in serie, di ipermercati. Come se i lucerini facessero la spesa quattro o cinque volte in una giornata. Roba da matti…
D’altra parte, ogni medaglia ha il suo rovescio e nulla esclude una mano vincente nella partita doppia che Lucera sta giocando sul tavolo della sua recente storia.
I tempi cambiano. È una frase abusata da sempre e mai passata di moda. Storia, prestigio e tradizioni oggi sono orpelli fastidiosi da non tenere in alcuna considerazione, anche e soprattutto nelle istituzioni più vicine al cielo. Quel che conta è solo e soltanto l’interesse materiale, impastato di convenienze, appoggi, politici e non solo. Una volta si usava dire: «Ha la meglio chi ha più santi in Paradiso». Santa Maria e Padre Maestro, battete un colpo. Anzi, due.
Gianfranco Sammartino



















