Torri eoliche alte 175 metri: i castelli di Lucera e Fiorentino rischiano di scomparire dall’orizzonte

Eolico vs. Patrimonio: il rischio che i castelli di Lucera e Fiorentino vengano oscurati dalle torri da 175 metri

Riceviamo e pubblichiamo la lettera dell’ingegnere Pietro Bonante, che solleva un tema delicato e di grande attualità: la difficile convivenza tra la necessità di accelerare la transizione energetica e il dovere costituzionale di salvaguardare il paesaggio e i beni storico-culturali. Un contributo che invita a riflettere sul futuro del nostro territorio e sul prezzo che rischiamo di pagare in termini di identità e memoria collettiva.

LA LETTERA INVIATA ALLA REDAZIONE

Gentile Direttore,

desidero sottoporre all’attenzione dei lettori un tema che unisce due principi fondamentali: la necessità di accelerare la transizione ecologica e il dovere costituzionale di tutelare il paesaggio e il patrimonio storico-culturale.

Il D.Lgs. 199/2021, nel perseguire l’obiettivo condivisibile di incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili (FER), ha introdotto, in attesa della definizione delle “aree idonee” e “non idonee”, una misura transitoria: il divieto di installazione di impianti eolici entro un buffer di 3 km dai beni vincolati ai sensi del D.Lgs. 42/2004.

Un criterio apparentemente prudente, ma in realtà inadeguato per due ragioni:

  1. Non tiene conto delle specificità dei territori e delle norme regionali già vigenti, come il PPTR della Puglia, che prevede fasce di tutela molto più ampie e graduate per proteggere la percezione visiva e il contesto dei beni culturali.
  2. Non impone alcun limite di altezza o potenza per gli impianti, lasciando la determinazione di tali caratteristiche – e dunque del loro impatto – alla totale discrezionalità degli operatori privati.

Così accade che monumenti come il Castello di Lucera e il Castello di Fiorentino rischiano di essere circondati da una selva di torri eoliche che, per altezza, potrebbero eguagliare o superare quella stessa collina che ospita il castello di Lucera, impedendone irrimediabilmente la percezione visiva, alterando la prospettiva e la paesaggistica della nostra città, a tutti gli effetti cancellando la nostra identità.

A complicare ulteriormente il quadro è intervenuto il Decreto del 21 giugno 2024, che disciplina in modo organico l’individuazione delle aree idonee e non idonee, fissando criteri uniformi e la ripartizione tra le Regioni degli obiettivi di potenza aggiuntiva da raggiungere entro il 2030 (80 GW). Tale decreto, pur introducendo principi di tutela, non sana le conseguenze della fase transitoria avviata dal 199/2021, lasciando aperti scenari critici.

Sono, inoltre, intervenute le sentenze TAR Lazio n. 9155/2025 e TAR Lecce n. 1083/2025, che – annullando l’art. 7, commi 2 e 3 del decreto 21 giugno 2024 – hanno ristretto il potere delle Regioni nell’individuazione delle aree idonee e non idonee, riducendo ulteriormente la possibilità di mitigare questo squilibrio.

In questo contesto, nel 2024 è stato presentato il progetto Fenice, che prevede la realizzazione di 51 aerogeneratori da 7,2 MW ciascuno, alti 175 metri, distribuiti nei comuni di San Severo, Lucera, Torremaggiore, Pietramontecorvino e Castelnuovo della Daunia. Secondo la documentazione pubblicata sul sito del MASE, alcune di queste torri ricadrebbero proprio a ridosso del limite dei 3 km dai castelli di Lucera e Fiorentino.

Il progetto è attualmente in fase di acquisizione pareri: la Regione Puglia si è espressa negativamente per contrasto con il PPTR, così come il Comune di San Severo; mentre il Comune di Lucera ha dato un primo parere favorevole, poi integrato con prescrizioni. Tuttavia, resta concreto il rischio che torri di 175 metri oscurino alla vista il castello di Lucera, in aperta violazione della ratio delle norme paesaggistiche e delle previsioni di coni visuali a tutela dei beni vincolati.

Inoltre, il sacrificio già enorme che la provincia di Foggia ha sopportato in termini di impianti energetici non viene equilibrato dalle esigue compensazioni ambientali previste per legge, che dovrebbero essere non solo più consistenti, ma anche orientate a interventi sociali (riduzione dei costi dell’energia elettrica, implementazione delle fonti di approvvigionamento dell’acqua, o interventi di installazione di infrastrutture pubbliche), considerata la complessità socio-economica e i problemi atavici del territorio.

La transizione ecologica non può diventare sinonimo di sacrificio paesaggistico. La sfida è trovare un equilibrio tra energia pulita e salvaguardia dell’identità culturale del nostro territorio. È necessario che il legislatore intervenga, ripristinando regole più coerenti con il principio costituzionale di tutela del paesaggio (art. 9), altrimenti il prezzo della sostenibilità rischia di essere la perdita irreversibile del nostro patrimonio storico-culturale.

Cordiali saluti,

Bonante Ing. Pietro

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