Storia di Lucera (Capitolo 26): Il primo Papa a Lucera: Gregorio X.

          Dal VII all’XI sec. non cessarono le lotte tra i cristiani e i musulmani. Nel 1086, caduta Gerusalemme in mano ai Turchi, il pericolo islamico tornò a minacciare la cristianità da Oriente ad Occidente. Parve allora opportuno dare un carattere unitario alla lotta, che gli stati avevano prima combattuto in vari settori per proprio conto. La cristianità occidentale venne a trovarsi così unita in uno sforzo unico nella guerra di religione contro l’islam, per la quale, cioé per liberare i luoghi santi dagli infedeli, nacquero le Crociate.

           Il pontefice Urbano II, considerando propizio il momento per avviare una guerra santa, al fine di difendere il cristianesimo, di riaffermare il primato del papato e di estendere la giurisdizione spirituale, in due concili (a Piacenza e a Clermont, nel marzo e nel novembre del 1095) radunò popoli e principi e, incitandoli caldamente a soccorrere i cristiani d’Oriente, suscitò quel vasto entusiasmo che proruppe nel grido “Dio lo vuole!” (Deus vult!). Centinaia di migliaia di uomini, accesi nell’animo dai predicatori, tra cui quel Pietro d’Amiens detto l’Eremita, fregiati della croce, onde furono detti Crociati, si disposero a partire per l’Oriente nel 1096.  

          Cominciava la guerra santa cristiana e nasceva la prima Crociata, vasto movimento di gente raccolta insieme da molteplici ragioni: dal risveglio mistico alla fiorente costumanza dei pellegrinaggi; dai sentimenti e dalle ambizioni dei cavalieri e di quanti miravano ad acquisire un feudo in oriente alle aspirazioni di chi, sfuggendo alla tirannide dei feudatari, sperava di arricchirsi o di acquistare meriti per il cielo; dallo spirito di avventura e dal desiderio di uscire dai confini del feudo, infine, agli interessi commerciali delle Repubbliche Marinare.

         Tra tante traversie e insuccessi, soste e incertezze, la prima Crociata pervenne (1099) alla liberazione di Gerusalemme e del Santo Sepolcro, ma poi, indebolito il Regno di Gerusalemme dalle lotte tra gli Stati feudali e dalle guerre dinastiche e civili, nel 1187 la città santa ritornò nelle mani dei musulmani, ed invano altre crociate furono indette e organizzate per riprenderla. Solo nel 1228 riuscì allo scomunicato Federico II di sbarcare in Palestina e di ottenere, trattando con gli infedeli, di accedere alla città, di farsi consegnare Nazareth e Betlemme, di stabilire una tregua per dieci anni e di cingere la corona di re di Gerusalemme. Pochi anni dopo (1244), però, riprese le ostilità e sconfitti i cristiani a Gaza, Gerusalemme cadde nuovamente nelle mani dei musulmani. Questa nuova perdita della città santa, pur destando vasta commozione in occidente, non risvegliò l’ardente desiderio della rivincita, perché l’ideale delle Crociate stava ormai esaurendosi.   

           Fu Luigi IX, pio re di Francia e fratello di Carlo d’Angiò, ad accogliere l’invito del papa Innocenzo IV e ad organizzare la VII Crociata prima (1248-54) e l’VIII Crociata poi (1270), per portare aiuto al resto dei domini cristiani in Siria. Senonché, dietro insistenza di Carlo d’Angiò e dei missionari domenicani, fu indotto a sbarcare a Tunisi, con l’intento di procurarsi conversioni e aiuti contro l’Egitto. Ma qui, a Tunisi, colto da peste, morì.

      Di questa Crociata facevano parte, fra i tanti nobili italiani e stranieri, il pio e dotto Mons. Teobaldo dei Visconti di Piacenza, Arcidiacono di Liegi, e una folta schiera di lucerini, cioé una falange di baldi e valorosi soldati balestrieri (“i Lucerini in gran numero intervennero alla ottava Crociata comandata da S. Luigi Re di Francia”), capitanati e condotti a proprie spese (“perché erano assai facultosi”) da due famosi guerrieri, i fratelli Sergio e Teodino Scassa, esponenti di una delle più antiche famiglie patrizie di Lucera, ove il casato viveva col titolo di marchese ed era reso illustre, oltre che nelle armi, anche nel clero e nel foro, da esimi rappresentanti, quale fu più tardi Onofrio Scassa, Consigliere del Tribunale di S. Chiara, uomo distintissimo nelle lettere e nella magistratura.      

           Nel settembre del 1271, nel bel mezzo dell’aspra battaglia, giunse ai prodi la notizia che l’Arcidiacono di Liegi Teobaldo Visconti di Piacenza, “per la sua santità e dottrina e zelo per la Santa Fede Cattolica” – sarà, difatti, proclamato beato nel 1713 -, era stato eletto sommo pontefice col nome di Gregorio X. Per felicitare il nuovo papa il re Carlo d’Angiò mandò a Tolemaide due Cavalieri del Tempio, cioé fra’ Stefano Syse e il milite Falco De Puy Richard. Il noleggio della nave (per venti once d’oro), adoperata per trasportare i due grandi cavalieri templari, fu pagato dal re – dopo circa sei mesi – a Sergio Bove di Ravello, e, per lui, alla Dogana di Brindisi.

          Nell’omaggio reso al nuovo eletto pontefice il re Carlo fu preceduto però dai fratelli Scassa, degni rappresentanti di Lucera, che erano andati “in Africa e in Asia in difesa della Santa Fede Cattolica con l’armata navale del Re Ludovico, e in di loro comitiva vi era Monsignor Teobaldo di Piacenza”. L’omaggio degli Scassa fu così gradito al novello pontefice che, quando con le sue navi (“colli suoi vascelli”) il re Edoardo d’Inghilterra “lo fece servire (condurre) fino a Brindisi riconducendo seco li detti Sergio e Teodino Scassa suoi beneaffetti”, accolse benevolo il loro invito di essere considerato ed ambito ospite della loro famiglia, sicché “passando per Lucera fu ricevuto in casa di Cesare Scassa padre delli medesimi”. E l’altissimo onore concesso alla casa degli Scassa, fu gloria ed esultanza per la città.

          Dopo la visita, Gregorio X, nell’accomiatarsi dagli ospiti volle condurre seco a Roma Teodino, lasciando l’altro fratello Sergio a conforto del vegliardo Cesare. Preso possesso del soglio di Pietro, il nuovo papa inviò un suo breve al patrizio lucerino per annunziargli di aver conferito al prediletto Teodino l’ufficio di suo Cubiculario segreto, alta carica cardinalizia di quei tempi. “Ciò saputo dal detto Cesare padre, ringraziò detto Papa che fu Gregorio X e detto Pontefice gli rispose con lettera in forma brevis”.Eccezionale memoria, che documenta e conferma nella storia locale i meriti di un antichissimo casato, che vestì anche l’abito dei Cavalieri di Malta (1703) e solo nell’800 si estinse con la morte, per avvelenamento, del marchese Giuseppe.

          Varie testimonianze echeggiano ancora l’alto lignaggio della famiglia: il monumento funebre di Onofrio nella chiesa del Carmine, il pergamo del Duomo (già sepolcro di Allegranzio Scassa) e il seicentesco palazzo nell’omonima via.

        Fu così che Lucera ospitò per la prima volta, in forma privata, un papa: parecchi secoli dopo (25 maggio 1987) per merito del Padre Maestro San Francesco Antonio Fasani essa si onorò della visita del pontefice Giovanni Paolo II.

a cura di Dionisio Morlacco

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