Il Teatro Garibaldi – Una delibera del 7 settembre 1765 stabiliva, per volontà unanime del decurionato, di istituire un “teatro fisso sotto il primo lammione della Casa Vecchia della Città – palazzo Pellegrini in via Carlo d’Angiò -, con abbattersi il primo tramezzo tra detto lammione col secondo più lungo e spazioso dove sta il portone che deve servire per platea, ed affinché il detto teatro si situi colla maggior pulizia e la spesa che vi corre venga ben regolato”. L’incarico di sovrintendere a tale realizzazione veniva affidato ai “deputati” fra Domenico Pagano e don Giuseppe De Rosa, “li quali debbano aver cura per tutto ciò che occorre per la situazione di detto teatro”. Epperò, anche se dell’opera non si ritrovano accenni nelle successive delibere, è da ritenersi che il teatro venisse allestito, seppure in modesti e angusti locali. Cinquant’anni dopo circa (24 gennaio 1818) il sindaco Onofrio Bonghi proponeva la realizzazione di un teatro più accogliente, e questa sua proposta reiterava due anni dopo (16 aprile 1820), ma senza esito.
Nel 1826, quando la civica amministrazione acquistò il palazzo Mozzagrugno e lo ristrutturò, perché diventasse casa comunale, nel corso dei lavori di adeguamento dell’antica costruzione si ritenne (4 luglio 1832) che fosse giunto il momento di passare alla concretizzazione della lunga aspettativa del teatro, e con questa ansia fu accolto favorevolmente il progetto presentato dall’ingegnere napoletano Luigi Oberty (1836). Sorse così il Real Teatro Maria Teresa Isabella di Borbone, comprendente due vestiboli, una platea, due ordini di palchi, un loggione e un ampio palcoscenico, con sipario realizzato dal dotto e valentissimo architetto Filippo Gifuni – che aveva già diretto la ristrutturazione, con richiamo neoclassico, del palazzo Mozzagrugno -, sipario che fu dipinto dallo Schettini, scenografo del S. Carlo di Napoli, e poi fu ripreso, come illustrazione, dal d’Amely nella sua Storia della Città di Lucera, raffigurante il panorama di Lucera nel mezzo, con a destra la Fortezza svevo-angioina e a sinistra il Tempio di Minerva, davanti al quale una donna rappresenta Lucera e con la mano destra sostiene la statua di Pallade, e vi si vede pure un busto dell’imperatore Vitellio, che si dice nato a Lucera. Sotto il cielo della platea furono dipinte bellissime figure muliebri. Il 7 giugno 1838 tra l’entusiasmo generale il nuovo teatro veniva inaugurato con la rappresentazione della Lucia di Lammermoor di Donizetti, cui seguiva, nell’ottobre successivo, la rappresentazione della Sonnambula di Bellini, che riscossero entrambe un “non inobliato successo” ed ebbero diverse repliche.
Nel 1841 per quattro mesi (da luglio a ottobre) il Teatro lucerino ospitò “la compagnia in musica” del Real Teatro Ferdinando di Foggia, per consentire colà le “novelle dipinture di scenario, palchi e tutt’altro, per dargli un abbellimento di nuovo gusto, benché precisa necessità non vi era, essendo ancora vistosa e decente l’attuale dipintura”.1
Compiuta l’unità d’Italia il teatro, per volontà popolare, cambiò denominazione e divenne “Teatro Nazionale Giuseppe Garibaldi”.
Ben presto però il Garibaldi si dimostrò piccolo, sicché nel 1870 si cominciò a parlare di un suo ampliamento, per il quale l’architetto napoletano Barone presentò un progetto, che finì nel dimenticatoio, e nel cassetto finì anche il progetto dell’ingegnere barese Vacca presentato nel 1899; ma di lì a qualche anno l’auspicato ampliamento cominciò a realizzarsi, per mano dell’impresa lucerina Conte, su progetto dell’ing. Angelo Messeni di Bitonto, che aveva già realizzato il Petruzzelli di Bari. Scriveva al riguardo il Foglietto: “Il Messeni ha trovato adattabile il teatro con l’aggiunta di 8 palchi sull’attuale palcoscenico, trasportando indietro il boccascena e demolendo i muri e l’arco che ora trovansi all’estremo dei palchi”. Spendendo 80 mila lire si riuscì a consolidare l’edificio, fu rifatta la parte decorativa della sala, tutta ricoperta di stucco con rilievi in oro zecchino, fu affrescata la volta con bellissime figure di donne per l’allegoria delle “arti”, fu rifatto l’arcoscenico e le decorazioni, realizzate da Gaetano Granieri, che insieme a Sebastiano Barbone aveva eseguito i lavori di intaglio e decorazione dei palchi e dell’arcoscenico del Petruzzelli. All’affidamento dell’incarico delle decorazioni e pitture parteciparono anche i pittori Giovanni Pitta e Francesco de Vincentiis, nonché i fratelli Patruno, ma per decisione del Messeni i loro bozzetti furono scartati e la committenza restò affidata ad artisti molto vicini allo stesso Messeni; in particolare la decorazione della volta fu affidata al barese Battista “per la ricchezza delle allegorie e la gaiezza del dipinto”. Il 16 maggio 1908 l’ampliato teatro riprese la sua splendida tradizione culturale con la rappresentazione della Traviata, della quale fu interprete principale la bravissima Ines Ferrari, reduce dai trionfi della Scala. Nel 1909 Lucera salutò con entusiasmo sulla scena del Garibaldi l’opera di un suo diletto figlio, Umberto Bozzini, la cui Fedra fu interpretata dai celebri attori Italia Vitaliani e Ciro Galvani.
Fino al primo dopoguerra il Garibaldi di Lucera ebbe vita attiva e florida. Di poi cominciò ad ospitare tutt’altro genere di spettacoli, che ne scemarono il prestigio e contribuirono al suo deterioramento, in danno soprattutto del ricco e lussuoso arredamento: cerimonie celebrative dei fasti del fascismo, conferenze, balli, feste goliardiche, ecc., finché con la seconda guerra mondiale non ricevette il colpo di grazia, prima dall’occupazione delle truppe tedesche e poi da quella degli alleati (1943-1945), che arrecarono non pochi e gravi danni, con la devastazione della platea e degli scenari.
Ma una presenza storico-architettonica così rilevante, che costituisce un altrettanto significativo elemento della tradizione socio-culturale della città, non poteva restare per sempre condannata a una irrimediabile perdita, sicché, per le molteplici e continue sollecitazioni, provenienti da più parti, e per l’impegno degli amministratori, nel 1983 si diede inizio alla lunga e difficile opera di ristrutturazione, sotto l’alta e qualificata direzione dell’architetto Mauro Civita, coadiuvato da valenti esperti, tra i quali l’architetto Marcello d’Anselmo, che restituirono infine alla città il suo splendido “Teatro Garibaldi”, meraviglioso come prima, la cui inaugurazione è avvenuta il 4 marzo 2005.
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1. Quella compagnia venne “senza prima donna, essendosene da qui [da Foggia] licenziata fin da un mese indietro quella che vi era, perché non più piaciuta, così si sta in osservazione sul suo risultato”. Il 3 novembre quando la compagnia rientrò in Foggia giunse “corredata della virtuosa prima attrice signora Gaetana Accenti, che per la sua eccellente voce e grazia senza pari nel ben modularla si rende degna di ammirazione” (ANDREA MARIA VILLANI, il Giornale Patrio, a cura di Pasquale di Cicco, vol. IV, 1941-1953, Claudio Grenzi Ed., Foggia 2009, p. 39 e p. 54).
A cura di Dionisio morlacco



















