Santa Teresa d’Avila e la strategia del Divino negli scacchi

Rubrica – Il gioco degli scacchi



“Il gioco degli scacchi è una metafora ludica del gioco dell’anima… 
dove è Dio che vuole fare scacco mattomediante la sua Regina.

“Nulla ti turbi, nulla ti spaventi, chi ha Dio nulla gli manca. 
Solo Dio basta“.

Partiamo da un dato oggettivo e da una data inconfutabile:
il 1944 è da una proclamazione ufficiale fatta dal Vescovo di Madrid a favore di Santa Teresa d’Avila, quale “Patrona degli scacchisti”.
Santa Teresa non è stata nè la prima è nemmeno l’ultima persona appartenente al clero cristiano che conosceva il “Nobil gioco” e lo usava nelle sue metafore così ben descritte nei suoi vari testi.
Oltre a Santa Teresa sono moltissimi, i sacerdoti, religiosi e religiose, gli alti prelati fino a più di qualche Pontefice (ricordiamo con piacere il “famoso atleta di Dio”, Papa Giovanni Paolo II°) che nel corso dei secoli si sono appassionati al gioco degli scacchi.
Nonostante un’avversione da parte della Chiesa per questa disciplina sportiva iniziata verso il 1061 e conclusasi nel 1513, gli scacchi furono riabilitati da Papa Leone X, da santa Teresa d’Avila e san Francesco di Sales, grazie ai loro scritti, e poi inoltre ci fu anche il clima culturale del tempo a favorire la ripresa del Nobil gioco: l’umanesimo rinascimentale condusse infatti all’affermazione di un ideale di vita in cui «ciascuno potesse esprimere pienamente se stesso e vincere sulla fortuna grazie al proprio intelletto. Gli scacchi dunque, in questo periodo furono paragonati agli studia humanitatis e gli scacchisti agli artisti e letterati del tempo, capaci, con la loro maestria, di dare lustro alle corti dei vari signori.
Oggi se l’ordine dei salesiani ha inserito il gioco degli scacchi tra i vari momenti di gioco e di creatività nelle varie missioni sparse per il mondo, lo deve a San Francesco di Sales, precursore della formazione infantile e giovanile mediante il gioco. Notevole questo suo scritto:
<< San Francesco di Sales nel capitolo XXXI 
“Passatempi e divertimenti e, in primo luogo, quelli leciti e lodevoli” nel suo “Introduzione alla vita devota” del 1608: “I giochi nei quali la vittoria premia e ricompensa la destrezza e l’inventiva del corpo e dello spirito, come il gioco della pallacorda, della palla, della pallamaglio, il gioco della giostra, gli scacchi e altri giochi da tavolino, di natura loro, sono divertimenti buoni e onesti.

Bisogna guardarsi soltanto dagli eccessi, sia per il tempo che vi si spende, sia per il denaro che vi si impegna; se tu vi consacri troppo tempo, diventa un’occupazione, non più un divertimento: non ne traggono giovamento né lo spirito, né il corpo, anzi alla fine ti troverai stordito e stanco.

Dopo che hai giocato cinque o sei ore agli scacchi, ti trovi stanco morto e vuoto nello spirito; se giochi a lungo a pallacorda, non ti diverti, ma ti ammazzi di fatica. Se poi la posta, ossia ciò che si mette in palio, è troppo alta, si altera la serenità dei giocatori. Inoltre, mi sembra un’ingiustizia mettere grossi premi per la destrezza e l’inventiva in cose di così poca importanza, anzi, direi di nessuna utilità, come il gioco.”>>

Mirabile poi è l’interpretazione simbolica nel “Cammino di perfezione” che Santa Teresa d’Avila espone mediante la strategia degli scacchi, leggiamo qualche passo:
                                    CAMMINO DI PERFEZIONE
<< Nel 24° capitolo del Cammino di perfezione, prima redazione del 1566 [io mi riferisco alla quarta edizione Figlie di San Paolo 2012, a cura di padre Luigi Borriello e suor Giovanna della Croce], madre Teresa, rivolgendosi alle suore di clausura nel monastero di San Giuseppe ad Ávila (situata un centinaio di chilometri a nord-ovest di Madrid) dove è la badessa, parla del fondamento dell’orazione, la quale trova il suo compimento nella contemplazione, entrambe orientate all’azione.

In questo capitolo l’Autrice, più che presentare un’interpretazione particolare del gioco degli Scacchi, ne propone un’applicazione assolutamente originale e paradossale (valida non solo per quelle suore…):

«1. Non crediate che tutto questo sia molto, perché vado solo preparando, come si dice, i pezzi sulla scacchiera. Mi avete chiesto di parlarvi del fondamento dell’orazione; io, figlie mie, quantunque Dio non mi abbia condotta per questa strada, perché certo non credo d’avere ancora tali virtù, non ne conosco altro. Credete pure che chi non sa disporre bene i pezzi nel gioco degli scacchi, giocherà male e se non sa fare scacco, non farà neppure scacco matto. Voi certo mi biasimerete perché parlo di un gioco che non esiste né deve esistere in questa casa. Da ciò potete vedere quale madre vi abbia dato Dio, se ha conosciuto anche questa vanità, ma dicono che qualche volta tale gioco sia permesso; a maggior ragione, sarà lecito a noi usarne la tattica, e vedrete come presto, se vi ricorriamo spesso, daremo scacco matto a questo Re divino, il quale non potrà sfuggirci, né lo vorrà.

2. La regina è quella che in questo gioco può dare maggior guerra al re, sia pure col concorso di tutti gli altri pezzi. Ebbene, non c’è regina che costringa il Re divino ad arrendersi come l’umiltà; essa lo fece scendere dal cielo nel seno della Vergine, e con il suo aiuto noi lo attireremo, come per un capello, nelle nostre anime. Credetemi, chi avrà più umiltà, più lo possederà e chi meno, meno; io non riesco a capire, infatti, come ci sia o ci possa essere umiltà senza amore, né amore senza umiltà, né come sia possibile che queste due virtù coesistano senza un gran distacco da ogni cosa creata» (p. 89).
                                              IL CASTELLO INTERIORE
Tratto dal testo “Il castello interiore di Giovanni Tani”.
<<Il punto fondamentale che caratterizza il Re delle “Mansioni” è che egli si degna di abitare al centro del castello, cioè al centro dell’anima. Teresa è fortemente colpita da questo fatto: l’abisso che separa il Creatore dalla creatura è superato dal Creatore stesso che sceglie la creatura come sua abitazione. La notizia data è che Dio, pur essendo un Re così grande e potente, si avvicina a noi, si accomoda a noi: è l’esperienza del Dio Re che diventa anche amico. La trascendenza e l’immanenza sono insieme le caratteristiche dell’incontro con Lui. Dio tratta l’anima da amico e l’accompagna nell’avventura della sua esistenza. C’è una missione che con lui e per lui ella deve compiere. C’è una lotta da portare a termine. C’è una meta da raggiungere. Quale meta? Non dimentichiamo che questa vicenda si svolge nel castello che è simbolo di unione dei desideri. La meta è dunque il centro del castello. La stanza dove abita il Re. Là si realizza l’incontro fra il Re e la dama. Secondo un’espressione che troviamo nel Cammino di perfezione, e che rispecchia la mentalità cavalleresca di Teresa, al centro del castello la dama giunge a dare scacco matto al Re. Secondo la tattica del gioco degli scacchi, è detto che bisogna tendere a dare scacco matto: questo è lo scopo del gioco. Così lo scopo della
preghiera è quello di giungere talmente al centro che il Signore “non ci sfugga”.

Teresa d’Ávila fu beatificata dal papa Paolo V il 24 aprile 1614, canonizzata dal papa Gregorio XV il 12 marzo 1622, proclamata Dottore della Chiesa dal papa Paolo VI il 27 settembre 1970.
Nella chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma si trova il celebre gruppo statuario Estasi (più precisamente: Transverberazione, termine utilizzato nell’ambito della mistica cattolica) di Santa Teresa d’Ávila, in marmo e bronzo dorato, realizzato dal poliedrico artista Gian Lorenzo Bernini intorno alla metà del Seicento, in stile barocco.

Al di là del Bianco e Nero, gli scacchisti – che La desiderano – dispongono di una Protettrice Celeste!

Un ringraziamento da parte mia e di tanti scacchisti che hanno la stessa fede di S. Teresa, e con gratitudine mi corre d’obbligo e lo faccio con piacere nel ricordare una breve descrizione che la stessa S. Teresa ha fatto durante il fenomeno della sua transverberazione.

«Gli vedevo nelle mani un lungo dardo d’oro, che sulla punta di ferro mi sembrava avere un po’ di fuoco. Pareva che me lo configgesse a più riprese nel cuore, così profondamente che mi giungeva fino alle viscere, e quando lo estraeva sembrava portarselo via lasciandomi tutta infiammata di grande amore di Dio. Il dolore della ferita era così vivo che mi faceva emettere dei gemiti, ma era così grande la dolcezza che mi infondeva questo enorme dolore, che non c’era da desiderarne la fine, né l’anima poteva appagarsi che di Dio. Non è un dolore fisico, ma spirituale, anche se il corpo non tralascia di parteciparvi un po’, anzi molto. È un idillio così soave quello che si svolge tra l’anima e Dio, che io supplico la divina bontà di farlo provare a chi pensasse che io mento.»

(Santa Teresa d’Avila, Autobiografia, XXIX, 13)

Sulla scia degli scritti e dei simbolismi a sfondo scacchistico di S.Teresa d’Avila, troviamo gli scritti e l’opera di Massimiliano Maria Kolbe, al secolo Rajmund Kolbe (Zduńska Wola, 8 gennaio 1894 – Oświęcim, 14 agosto 1941), il  << Cavaliere dell’Immacolata Concezione>> fondatore della Milizia dell’Immacolata, ha per sua missione la preghiera, l’azione e sconfinata devozione alla Madre di Dio: era questo l’intento che univa, nell’ottobre 1917, il futuro martire Massimiliano Kolbe ad altri sei confratelli del Collegio Serafico. Una sfida mariana e missionaria al dilagare della massoneria e alle mistificazioni in atto di una certa stampa anticlericale. San Massimiliano Kolbe aveva una piena consapevolezza del ruolo della stampa, spesso propagatrice di errori e di avversione alla fede cattolica. Fondò quindi la rivista Il Cavaliere dell’Immacolata, nonché poi una stazione radio, con il fine di evangelizzare nel nome di Maria. Nei suoi scritti è delineata la lucidissima visione di come debba agire «un missionario della penna». Celebre resta il suo motto:
<<Solo l’amore crea>> e altrettanto la sua esortazione: 
<<«Chi ha Maria per madre, ha Cristo per fratello.»
e infine la sua raccomandazione:
«Rimettiti in tutto alla Divina Provvidenza attraverso l’Immacolata e non preoccuparti di nulla.»

Notarstefano Tommaso

Facebook
WhatsApp
Email
Chi sceglieresti come sindaco per il futuro di Lucera?