RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO:
COMUNICATO STAMPA
Un’iniziativa nata dalla determinazione dell’Associazione culturale Possibili Scenari, dell’APS Libertà Civile, del movimento politico-culturale Progetto Concittadino e del Consigliere comunale di Foggia Antonio De Sabato prende forma con l’affissione di una serie di manifesti urbani nelle città di Foggia e Lucera. Una campagna che non è solo visiva, ma profondamente politica, nel senso più originario e comunitario del termine.
I promotori – Alessio Lusuriello, Mercurio D’Aloia e Vito de Filippis – spiegano così il senso di questa azione: “Abbiamo voluto lanciare un messaggio che partisse dalle parole della nostra gente, per rivendicare l’urgenza di costruire alleanze tra le comunità e immaginare un altro presente, più giusto e consapevole.”

Non slogan, ma detti popolari. Parole tramandate nei mercati, nelle case, nei campi, che oggi tornano a vivere per raccontare ciò che siamo stati e ciò che ancora possiamo essere. “Lucerine mbocaciùcce”, “Dalle e dalle se chieghe pur ‘u metalle”, “Sape fa’, vol fa’ e vol fa fa’” sono espressioni autentiche che parlano della testardaggine visionaria, della resistenza, dell’impegno concreto.
“Non sappiamo se esiste una ricetta per pensare alle nostre città oltre le mancanze” – afferma il consigliere Antonio De Sabato – “ma questi manifesti portano i segni e il significato di parole che esprimono al tempo stesso contraddizioni e virtù, che appartengono alla storia e alla memoria delle nostre comunità.”
Il consigliere comunale ne è convinto: in un mondo che brucia, servono i saperi locali. In una società che si sgretola, servono le relazioni; in un sistema che misura tutto in base alla produttività, serve ricordare che il valore è anche cura, identità, appartenenza.
Lontana da ogni retorica nostalgica, questa iniziativa è un atto di cura verso lo spazio pubblico, un modo per riattivarlo come spazio di dialogo, di riconoscimento, di azione collettiva. È una scossa alle coscienze, un invito all’autocritica, alla partecipazione, alla resistenza quotidiana.
Per questo – sottolineano i promotori – si tratta di un esperimento di politica generativa, che parte da un linguaggio familiare e quotidiano per riaprire uno spazio di possibilità. Un’azione che riafferma che la politica non è spettacolo, ma relazione viva e concreta tra le persone.
Mò è. È il tempo di non accontentarsi. Di non scegliere più il meno peggio. Di non delegare.
Mò è il tempo di ricominciare a parlare con, e non sopra, le persone.
Per questo i promotori lanciano un appello:
<< Scriveteci il detto popolare che meglio rappresenta la vostra comunità. Quello in cui pregi e difetti si tengono insieme, alimentando una tensione positiva verso il cambiamento.
progettoconcittadinofoggia@gmail.com
Perché le parole giuste, dette nel momento giusto, possono essere il primo passo per riconoscersi, smettere di lamentarsi e iniziare a fare.>>
LA POLITICA CHE PARLA LA LINGUA DEL POPOLO
Mo è. Il tempo della scelta.
Segni che parlano. Parole che resistono.
In un tempo in cui la politica sembra lontana, abbiamo scelto di partire da vicino.
Dalle parole che ci portiamo dentro, quelle che ci hanno cresciuti nei vicoli, nei mercati, nelle case dei nostri nonni.
“Lucerine mbocaciùcce – Testardi e visionari.”
“Dalle e dalle se chieghe pur ’u metalle – Foggia resistente.”
“Sape fa’, vol fa’ e vol fa fa’ – L’impegno è nei fatti.”
Questi detti popolari non sono folklore. Sono linguaggio vivo. Sono specchi sinceri.
Li abbiamo scelti perché raccontano ciò che spesso viene dimenticato: la dignità di chi non si arrende, la forza del dubbio, la verità del fare, la tenacia collettiva che ogni giorno modella un futuro diverso.
Con questi manifesti non vogliamo convincere, vogliamo ascoltare.
Non celebriamo e non giudichiamo.
Proviamo a riconoscere ciò che già c’è: una comunità che resiste, che discute, che immagina. È da questo che può ripartire ogni cambiamento vero.
Dalla relazione. Dal linguaggio. Dal coraggio di nominarci per ciò che siamo, senza maschere. Foggia e Lucera non sono “da salvare”.
Sono già in cammino.
A volte serve solo una parola giusta per tornare a crederci.
Questa non è una campagna elettorale.
È un invito a rimettere in circolo il senso di appartenenza.
A tornare a parlare con e non su le persone.
Perché la politica non è uno spettacolo: è lotta quotidiana, ascolto, è comunità



















