
LUCERA – A quasi trent’anni da uno dei delitti più sconvolgenti della Capitanata, la storia di Nadia Roccia torna a essere raccontata sul grande schermo con “Migliori amiche”, il nuovo lavoro del regista lucerino Luciano Toriello.
Il docufilm ripercorre la vicenda della giovane, uccisa a Castelluccio dei Sauri nel 1998, e il lungo percorso investigativo e giudiziario che seguì quel delitto. Al centro del racconto ci sono anche le due ragazze che all’epoca erano legate a Nadia da una stretta amicizia, Mariena Sica e Annamaria Botticelli.
Il film prova ad andare oltre la semplice ricostruzione dei fatti, interrogandosi sulle dinamiche psicologiche che possono aver accompagnato una vicenda tanto drammatica. Tra le ipotesi prese in considerazione all’epoca ci furono anche la cosiddetta “follia a due”, legata alla condivisione di un’idea delirante all’interno di un rapporto molto stretto, e il delirio monotematico, caratterizzato dalla presenza di una convinzione patologica concentrata su un unico tema.
Toriello sceglie così di riportare l’attenzione sulla storia di Nadia attraverso documenti, testimonianze e materiali dell’epoca, cercando di ricostruire non soltanto ciò che accadde, ma anche il contesto umano e sociale nel quale maturò il delitto.
Particolarmente significativo il recupero di immagini dell’incidente probatorio del 1998, materiale rimasto per anni lontano dal grande pubblico e oggi inserito nel percorso narrativo del film insieme ad altri documenti e testimonianze.
“Migliori amiche” sarà al cinema dal 27 agosto, portando sul grande schermo una vicenda ancora oggi capace di interrogare e lasciare aperte domande sulla natura dei rapporti umani, sulla fragilità e sui meccanismi che possono condurre alla tragedia.
Un nuovo progetto per Luciano Toriello, regista lucerino che torna a confrontarsi con una storia profondamente legata alla memoria della Capitanata.



















