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L’illusione dorata | Ciechi di fronte ai miliardi e sordi alle guerre: se la felicità costa troppo, la saggezza abita in un villaggio

di Maria Colagrossi

C’è un contrasto stridente che attraversa il nostro tempo. Un divario potente che non è figlio di oggi, ma che abita la storia dell’uomo da sempre. Da un lato i riflettori dorati dei Mondiali di calcio appena conclusi, specchio di un’opulenza capace di bruciare miliardi di euro per il rimbalzo di un pallone; dall’altro, il fragore cupo di guerre che continuano a insanguinare i confini globali, distruggendo il futuro in nome del potere. E in mezzo, sospeso in un tempo tutto suo, un gruppo di bambini in un villaggio di terra battuta.

Nessuna colpa specifica, nessun dito da puntare. È la fotografia di una disparità millenaria, colpa di tutti e di nessuno, che divide il mondo tra chi ha troppo e chi non ha nulla. Ma è proprio da questo scenario che parte un filo invisibile e resistentissimo, che trova un ancoraggio sicuro a Lucera, nella sede di Via Federico II n. 35 dell’associazione L’altro Mio Figlio ETS.

I bambini ritratti nella foto non stanno guardando un maxischermo. Non indossano scarpini firmati. Eppure, nei loro sguardi non c’è sconfitta, ma l’attesa dignitosa di chi impara presto a dare valore a ciò che conta davvero. L’insegnamento più grande che questa immagine ci rimanda, e che i volontari lucerini portano avanti, è uno schiaffo alla nostra quotidianità: la necessità di essere saggi nei confronti dei soldi. Abbiamo trasformato il denaro nel fine ultimo delle nostre esistenze, confondendolo drammaticamente con la felicità.

Questa istantanea ci dice il contrario. Il denaro deve tornare a essere unicamente un mezzo: uno strumento utile per costruire, curare, istruire e accorciare le distanze tra due mondi che non dovrebbero essere così lontani.

Un ponte tra Lucera e il mondo

Questa provocazione culturale si traduce in azione pura. L’associazione opera a Lucera interamente tramite il volontariato, senza dipendenti, abbattendo i costi per far arrivare ogni singolo centesimo a destinazione. Le sue attività si articolano su un doppio binario, unendo l’assistenza locale alla cooperazione internazionale.

Sul fronte globale, il sodalizio gestisce programmi di adozione a distanza e aiuti umanitari in paesi feriti come Perù, Burkina Faso, Camerun, Kenia, Monzabico, Etiopia, Brasile, Venezuela, India e Guinea Bissau. Nel Nord-est del Brasile, precisamente nel Maranhão, ha fondato e sostiene ben 4 scuole per garantire l’istruzione ai minori delle aree più povere, offrendo supporto anche ai rifugiati venezuelani a Pacaraima, sul confine di frontiera.

Allo stesso tempo, l’associazione non dimentica le fragilità della propria terra. A Lucera supporta i nuclei familiari in stato di grave indigenza, operando come partner del Banco Alimentare per la distribuzione dei beni di prima necessità. Una solidarietà che si fa comunione d’intenti anche attraverso l’iniziativa pasquale “Un dolce che fa bene”, che vede la distribuzione di uova artigianali realizzate in collaborazione con i ragazzi del centro sociale locale I Diversabili ODV ETS, o tramite la partecipazione attiva a storiche reti di beneficenza cittadine e raccolte fondi come Telethon.

La scelta di campo

La risposta di Lucera a questo squilibrio globale non sta dunque nella retorica, ma nei fatti. Sostenere l’operato de L’altro Mio Figlio ETS significa fare una scelta di campo precisa.

Significa decidere che quel mezzo economico, spesso sprecato nel superfluo delle nostre giornate, possa trasformarsi in un pasto, in un libro o in un presidio medico.

Non salveremo il mondo intero e non cancelleremo secoli di disuguaglianze con un click, ma possiamo decidere da che parte stare.

Possiamo scegliere di guardare il portafogli con la saggezza di chi sa che la felicità non si deposita in banca, ma si legge, fortissima, negli occhi di un bambino che riceve protezione.

Per info e sostegno:

  • Telefono: 333-7070314
  • Email: laltromiofiglio@tiscali.it
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