Riceviamo e pubblichiamo:
LETTERA APERTA A FABRIZIO E LUCIANO
Cari Fabrizio e Luciano,
permettetemi di scrivervi come ad un amico lontano che vi segue come può sebbene viva stabilmente a Lucera nel giorno in cui si festeggia la Repubblica ed in nome dell’articolo 9 della nostra Costituzione La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecniche.
Viviamo tempi bui di guerre a pochi passi da noi, Gaza e Kiev non sono un altrove ma sono qui a ricordarci che camminiamo su una linea sottile di fragilità che solo la cultura -nel suo senso più ampio- può rendere salda. La cultura della pace e dei diritti, la cultura della solidarietà e della coesione sociale. Ho sempre pensato che dirsi colti non si misura da quanti libri abbiamo letto o da quanti musei abbiamo visitato, ma da quanto teniamo alla crescita della comunità in cui viviamo o abbiamo scelto di vivere.
Abbiamo radici comuni che ci legano, questa terra dannata in cui mancano reali politiche culturali e che si affida alle lodevoli iniziative “private” ma slegate tra loro ed è in nome di questeradici saldissime che vi chiedo di tornare ad occuparvi della crescita culturale di questa città.
Luciano, grazie per aver riaperto la Sala Paisiello -fucina di talentie pietra d’inciampo- e mi scuso per non averla frequentata in mesi abbastanza complicati per me, è un inizio per riappropriarsi degli spazi.
Fabrizio, il Teatro Garibaldi è chiuso da due anni e non abbiamo notizie di tempi certi sulla sua riapertura ed è un vuoto assordante, lo stesso che è riecheggiato la scorsa estate in Anfiteatro. Erano belle le sere d’estate in platea a curare l’anima con Servillo e Marco Paolini, come era bello farsi trascinare dalla furia pasoliniana di Lino Musella su un palchetto in velluto rosso.
Torneranno quei tempi, ne sono certa. Tornerà il tempo in cui diremo: stasera si va a teatro! Tornerà il tempo di onorare quell’articolo 9 della Costituzione fortemente voluto dalle Madri e dai Padri Costituenti perché solo la cultura salva le anime e ne abbiamo tutti un gran bisogno.
Un abbraccio largo e fraterno,
Lucilla Calabria



















