Riceviamo e pubblichiamo:
Poi piangiamo i figli morti
Qualche giorno fa, a Lucera, percorrevo via Foggia in direzione Foggia. Arrivato all’altezza del supermercato MD, ho svoltato a destra in via Ciampi, strada a senso unico.
Appena imboccata la via, mi sono trovato davanti un’auto che procedeva contromano. L’impatto frontale è stato evitato solo perché, conoscendo purtroppo l’abitudine di molti a percorrere quella strada nel senso sbagliato, entro sempre a bassissima velocità.
L’auto che arrivava di fronte era una di quelle minicar, con a bordo due ragazzi minorenni. Procedevano contromano e non sembravano nemmeno rendersi conto della gravità della situazione. Ho fatto loro segno di fare retromarcia. All’inizio esitavano, ridevano, quasi come se fosse una sciocchezza. Nel frattempo, dietro di me si era già formata una coda di auto.
Alla fine hanno fatto retromarcia. E per fortuna è finita lì.
Ma oggi è andata bene. La prossima volta?
Quei ragazzi forse non hanno capito che, a quella velocità, in caso di impatto frontale contro un’auto più grande e pesante, avrebbero potuto farsi molto male. O peggio.
E allora la domanda è inevitabile: i genitori dove sono?
Prima di mettere in mano ai figli monopattini, biciclette, motorini, minicar o qualsiasi altro mezzo, ci si assicura davvero che conoscano e rispettino il Codice della strada? Si spiega loro che la strada non è un gioco, che una bravata può trasformarsi in tragedia in pochi secondi?
Perché poi, quando succede l’irreparabile, piangiamo. Ci disperiamo. Cerchiamo colpe ovunque.
Ma la prevenzione comincia prima: in famiglia, nell’educazione, nel controllo, nell’esempio.
Un figlio non si protegge solo comprandogli un mezzo. Si protegge insegnandogli il rispetto delle regole, degli altri e della propria vita.
Oggi è andata bene.
La prossima volta potrebbe non andare così.
Garry Virgilio STERI



















