Io boomer sopravvissuta al tasto Rec.

C’è qualcosa di profondamente universale nei ricordi che legano una generazione alla propria musica. In questo racconto autentico e ironico, una “boomer” ci accompagna in un viaggio tra audiocassette, dance anni ’90 e piccoli momenti di connessione con sua figlia.

Un articolo che fa sorridere, riflettere e – perché no – anche ballare un po’, ricordandoci che certe emozioni non hanno età.

Buona lettura!

Io boomer sopravvissuta al tasto Rec.

Mia figlia ha 22 anni. Io?… io qualcuno in più,… ma poiché non sono mai stata una precisa, non so dire con esattezza quanti anni ho. So con certezza che appartengo alla generazione che ha avuto il privilegio di vivere quel meraviglioso decennio musicale dance 80-90, con le sue mode e i suoi mood.

La musica… è partito tutto da là.

Sì, perché io di mattina ballo! Lo faccio mentre rifaccio il letto, mentre carico la lavastoviglie tra il caos in cucina della sera prima, lo faccio tra i pensieri che non mi danno tregua, perché la musica per un po’ mi anestetizza.

Lo faccio con una musica che arriva da lontano, quando avevo l’età e i sogni di mia figlia, quando nessuno sapeva ancora cosa fosse uno smartphone o Spotify.

La mia dance mattutina è fatta di brani anni 90, senza autotune, senza troppe pretese, se non quella di fare muovere le gambe.

Ieri mattina ho lanciato “show me love” a palla, ed io intenta nel cambio lenzuola, ho improvvisato un balletto sul pouf,… in mano una federa e contorsioni da pseudo cubista dei poveri.

È proprio in quel momento che mia figlia irrompe in camera, gli occhi spalancati, lo sguardo di chi sta assistendo ad un trattamento tso

“Mamma ma tuttapo’??”

Con un balzo semifelino salto giù dal pouf e le dico che sì… è tutto a posto… che quella è la mia musica, la musica della mia discoteca, che un tempo ascoltavo da un’audiocassetta.

Questa parola la stranisce ancora di più!!

Ride a crepapelle…

“Mammaaaa stai bene??? Cos’è sta cosa? Sta audiocassetta?”

No, mi dico!

Non è possibile che mia figlia non debba conoscere di cosa parlo.

Scendo giù in tavernetta, da uno scatolone ne prendo una al volo, c’è scritto su “musica per i miei 18 anni”, torno su. Lei è ancora lì, visibilmente preoccupata, come chi sta riflettendo se provvedere ad una cura psichiatrica per sua madre.

“Ecco amore mio, questa è un’audiocassetta!”

La prende in mano, la gira, la odora…

“e su sta cosa, c’è musica??.. mamma non capisco!”

Ha ragione!

Come faccio a spiegarle che lei vive in un tempo veloce, in un tempo di video e reel di pochi secondi, di pensieri condivisi in vocali whatsapp di 1 minuto?

Come posso spiegarle che io invece ho vissuto un tempo lento, aspettando per ore, a volte giorni, un brano alla radio e dovevo essere un fulmine a premere il tasto Rec, ed altrettanto fulminea dovevo essere a stoppare per evitare voci e pubblicità?

Come le spiego che dovevo avere sempre una bic a portata di mano per riavvolgere il nastro che si attorcigliava sempre, e che il top della mia tecnologia era premere il tasto rewind?

No, mi sa che non è possibile. Rinuncio.

L’indomani rifaccio i letti suon di “free from desire” nella medesima modalità a palla.

Mia figlia entra in stanza e anche stavolta ride, ma non di me, …ora ride con me!

E sempre ridendo improvvisiamo il duo più comico della storia sul pouf-cubo della mia camera da letto.

Il brano finisce, .. siamo sudate, sorride e mi fa:

“È figa la tua musica!”

Chissà… forse anche senza spiegazioni ha capito che certe emozioni non si cancellano, ma si raccontano e si tramandano a passo di danza.

Gemma 

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