Incendio alla Fortezza, la richiesta di fare piena luce sulle responsabilità

Riceviamo e pubblichiamo

INCENDIO ALLA FORTEZZA SOTTO LA LENTE DELLA MAGISTRATURA

Quando avvengono danni così gravi, la legge stabilisce chiaramente che i magistrati non devono solo cercare i piromani che hanno appiccato il fuoco. Il codice penale obbliga a verificare anche le colpe del Comune. Esiste infatti un principio legale molto chiaro: se un ente pubblico ha il dovere di proteggere un territorio e non fa nulla per evitare un pericolo prevedibile, ne è responsabile tanto quanto chi ha causato il danno. Per questo la Procura ha il dovere di accertare se l’amministrazione abbia fatto finta di nulla o abbia ritardato i controlli.

I regolamenti della Regione Puglia parlano chiaro: entro il 15 giugno tutti i lavori per prevenire gli incendi, come tagliare l’erba secca e pulire il sottobosco, dovevano essere completati. Questo obbligo non vale solo per i privati, ma anche per il Comune, che deve ripulire i propri terreni e i parchi pubblici.

L’ordinanza del Comune contro gli incendi è stata invece firmata la mattina di venerdì 12 giugno, pochissime ore prima che scoppiasse il grande rogo. Per questo motivo la magistratura dovrebbe chiarire se questo provvedimento sia arrivato troppo tardi per ripulire davvero i pendii della collina.

Gli inquirenti dovranno analizzare anche perché l’amministrazione abbia aspettato l’ultimo momento, soprattutto perché il 5 giugno c’era già stato un primo principio d’incendio vicino alla Fortezza. Quel primo fuoco era un chiaro segnale d’allarme che avrebbe dovuto spingere a proteggere subito le mura storiche, evitando di rimanere a guardare.

Il Comune di Lucera ha comprato nel 2024 un drone speciale per sorvegliare il territorio e scoprire subito i focolai. Tuttavia, per legge, questi droni professionali non volano da soli: serve personale qualificato e con un patentino speciale. In più, questi mezzi hanno batterie che durano poco e vanno cambiate continuamente. Per garantire un controllo h24 nei mesi più caldi, il Comune avrebbe dovuto organizzare dei turni continui con più operatori abilitati, chiedendo aiuto anche ai ragazzi del Servizio Civile o alle associazioni di volontariato. Il giorno del disastro questo coordinamento è mancato, il drone non era in volo e non è servito a nulla. Le perizie della Procura dovranno chiarire se l’erba alta e l’incuria abbiano fatto da combustibile e se le barriere tagliafuoco fossero a norma.

Non possiamo più permetterci di inseguire le emergenze. Se negli ultimi anni l’amministrazione si fosse attivata per sbloccare i soldi che aveva già a disposizione, questo disastro si poteva evitare. Per la tutela del versante della Fortezza esisteva uno stanziamento di ben 3 milioni di euro, a cui si erano aggiunti altri 464 mila euro (Fondo Sviluppo e Coesione – FSC), rimasto congelato per anni a causa della burocrazia. A questo si aggiunge un altro gravissimo ritardo: il milione e 150 mila euro stanziati dal Fondo del Ministero dell’Interno per la Rigenerazione Urbana (poi confluito nel PNRR) specificamente per gli interventi sul bosco e la cura della Villa Comunale. Questo finanziamento è stato assegnato al Comune di Lucera a dicembre 2021, ma a distanza di oltre quattro anni è incredibilmente ancora bloccato al palo per intoppi burocratici.

Risorse immense che, se spese in tempo, avrebbero permesso di ripulire e mettere in sicurezza in modo strutturale l’intero polmone verde cittadino prima che l’incuria creasse le condizioni perfette per il disastro. Comprare droni serve solo se c’è un monitoraggio costante, ma la tecnologia non serve a nulla se i milioni per curare i nostri boschi urbani restano bloccati sulla carta. Spetta ora alla magistratura stabilire se ci siano stati ritardi o omissioni, ed è un dovere di tutta la comunità pretendere immediata trasparenza sulla sicurezza del nostro territorio.

Rosalia Nappa

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