Riceviamo e pubblichiamo:
Questo articolo vuole essere un breve tributo a Charles Robert Redford Jr. nato a Santa Monica, il 18 agosto 1936 e morto a Provo(Utah USA), il 16 settembre 2025. Aveva 88 anni. Questo mio scritto rappresenta un elogio a questa “leggenda” di Hollywood, perché è stato un attore talentuoso, un regista versatile e un produttore che ha segnato la storia del cinema mondiale. La notizia della sua scomparsa chiude un capitolo lungo decenni, fatto di ruoli indimenticabili, impegno civile e una carriera che lo aveva reso uno dei volti più amati e rispettati al mondo.
Numerosi sono stati i film che ha interpretatocome attore e fatto come regista e produttore. Cito qualcuno per ravvivare la nostra memoria:
La Stangata (1973) lo vede per la seconda volta a fianco di Paul Newman (dopo il premiatissimo Butch Cassidy di quattro anni prima)
I tre giorni del Condor film del 1975.
Brubaker, film del 1980.
La mia Africa. film del 1985.
L’uomo che sussurrava ai cavalli, film del 1998.
Il castello (The Last Castle) film del 2002.
Le nostre anime di notte, film del 2017.


Gli scacchi e Robert Redford
L’ultima apparizione di Robert Redford è stata con una battuta ironica a sfondo scacchistico, risale al marzo di quest’anno (2025), quando aveva sorpreso il pubblico comparendo in un cameo nella serie americana Dark Winds. Dopo sei anni lontano dalle scene, Redford era riapparso sullo schermo in una breve sequenza girata in una cella della polizia tribale Navajo, accanto allo scrittore George R. R. Martin. Per circa mezzo minuto lo si era rivisto in azione, nei panni di un detenuto che gioca a scacchi, sotto lo sguardo del protagonista Zahn McClarnon.


Nella scena, Redford e Martin interpretano due prigionieri che si fronteggiano in una partita di scacchi. A un certo punto, l’attore pronuncia la battuta: “George, the whole world’s waiting. Make a move.-
George, il mondo intero ti sta aspettando. Fai una mossa! ”
L’ultima battuta di Redford, quindi, è stata un saluto perfettamente in linea con la sua carriera: un mix di ironia, intelligenza e capacità di sorprendere, che lo consacra definitivamente come una leggenda del cinema. Alla notizia della sua morte, il mondo del cinema ha reso omaggio alla sua grandezza. Artiste come Meryl Streep e Barbra Streisand lo hanno definito “uno dei più grandi attori di sempre”.
A me piace ricordarlo come protagonista di due film importanti:
1. Brubaker, film del 1980.
2. Il castello (The Last Castle) film del 2002.
In entrambi i film Robert veste i panni del protagonista, incarna il “Cavaliere bianco senza paura” con una missione da compiere:
difendere gli ultimi e i diseredati di questa Società Capitalistica sempre più impegnata ad accumulare ricchezze; a contrastare la corruzione e le ingiustizie che pesano come macigni sulle spalle dei prigionieri, che in entrambi i due film vengono oppressi e vessati dai prepotenti e violenti fino a farli perdere la propria dignità di persone.
Robert Redford non era solo una leggenda del cinema. È stato l’attore che meglio ha capito la connessione tra scacchi e il grande schermo.
Nel film “L’ultimo castello” (2001), Redford ha interpretato il generale Eugene Irwin, un ufficiale militare d’élite condannato per insubordinazione e mandato in un carcere di massima sicurezza.
Qui si accorge che i detenuti sono maltrattati e usati come schiavi, e che la corruzione e la crudeltà dell’amministrazione del penitenziario è senza scrupoli, commette crimini indicibili verso i prigionieri……
A questo punto lo spirito libero del generale E. Irwin si ribella.
Ed ecco che ha un’idea grandiosa: usa gli scacchi come arma psicologica,
per rianimare i prigionieri, facendoli partecipi del suo piano d’azione
per far uscire alla luce le malefatte della Direzione del Penitenziario e farlo decadere dal suo mandato.
UNA METAFORA PERFETTA:
Mentre i prigionieri giocano a giochi casuali, il generale Irwin vede qualcosa di più profondo. Ogni pezzo sul tabellone rappresenta una gerarchia militare. Ogni mossa, una strategia di guerra. Gli scacchi diventano il campo di allenamento mentale per la sua ribellione contro il corrotto colonnello Winter.
IL GENIO DI REDFORD:
Non aveva bisogno di essere un grande maestro per trasmettere l’essenza degli scacchi. Le sue scene di gioco sono studi sulla concentrazione, la pazienza strategica e la leadership silenziosa. Ogni mossa che fa sullo schermo riflette il suo piano di prendere il controllo della prigione.
UNA LEZIONE CINEMATOGRAFICA:
Redford ha dimostrato che gli scacchi nel cinema non sono solo un gioco decorativo. È uno specchio dell’anima del personaggio. Il modo in cui muovi i pezzi rivela chi sei veramente.
PERCHÉ È INDIMENTICABILE:
In un’epoca in cui i film d’azione sono esplosioni senza cervello,
“The Last Castle” ha dimostrato che la vera tensione è nella mente. In quelle scene in cui Redford studia la scacchiera, pianifica ogni mossa come se si trattasse di una vera e propria operazione militare.
E’ il finale è davvero spettacolare, pieno di epicità e di atti di eroismo da parte di tutti i prigionieri e del generale a 3 stelle E. Irwin, che ha dato slancio e ha ridato quella dignità di esseri umani a quelle persone che sembravano rassegante al loro infame e triste destino. Non a caso nel gioco degli scacchi si dice che nessun castello può avere due Re. E la frase finale del generale E. Irwin (Redford) è una promessaprofetica che si avvera, mantenuta con tanto di fede e di maestria che solo i Grandi Maestri della scacchiera possiedono, grazie alla loro sapienza e lungimiranza strategica:
“ COLONNELLO STO PRENDENDO lL COMANDO DELLA SUA PRIGIONE”.
Per chi vuole saperne di più su questo film e per vedere diverse immagini può cliccare su questo link: https://amblin.com/movie/the-last-castle/
Notarstefano Tommaso



















