La Sempreverde.
Il termine Sempreverde è un aggettivo qualificativo e romantico.
Indica qualcosa che nonostante il passar del tempo resta per forma o genere sempre dello stesso colore, della stessa bellezza e grandezza.
Indica un valore estetico ma anche fisico e artistico, è poiché il “Nobil gioco” fa parte dell’Olimpo dell’arte allora ecco che la storia ci consegna una partita di grande valore estetico e di impareggiabile maestria basata sulla sensazione estetica che nasce direttamente dall’esattezza e dalla precisione del gioco. Stiamo parlando della famosa partita Anderssen – Dufresne, la così detta “Sempreverde”, alla mossa 19 Anderssen, che giocava con il bianco, esegui la tanto celebre mossa 19.Tad1, che gli permise di realizzare una delle più belle e spettacolari combinazioni della storia degli scacchi. Analaisi molto posteriori sembrano dimostrare che il Nero disponeva di una difesa ( 19… Tg4) che gli avrebbe assicurato almeno la patta. E si dà il caso che se il Bianco, invece di 19. Tad1… avesse giocato 19. Ae4! Mossa fortissima ma prosaica, avrebbe vinto facilmente. Incontriamo qui un problema interessante: se Anderssen avesse giocato la mossa migliore, quella vincente, la partita sarebbe passata senza infamia e senza lode mentre, effettuando una mossa forse meno corretta, creò un’opera d’arte imperitura. Emmanuel Lasker, colui che scopri la difesa 19… Tg4, fece al riguardo una riflessione memorabile:
“ E’ naturale che Anderssen preferisse 19. Tad1, a 19. Ae4; quella era la mossa di un artista, questa quella di un macellaio”.
Come tante altre diventate pietre miliari della storia degli scacchi, questa partita fu informale. Il nome deriva da una considerazione di Wilhelm Steinitz, che definì la partita come “sempreverde nella corona d’alloro di Anderssen”. Il vocabolo tedesco Immergrün (sempreverde) usato da Steinitz in realtà si riferisce ad una specifica pianta sempreverde, la pervinca. Nella traduzione francese, “La toujours jeune” (“La partita sempre giovane”) il senso simbolico della definizione di Steinitz risulta più chiaro.
LA PARTITA
1.e4 e5 2.Cf3 Cc6 3.Ac4 Ac5 4.b4
Questo è il “Gambetto Evans”, un’apertura popolare nel XIX secolo ed in certe occasioni riproposta di recente. Il bianco rinuncia a del vantaggio materiale per guadagnare un vantaggio di sviluppo dei pezzi.

4…Axb4 5.c3 Aa5 6.d4 exd4 7.0-0 d3?! 8.Db3!?8…Df6 9.e5 Dg6; 10.Te1! Cge7 11.Aa3 b5?!12.Dxb5 Tb8 13.Da4 Ab6; 14.Cbd2 Ab7 15.Ce4 Df5? 16.Axd3 Dh5 17.Cf6+!? gxf6 18.exf6 Tg8 19.Tad1 Dxf3?; 20.Txe7+! Cxe7;
21.Dxd7+! Rxd7 22.Af5+ 22…Re8 (22…Rc6 perde per 23.Ad7 scacco matto) 23.Ad7+ Rf8 24.Axe7# 1-0 (23…Rd8 subisce matto da 24.Axe7# o 24.fxe7#)
Grazie agli scacchi ho temprato il mio carattere, perché questo gioco ci insegna ad essere obiettivi. Non si può diventare un Grande Maestro se non si impara a conoscere i propri errori ed i propri punti deboli, così come nella vita. (A.Aleckine)
Tommaso Notarstefano



















