Il condominio non è un regno: la denuncia contro la prepotenza quotidiana

Riceviamo e pubblichiamo:

Gentile Direttore,

scrivo queste righe spinta da un senso di giustizia che non può più restare soffocato tra le mura di un condominio. In una comunità civile, il rispetto delle regole e del prossimo dovrebbe essere la base della convivenza; eppure, nel mio palazzo, assistiamo quotidianamente alla recita di un “piccolo dittatore” che scambia la proprietà privata per un regno personale dove tutto è concesso.

Parlo di quella prepotenza ostentata, CHE NON SI FERMA davanti a nulla, nemmeno davanti alle più elementari norme di buona educazione.

Il primo palcoscenico di questa arroganza è il parcheggio condominiale. C ‘è chi vive con la convinzione che l’asfalto comune sia un’estensione del proprio salotto, parcheggiando sistematicamente in modo da ostacolare gli altri, ignorando le regole di civiltà e occupando spazi non dovuti con una sfacciataggine che lascia attoniti. Ogni volta che quell’auto viene lasciata “a modo proprio”, il messaggio è chiaro: “IO faccio quello che voglio e di voi  non mi importa nulla”. E’ un abuso  di potere silenzioso, ma visibile a tutti.

Ma la prepotenza non si ferma solo al cemento del marciapiede, entra fin dentro le mura, arrivando a bloccare persino l’ascensore, non c’è riguardo per chi è carico di borse di spesa, ha già occupato l’ASCENSORE ED è IN PARTENZA, o chi semplicemente, avrebbe diritto di usare un servizio comune senza dover subire i capricci, dispetti, frustrazioni che ne abusa per pura voglia di prevaricazione.

E quando si prova, con estrema civiltà, a far notare che esistono delle regole? La risposta è sempre la stessa: INSULTI, TONI AGGRESSIVI, PREPOTENZA E VIOLENZA VERBALE che serve solo a coprire una profonda insicurezza. Chi insulta per avere ragione non è una persona forte, è solo un individuo che ha smarrito il senso del vivere civile e che usa l’aggressività come scudo per la propria maleducazione.

Chi si comporta così confida nel silenzio e nell’esasperazione altrui, sperando che, per “quieto vivere”, tutti continuino ad abbassare la testa.

Ebbene, quel silenzio oggi si rompe. Chi compie questi atti deve sapere che ogni insulto gridato, ogni manovra prepotente nel parcheggio e ogni sgarbo in ascensore sono stati visti e registrati dalla coscienza di chi gli vive accanto. La vera giustizia inizia quando il prepotente capisce che non fa più paura, ma provoca solo una profonda tristezza per la sua miseria umana.

La convivenza non è un ring, e un condominio non è un feudo. E’ ora che chi pensa di essere il “padrone” torni a essere, molto più umilmente, un semplice cittadino tra i cittadini.

Lettera Firmata

Risposta della Redazione

Gentile Lettrice,
la ringraziamo per aver condiviso la sua testimonianza, che racconta con efficacia una situazione purtroppo diffusa in molte realtà condominiali.

Le dinamiche che descrive – dall’uso scorretto degli spazi comuni agli atteggiamenti aggressivi – evidenziano quanto sia fragile, talvolta, l’equilibrio del vivere civile. Il rispetto reciproco non è un optional, ma la base indispensabile di ogni comunità, anche quella più piccola come un condominio.

Il suo invito a non restare in silenzio è particolarmente significativo: portare alla luce questi comportamenti può contribuire a creare maggiore consapevolezza e senso di responsabilità.

Ci auguriamo che la sua riflessione possa stimolare un confronto costruttivo e favorire una maggiore attenzione al rispetto delle regole e delle persone.

La Redazione

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