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Eccellenze lucerine a cura di Dionisio Morlacco – Profili biografici: Gaetano GIFUNI

        Figlio dell’avvocato e storico Giambattista Gifuni e di Concetta De Nicola nasce a Lucera il 25 giugno 1932. La sua educazione in famiglia si ispira ai valori risorgimentali e a quelli cattolici e liberali, che gli trasmettono il nonno avv. Gaetano (già allievo di Francesco De Sanctis e consigliere provinciale nel 1914) e il padre (dal 1930 direttore della Biblioteca Comunale “R. Bonghi”). Compiuti con onore gli studi superiori nel glorioso liceo “Ruggero Bonghi” (1950) – splendidamente diretto dal preside Pasquale Soccio -, ove più volte è premiato per l’ottimo profitto, e conseguita brillantemente, col massimo dei voti e la lode, la laurea in giurisprudenza all’Università “La Sapienza” di Roma (novembre 1954), con una eccellente tesi in diritto commerciale,1 con gli eminenti docenti Vincenzo Arangio-Ruiz, Giuseppe Ugo Papi, Arturo Carlo Jemolo, Giovanni Leone, Alberto Asquini, Filippo Vassalli, Tommaso Perassi, Gabriele Pescatore e Giuseppe Santoro Passarelli, viene assunto (1955) nell’Ufficio studi dell’Unione Italiana delle Camere di Commercio; in seguito, come vincitore di una borsa di studio, passa a svolgere la sua attività presso la Confederazione Generale dell’Industria Italiana (1956-58), ove acquista una preziosa esperienza sia nell’adempimento della legislazione sociale che in quello economico. Il 1° gennaio 1959, come vincitore di concorso pubblico nazionale per titoli ed esami, entra a far parte dell’Amministrazione del Senato della Repubblica e presta servizio presso l’Ufficio studi e la Giunta delle elezioni. Nel 1964 dal Segretario Generale Nicola Picella riceve il delicato incarico di Segretario della Commissione Parlamentare di inchiesta sul disastro del Vajont, indi è chiamato a far parte dell’Ufficio di Segreteria dell’Assemblea, dove presta la sua opera dal 1965 al 1975, svolgendo contemporaneamente le funzioni di assistente del Segretario Generale dr. Franco Bezzi. Nel 1971, promosso Consigliere Parlamentare, è preposto all’Ufficio Affari generali. Il 26 giugno 1975 dal Consiglio di Presidenza del Senato, presieduto da Giovanni Spagnolli, è nominato all’unanimità Segretario Generale della Presidenza del Senato – la sua nomina è caldeggiata da Amintore Fanfani e da Giovanni Leone, e sarà il più giovane funzionario eletto in quella carica -, ove rimane per diciassette anni al fianco dei presidenti Amintore Fanfani, Giovanni Spagnolli, Tommaso Morlino, Vittorino Colombo, Francesco Cossiga e Giovanni Malagodi, dei quali diventa prezioso e discreto “consigliere costituzionale”; nel VI Governo Fanfani (17 aprile-28 luglio 1987) viene chiamato a ricoprire l’incarico di Ministro senza portafoglio per i rapporti con il Parlamento e, dopo questa breve parentesi governativa, tornato a capo dell’amministrazione del Senato, dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro è nominato Segretario Generale della Presidenza della Repubblica (28 maggio 1992), prestigiosa carica che gli sarà confermata (18 maggio 1999) dal successivo Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi; nel contempo entra a far parte del Consiglio di Stato (1992-2007). Nel 2006 (15 maggio), alla vigilia dell’insediamento del nuovo Capo dello Stato Giorgio Napolitano, rinunzia al suo incarico, ma è nominato Segretario Generale emerito, in riconoscimento “della dignità, dell’efficienza e della competenza con le quali, per 14 anni, ha svolto le funzioni di Segretario Generale della Presidenza della Repubblica”.2  

       Come servitore dello Stato (civil servant) e profondo conoscitore delle leggi e del Parlamento, si riconosce moltissimo nello Stato, “inteso come sistema di leggi, regolamenti, rigore” (Massimo Franco), e si dimostra talmente accorto e riservato da essere soprannominato “Prudenziano” o “Pa-rolina”, per le sue qualità della prudenza e della grande conoscenza del sistema costituzionale, che, se lo rendono potente consigliere, apprezzato dai presidenti della Repubblica, pure gli procurano l’alta considerazione degli ambienti della politica. Egli “riteneva, infatti, che il funzionario pubblico – ed in particolare quello che ricopriva ruoli apicali – dovesse mantenersi nel più assoluto riserbo, che non dovesse avere posizioni personali che lo ponessero in contrasto con le scelte politiche che si venivano assumendo, che dovesse sempre mantenersi assolutamente fedele alla dirigenza politica della istituzione, razionalizzandone (o tentando di razionalizzare) in pubblico le scelte, anche se non condivise” (Damiano Nocilla). “Uomo limpido e libero non si faceva né intimidire né distrarre dal potente di turno” (Carla Nespolo).

      Con la sua forte e straordinaria personalità, più di un grand commis d’État, “è stato un attore di primo piano – sommesso e discreto secondo il suo stile – della storia costituzionale del nostro Paese” (D. Nocilla); “Figura di altissimo profilo, come oggi poche altre è possibile individuare” (P. Emilio Trastulli); “Riservatissimo nella vita pubblica… non era, invece, avaro di parole negli incontri privati, in cui sgorgava la sua calda umanità di gentiluomo meridionale”3 con signorile garbo. Nel corso della sua splendida carriera, quale testimone dei momenti più complessi e tragici della Repubblica, ha vissuto le difficili, drammatiche stagioni degli anni di piombo, delle stragi mafiose, del delicato, problematico passaggio dalla prima alla seconda Repubblica.  

       Tra i diversi riconoscimenti ricevuti nella sua lunga, splendida carriera si segnalano le onorifi-cenze di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana (5.11.1975), di Membro onorario del Xirka Gien ir-Repubblika di Malta (28.12.1995), di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Isabella la Cattolica di Spagna (24.6.1996), della Medaglia d’Oro conferitagli (2002) dal presidente della Dante Alighieri, ambasciatore Bruno Bottai, per l’impegno profuso nella diffusione della lingua italiana nel mondo, del conferimento del dottorato “ad honorem” in Legge conferitogli dalla St. John’s University, della Gran Croce dell’Ordine dell’Infante Dom Henrique del Portogallo (31.1.2005). Prove della sua alta competenza e della sua ampia conoscenza delle procedure costituzionali e dei meccanismi istituzionali restano: la conversazione sulle Riforme istituzionali che tenne (1988) a Roma per la “Famiglia Dauna” alla Banca Nazionale del Lavoro e a Lucera al “Circolo Unione” (19.5.1990); il contributo offerto su I compiti del funzionario parlamentare oggi; la lectio magistralis che svolse, sempre a Roma, in occasione del conferimento del “XII Premio per gli studi giuridici Giuseppe Chiarelli” (27.10.1993); la pubblicazione La continuità degli organi costituzionali nel succedersi delle legislature, con particolare riferimento alla continuità dell’attività legislativa (Fondazione “Nuove Proposte”, Martina Franca 1994), che successivamente fu oggetto di una sua conferenza alla Famiglia Dauna di Roma (1999), della quale era tra i più antichi ed autorevoli soci fondatori.

        Amantissimo della famiglia, della storia e delle tradizioni della sua Lucera, vi compiva fre-quenti ritorni nella magione paterna, per tuffarsi con nostalgia nei ricordi della sua adolescenza e nell’eco sonora del linguaggio popolare, come quando il 25 maggio del 1987, nella sua qualità di Ministro per i rapporti con il Parlamento, venne ad accogliere l’allora papa Giovanni Paolo II nella sua storica visita in Capitanata. Figlio di un crociano, e crociano egli stesso per discendenza, soltanto una volta prese la tessera del partito liberale.

        Padre dell’attore-regista e direttore artistico del “Garibaldi” di Lucera, Fabrizio, e di Giovanni Battista, consigliere di biblioteca presso la Camera dei Deputati, Gaetano Gifuni ha vissuto a Roma, con la moglie Adriana Noto, fino alla morte avvenuta in una clinica romana il 18 agosto 2018.

       Appena dopo la sua morte non poche personalità delle istituzioni nazionali e della politica esaltarono le sue qualità e i suoi meriti, dall’ex-Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Presidente Sergio Mattarella: ”ha servito per molti anni lo Stato nei vertici istituzionali con grande dedizione e profonda competenza”, e dalla Presidente del Senato M. Elisabetta Alberti Casellati: “A Palazzo Madama si distinse per l’attenzione ai dettagli dell’organizzazione interna e per il forte senso dell’istituzione oltre che per una costante vicinanza ai bisogni del personale”, all’ex-Presidente della Camera dei Deputati, Pier Ferdinando Casini: “È stato un insigne giurista, un grande funzionario parlamentare e un devoto collaboratore dei Presidenti della Repubblica… L’Italia perde un uomo di grande valore”. “Nella sua lunga vita di burocrate onnipotente e molto ascoltato, considerava il potere come un fattore interno alle istituzioni, un fattore che trascende perfino gli uomini e i partiti, qualcosa di superiore che ha la forza dell’immanenza. Amato e odiato, rispettato e temuto, guarda e dirige dall’alto mille giochi, mille carriere, centinaia di incontri e scontri” (Barbara Palombelli).

       Il 9 febbraio 2019 Lucera, con una pubblica manifestazione al Teatro Garibaldi, promossa dalla Società di Storia Patria per la Puglia, dalla “Fondazione Angelo e Pasquale Soccio” e dalla Famiglia Dauna di Roma, con il patrocinio del Comune e con gli illustri Prof. Paolo Emilio Trastulli Presidente della Famiglia Dauna, con Damiano Nocilla Consigliere di Stato e Massimo Franco editorialista del Corriere della Sera, commemorò degnamente Gaetano Gifuni, “testimonianza di grande articolazione culturale e professionale” e personalità tra le più importanti espresse da Lucera e dalla Capitanata, e, più recentemente, Tito Lucrezio Rizzo, in un ricordo di Gifuni apparso su L’Opinione delle Libertà (11.1.2022) ha scritto: “Gifuni era un uomo arguto, dotato di straordinaria memoria, di uno speciale carisma nel riuscire a districare questioni complesse, riducendole all’essenziale, senza mai banalizzare… La sua superiorità non era correlata al rango ricoperto, bensì all’intrinseca autorevolezza delle sue osservazioni, fondate su delle basi di razionale evidenza, svolte con garbo tale da non mortificare la sensibilità dell’ascoltatore, e salvaguardando sempre un oggettivo spazio dialettico aperto al confronto”. 

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1. Tesi brillante “al punto tale che il relatore mostrò apertamente il proprio desiderio di avere il giovane laureato nel proprio studio. Gaetano era deciso invece ad intraprendere altra strada” (PAOLO EMILIO TRASTULLI, Gaetano Gifuni tra la piccola e la grande patria, in “Gaetano Gifuni una passione per le istituzioni”, Ed. A. Pacilli, Manfredonia, 2020, p. 20), deludendo anche il desiderio del padre che lo avrebbe voluto a Lucera ad esercitare la professione forense.

2. Da Una lunga carriera al servizio dello Stato, in “LUCÉRIA 2000”, n. 4, 2006.        

3. LUIGI TRIVELLI, Gaetano Gifuni il segretario perfetto, in “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 22 novembre 2007.

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