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Eccellenze lucerine a cura di Dionisio Morlacco – Profili biografici: Franco SCEPI

Franco SCEPI

       Nasce a Lucera il 28 giugno 1941 da Gaetano e Olga La Piccirella, coniugi attratti dall’arte e dalla cultura: la madre è pittrice e il padre è animato da vena poetica. Venuta da Palermo sul finire del 1700, su invito del re Ferdinando II – che vuole dare lustro alla regione -, la famiglia Scepi, col progenitore Salvatore, porta a Lucera l’allora nobile professione dell’arte editoriale, trasmessa di generazione in generazione. A Piacenza, dove la famiglia si trasferisce, perché il padre Gaetano lavora per le Forze Armate, Franco trascorre l’infanzia, ed è adolescente quando, dopo le scuole medie, si porta a Milano, per frequentare il Liceo Artistico e l’Accademia di Brera, sotto la guida di Gianfilippo Usellini. Nel 1960, conseguito il diploma, comincia a sperimentare “i media e i linguaggi” nelle loro diverse forme: dal teatro al cinema, dalla pubblicità alla pittura, e con i suoi primi significativi dipinti Televisione, Jesus Corpo a Corpo, Umanità (1957), rappresentativi “di quel tempo di trasformazione tra il nuovo media e le retoriche mistiche”, inizia la sua militanza artistica. L’anno dopo con Ombra rossa realizza la “sintesi tra ricerca interiore, ribellione e mondo esterno”. Nel 1959 accede al Teatro della Scala come architetto-scenografo e due anni dopo varca la soglia della RAI occupandosi di alcune scenografie de L’amico del giaguaro e di Controcanale. In un breve viaggio a New York, partecipando a una performance in Canal Street, entra in contatto con la corrente d’arte Fluxus di George Maciunas, ed è questo l’evento caratterizzerà il percorso artistico della sua vita: “fece rotolare un piccolo asteroide sull’asfalto della città dal traffico compulsivo per riprodurre il contrasto con l’eterno scorrere del tempo raffigurato dall’asteroide, forse datato milioni di anni”.1 Da allora la regìa e la scenografia diventano i suoi principali impegni: nel 1965/66 si occupa della regìa e scenografia di Miss Italia con Enzo Merigliani, l’anno dopo con Lino Casa e Claudio De Micheli fonda il CDS (Studi Associati di arte, cinema e comunicazione), seguito poi dall’istituzione di altri enti similari: Eurocom, Azzurra agenzie, ecc. Come designer realizza per il cinema diversi manifesti – tra cui quello per il Fantasma della libertà di Luis Buñuel – e progetta il film Packaging-l’uomo in scatola, “cortometraggio di soli rumori che descrive i condizionamenti della società di quel tempo”.   

        Immerso nella realtà sociale, è il tema del “femminismo” a ispirargli la sceneggiatura del film Can Cannes;2 l’anno dopo (1975) con Franco Franchi produce il film Le favole di Andersen, dedi-candolo ai suoi genitori. Nel 1977 dipinge in Polonia (Cracovia) un quadro, “previggente e provocatorio”, raffigurante il simbolo comunista “falce e martello” portato oltre il muro da una colomba. Il quadro, ispirato dall’Arcivescovo di Cracovia Carol Wojtila – futuro Papa Giovanni Paolo II -, che fa “molto scalpore per la sua allegoria”, viene definito “simbolo di Pace”, e “Uomo della Pace” è indicata “la scultura in bronzo, alta tre metri, che realizza ispirandosi al dipinto, opera sottoscritta da Mikhail Gorbaciov e da tutti i Premi Nobel per la Pace del mondo”, che “con Guernica di Picasso è tra le due opere del 900 che hanno affrontato, con l’arte, i temi sociali della guerra e della pace”;3 l’anno dopo l’opera campeggia nel manifesto del film di Andrzej Wajda L’uomo di marmo vincitore a Cannes.    

           Nel 1981 con il regista Christof Zanussi viene premiato per il contributo offerto allo sviluppo del cinema a Milano. È un periodo di grande fervore per Scepi: per la sinergia con la società ALSA di Sassi-Albergoni-Simonetti; per il video musicale Sfera in computer, cantato da Bruno Lauzi e selezionato dalla Biennale di Venezia (1984); per la realizzazione con la poetessa Giulia Niccolai di “Frisbees, immagini da lanciare dal futuro al passato”; per Frisbees Television Performance al Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Nel 1985 a Milano, in Piazza Duomo, viene innalzata la sua opera “TOPIX”, “la prima scultura multimediale, alta sei metri, realizzata al tempo in cui il personal computer non era ancora diffuso in Italia”, e a Roma, nell’ambito delle Estati Romane, crea l’evento “Scepi, Pubblicità e dintorni” con 180 monitor al Foro Italico sul greto del Tevere. L’anno dopo ancora a Milano, all’Ateneo, realizza la performance “Benigni in computer”, nella quale trasforma l’attore Roberto Benigni nella Gioconda di Leonardo, utilizzando la tavoletta grafica ATARI. Nel 1987 dipinge i ritratti di Mikhail Gorbaciov e Papa Giovanni Paolo II in ricordo del maestro della Pop Art; a New York è premiato, insieme alla modella Jo Ferguson, con l’Oscar della Pubblicità “Tipps ices awards” per lo spot Campari Soda Sì.        

        In parallelo con le sue diverse attività non trascura l’arte della Reclame, già praticata dai grandi artisti Toulouse Lautrec e Fotunato Depero in un “matrimonio tra il linguaggio artistico e la nuova estetica dei prodotti nella società industriale”. “Con il termine Over Ad’Artarte oltre il marketing – sovrappone cromatismi volutamente convulsi sopra le stampe serigrafiche dei frames degli Spot da lui creati per andare verso una nuova fruizione Ad’Art. Crea concetti, immagini e film, per importanti aziende internazionali4 che ostinatamente definisce Reclames”. In contrasto con la Pop Art di Andy Warhol, l’Over Ad’Art di Scepi – che si rifà al concetto “Arte e Vita” – è un’azione fortemente concettuale: un espediente pittorico con cui l’artista fa “sparire parzialmente alla vista le immagini reclamistiche”, create attraverso una “copresenza tra immagini e getti schizzofrenici di vernici”, che mutano la percezione e trascinano “oltre il tempo del loro consumo nel solco della corrente Flus”.5 In essa Scepi “converte le immagini pubblicitarie originali da lui stesso create per famose aziende” trasformandole in “opere con valenza diversa”: “in una sola parola racchiude le due azioni dell’artista, andare ‘sopra’ con vernici ai frames creati nei suoi film per cancellarli e convertirli in opere successive ‘oltre’ i condizionamenti del marketing”, così “si riappropria delle parti più stimolanti e le modifica con forti segni cromatici per mandarli oltre, annullando e rigenerando in tal modo il suo stesso lavoro” col quale realizza spot pianificati per Campari It’s Fantasy con l’attrice Kelly Le Brock e per Bitter Campari con la modella attrice Cristina Piaget, con colonna sonora cantata da Elvis Presley, da cui ricava disco e video MG ARIOLA (RCA) interpretati da Ami Stewart, con parole e regia di Scepi. Né mancano significativi artistici manifesti per il cinema di Rainer Werner Fassbinder, di Brian De Palma, di Massimo De Rossi, di Massimo Mazzucco ed altri, e per le varie manifestazioni del Comune di Milano. Sempre a Milano nel 1990, con Mario Schifano, e presentazione di Achille Bonito Oliva, realizza la performance Gaggia Spot in Arte con la partecipazione dell’attrice Brooke Shields; nel 1992 allo Spazio Formentini di Brera “per la prima volta la metropolitana entra in una galleria d’arte con una banchina strutturata in ferro e alluminio, lunga 17 metri, che fa da cornice alle opere di Scepi e Schifano”.6 Del 1994 sono la performance “Dalla TV alla Città-dal Movimento al Segno”, realizzata con immagini pittoriche degli storyboard disegnati da Scepi collocati nei metrò di Roma e Milano, e la trasmissione televisiva su Italia UNO con la modella Berenice Dodd e presentazione di Gigi Sabani e Clarissa Burt. L’anno dopo debutta la “Scepi C’Art”, ossia la City Car Elettrica, un’auto elettrica d’artista prima nel mondo, presentata come opera d’arte numerata alla Fiera di Bologna e alla MiArt, con la direzione artistica di Attilio Zammarchi, ove si tiene anche il convegno Over Ad’Art di Scepi, e dove, come relatore insieme a Achille Bonito Oliva, è chiamato a relazionare al Convegno “Arte e Pubblicità, Separati in casa” (1999).

       Intanto con l’azienda cosmetica egiziana Amanda realizza per l’Egitto (2001) frames del suo film “Pubblicità Progresso: No Burka”, per sensibilizzare il mondo arabo ai diritti per le donne. Fra le sue opere più recenti c’è il grande monumento “Goccia della Terra”, esposto alla Fondazione Dino Zoli di Forlì. Si tratta di un monumento pensile “dedicato a tutte le madri della Terra, a partire da Jetsum Pema, sorella del Dalai Lama e Grande Madre del Tibet, alla quale Franco Scepi ha donato il progetto dell’opera”. Nel 2007 presso la Galleria Comunale d’Arte di Cesena è allestita una grande mostra antologica di Scepi.

       Artista e regista, ma anche scrittore – Il secolo della s-comunicazione (2008), “realizzato a mo’ di conversazione con l’amico ed esperto di marketing Paolo Clementi” -,7 Franco Scepi è definito da Gillo Dorfles “inventore polivalente” e da Serge Silberman “danseur des images”. Con le sue esperienze multimediali – cortometraggi, video musicali e spot pubblicitari – rappresenta “l’ultima tappa di un itinerario sugli strumenti dell’arte e della comunicazione”; per lui “l’arte è l’opposto della merce che appena acquistata esaurisce il suo potere seduttivo”; di lui, uno dei più grandi professio-nisti della pubblicità esistenti in Italia, si sono occupati Alberto Abruzzese, Gillo Dorfles, Massimo Di Forti, Marc Le Cannu ed altri.

       Della sua scultura Uomo della Pace universalmente conosciuta, che domina in molti musei, città e basiliche – “l’opera d’arte più significativa che ha unito Arte, Storia e Fede e ha concluso il 900” – e che l’autore consegna a “personaggi che nella storia hanno operato con le loro opere per ideali di pace”, non poteva mancare una copia nella sua Lucera – campeggia nella Villa Comunale dal 2014 -, città dove di tanto in tanto approda con piacere ma con “spirito critico”. Qui nel giugno del 2006 gli sono stati dedicati una mostra e un libro Percorso nel tempo: una storia e le immagini, curati da Giuseppe Sambero.

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1. Biografia Franco Scepi: https://www.francoscepi.it.

2. Ibidem. Selezionato per la Biennale del Cinema di Venezia 1982, mentre il precedente Packaging era stato selezio-nato nel 1980.

3. Ibidem. “L’opera fortemente allegorica è custodita nel più grande Museo del 900 in provincia di Bologna ed è stata considerata l’opera d’arte che ha concluso il XX secolo perché ha anticipato la fine della guerra fredda”.

4. Ibidem. Tra le quali De Rica, Cirio, Cosmetici Deborah, Biscotti Guglielmone, Ciao Ristoranti, Autogrill, Banca Nazionale del Lavoro, Ipermercati del Gruppo SME, Bitter Campari e Campari Soda, Gaggia macchine da caffè espresso, Ramazzotti, Pommery Champagne.

5. Ibidem.

6. Ibidem.

7. Maurizio De Tullio, Dizionario biografico di Capitanata, Edizioni Agorà, Foggia 2009.

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