Dopo la straordinaria ondata di solidarietà che ha accompagnato il settimo compleanno del piccolo Gabriel e le migliaia di messaggi suscitati dalla vicenda, Michela De Troia, madre del bambino, ha voluto inviare una nota alla nostra redazione per lanciare un appello.
Riceviamo e pubblichiamo :
Leggo in queste ore moltissimi commenti colmi di rabbia e accuse contro i genitori dei compagni di classe di mio figlio. Ci tengo a dire, con tutto il cuore, che questa reazione mi dispiace profondamente. Non era questo ciò che volevo, e non è mai stata mia intenzione incolpare o puntare il dito contro qualcuno.
Il mio unico obiettivo è sempre stato quello di sensibilizzare l’intera comunità su un tema che mi sta a cuore da una vita. Io mi batto per l’inclusione da sempre: lo facevo ancor prima di avere un figlio e molto prima di conoscere la sua diagnosi. Per me l’inclusione è un valore universale, non una battaglia personale. Come educatrice e pedagogista, il mio compito e la mia missione sono da sempre quelli di gettare ponti e costruire dialogo, mai di creare barriere o alimentare conflitti. Proprio per la mia professione, so bene che l’inclusione si costruisce con l’empatia e la comprensione reciproca, non con il giudizio o con la rabbia.
Non provo rancore per nessuno e non mi piacciono gli schieramenti: non ha senso dividers e creare fazioni in una vicenda che dovrebbe unire. Per questo motivo, vi chiedo di fermarvi: non voglio più leggere commenti negativi o d’odio . Adesso facciamo parlare i fatti e la bellezza di ciò che è stato.
Che si tratti di un bambino neurodivergente o neurotipico, di un bambino che vive un disagio sociale o che provenga da una famiglia serena, il messaggio che voglio lanciare resta uno solo, universale: i bambini sono anime pure.
Dobbiamo lasciarli assolutamente fuori dalle dinamiche spiacevoli degli adulti. L’infanzia è un territorio sacro, e il nostro unico dovere è proteggerla.
Dott.ssa Michela De Troia
Educatrice e Pedagogista e Tecnico Aba



















