A chi interesssa ancora la politica ?

Sono giorni intensi, anche convulsi, nella politica lucerina. I seggi si apriranno alle 7 di domenica 24 maggio, ma ad oggi un solo schieramento ha il suo candidato sindaco: quello di Giuseppe Pitta, primo cittadino uscente. E gli altri due? Pause e riflessioni, a conferma di un impasse difficile da sbloccare. Annunci prima dati e poi ritirati, candidature che sembravano certe rimangono nel limbo, mentre su due fronti si sono cercate soluzioni di alto profilo, magari tentando di coinvolgere stimati professionisti. In cambio, però, hanno ricevuto solo cortesi dinieghi. Sono i tempi, si dice. La politica allontana i cittadini. E Lucera non fa eccezione.

In molte altre vite politiche passate, essere interpellati per una candidatura a sindaco era motivo d’orgoglio. E si accettava senza batter ciglio. Ci si apriva al confronto diretto coi compaesani. Si stringevano mani, si stringevano amicizie, e altre si rompevano. E pure allora le promesse abbondavano, insieme alle delusioni. Imman-cabili pure quelle.

Ma era un altro mondo. L’avvocato o il medico conosciuto, e vicino a noi il commercialista, si sentivano gratificati d’essere chiamati a rappresentare un’intera città. A spendersi, diremmo oggi, per far del bene a quanta più gente possibile. E inevitabilmente il proprio ego ne veniva solleticato.

E poi c’erano i Partiti, con la P maiuscola. Nelle fumose sezioni, dove l’odore acre del fumo si mischiava alle discussioni più accese, ciascuno cercava di far prevalere il suo punto di vista, la sua tesi, avanzando proposte e dettando anche condizioni. Era la politica.

Tutto un altro mondo, oggi soppiantato dalle chat, anche le più becere, e persino volgari. Per tacere del lievitare di interessi che si muovono intorno, spesso contaminando, fino ad allontanare chi ne avesse voglia dall’avvicinarsi.

E le ideologie di un tempo, dove sono finite? La destra pare aver rialzato la testa. Poi un insieme confuso di liste e movimenti, gruppuscoli anonimi in cerca d’autore: un coacervo che si scompone e ricompone come in un puzzle senza capo né coda. Ma c’è la sinistra… sì, ma quale sinistra? Da almeno un ventennio i partiti della sinistra hanno perso i contatti con la loro base elettorale, rimanendo finanche fuori dall’aula consiliare.

In mezzo a tanto, non devono meravigliare i rifiuti di stimati ingegneri, medici, docenti, se continuano a privilegiare il loro studio di lavoro a un incarico politico, magari pure di basso profilo.

E non sono pochi coloro che, in tempi non molto lontani e pure più vicino a noi, si sono fatti sedurre dall’entrare nel gioco della politica. Ma i più ne sono usciti fortemente delusi: vuoi per dissapori insanabili, vuoi per averci rimesso, trascurando la propria professione. Perché due padroni non si possono servire. Perché la politica è tiranna: ti prende fino ad assorbirti per intero, senza nulla concedere ad altro che non a se stessa.

E costoro, quando hanno deciso di porre fine a quell’esperienza di colpo, si sono ritrovati con le mani nude. Fuori dal circuito professionale, e hanno dovuto ricominciare daccapo.

E dunque, a chi può interessare ancora questa politica?

Gianfranco Sammartino

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