–Il Gattopardo– di Giuseppe Tomasi Di Lampedusa è un capolavoro del novecento incentrato quasi interamente intorno a un solo personaggio, il principe Fabrizio Salina. Nella Sicilia dell-impresa dei Mille, mentre il Regno Borbonico è al tramonto e un nuovo ordine politico e sociale si sta instaurando, il principe assiste, con gelido distacco, alla fine di un-epoca. Egli rifiuta la nomina a senatore del Regno d-Italia offerta dal funzionario sabaudo Chevalley di Monterzuolo sentendosi legato al -mondo vecchio- e immobile della Sicilia, drammaticamente esclusa da ogni possibilità di rinnovamento. Dal romanzo è stato tratto il film, diretto da Luchino Visconti nel 1963, con Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Alain Delon, Paolo Stoppa, Rina Morelli, Romolo Valli e Mario Girotti(Terence Hill).
Il celebre brano che segue, dalla parte quarta del romanzo, riporta il momento dei saluti tra il Principe di Salina e il funzionario sabaudo Chevalley di Monterzuolo.
“Intravista nel chiarore livido delle cinque e mezzo del mattino, Donnafugata era deserta ed appariva disperata. Dinanzi a ogni abitazione i rifiuti delle mense miserabili si accumulavano lungo i muri lebbrosi; cani tremebondi li rimestavano con avidità sempre delusa. Qualche porta era già aperta ed il lezzo dei dormienti pigiati dilagava nella strada; al barlume dei lucignoli, le madri scrutavano le palpebre tracomatose dei bambini; esse erano quasi tutte in lutto e parecchie erano state le mogli di quei fantocci sui quali si incespica agli svolti delle -trazzere-. Gli uomini, abbrancato lo -zappone-, uscivano per cercare chi, a Dio piacendo, desse loro lavoro; silenzio atono o stridori esasperati di voci isteriche; dalla parte di Santo Spirito, l-alba di stagno cominciava a sbavare sulle nuvole plumbee. Chevalley pensava:-questo stato di cose non durerà; la nostra amministrazione, nuova, agile, moderna cambierà tutto-. Il Principe era depresso: -tutto questo-pensava -non dovrebbe poter durare; però durerà, sempre; il sempre umano, beninteso, un secolo, due secoli?; e dopo sarà diverso, ma peggiore. Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra.- Si ringraziarono scambievolmente, si salutarono. Chevalley si inerpicò sulla vettura di posta, issata su quattro ruote color di vomito. Il cavallo, tutto fame e piaghe, iniziò il lungo viaggio”.
D.A.



















