Domenica 1 febbraio si è tenuto il secondo appuntamento della terza stagione concertistica dell-Agimus di Lucera.
Ad esibirsi Nadia Testa ed Alessandro Crosta, rispettivamente pianista e flautista di fama nazionale ed internazionale.
Il concerto è stato intitolato -Giochi di Flauti- perché Crosta ha mostrato al pubblico vari tipi di flauti ed ha anche spiegato il modo in cui questo strumento si è evoluto nel tempo, ha inoltre eseguito i brani utilizzando i flauti del loro stesso periodo storico, quindi gli stessi a cui facevano riferimento i compositori quando scrivevano la musica.
In base al brano dunque è stato utilizzato un certo tipo di flauto:
– flauto moderno e pianoforte -Joeueurs de flute op.27 per flauto e pianoforte- di Roussel;
– flauto -Pratten System L.P.- e pianoforte sonata in Re Maggiore Opus 17 Nr.1 di Vanhal;
– flauto moderno e pianoforte -Le merle noir- di Messiaen;
– flauto in sol ? ancora oggi molto usato per creare le colonne sonore dei film horror e dei gialli, assieme al flauto basso ? Incantation – Puor que l-image divienne symbole- di Jolivet;
– flauto -Bohem system- e pianoforte Lucia di Lammermoor di Donizetti di Andersen;
– ottavino e pianoforte -Souvenir de réveillon- di Offenbach;
– flauto e pianoforte Fantasia brillante sulla Carmen di Bizet di Borne.
A concludere Trascrizione tratta dalla Cavalleria rusticana di Mascagni per il suo profondo legame con la Puglia, e Cerignola in particolare dove il compositore giunse nel 1886 e compose questa celebre opera.
Lucera è un -luogo altamente deputato alla musica- sostiene Crosta -poi la Puglia è rinomata per l-uso di strumenti bandistici e il flauto è uno strumento bandistico-.
Nadia Testa ed Alessandro Crosta collaborano dal 1998, una collaborazione nata al conservatorio -D.Cimarosa- di Avellino dove lei era – ed è – docente e lui era alunno, -uno di quelli che ci tenevano che tutto andasse bene- racconta Nadia Testa; il flauto non ha il pianoforte complementare così – come per sfida, lui chiese di istituire una classe di pianoforte complementare per i flautisti, io accettai di collaborare- diventato suo alunno hanno scoperto poi di abitare di fronte e hanno cominciato a -leggere musica insieme- , hanno scoperto un-affinità, messo su dei repertori, poi hanno cominciato a suonare e a fare concorsi.
Nadia Testa, indirizzata dal papà, appassionato di pianoforte, ha scelto questo strumento all-età di otto anni, si è dedicata completamente ad esso tanto da lasciare gli studi in medicina cedendo alla musica, una scelta che è venuta naturale.
La storia che lega Alessandro Crosta al suo flauto traverso è particolare: famiglia di musicisti – nonno mandolinista, mamma e sorella pianiste, fratello violinista – lui, ultimo di quattro figli, necessitava di uno strumento. Aveva già la sua idea e la manifestò durante una processione del santo patrono della sua città, S.Sabino: la statua era seguita dalla banda e il primo strumento che apparve dietro di essa fu il flauto, lui ne rimase folgorato. -E- uno strumento atipico perché il musicista non può guardarlo mentre suona- la mamma cercò di indirizzarlo verso altri strumenti ma no, a sette anni disse -voglio fare quello che si tiene storto!-. La madre poi lo incastrò subito perché nello stesso palazzo c-era una studentessa di flauto e praticamente il giorno successivo cominciò le sue lezioni.
Amanti delle sfide e con la -missione- di diffondere la loro passione sono disposti a suonare ovunque per mostrare alla gente questo mondo fantastico che loro amano: -La musica è la nostra vita- dicono -il sale della vita-.
-Siamo convinti del fatto che la musica debba essere proposta- sostiene Testa, -sappiamo quanto vale e vogliamo che gli altri lo scoprano avvicinandoli anche nei modi più inusuali-.
Un concerto molto coinvolgente ed interessante grazie alla bravura e alla simpatia dei due musicisti; l-unica critica va al pubblico lucerino giovanile sempre poco presente in queste iniziative, ma si può rimediare: il prossimo appuntamento è per domenica 15 febbraio sempre alle 19.00 presso il Circolo Unione, l-ingresso è libero.
Berenice Di Matto



















