Il messaggio di pace del Coro polifonico di Deliceto
DELICETO – E- bastato un solo cenno e l-ingresso della direttrice Carmela Bonuomo e della pianista Federica Infante perché il silenzio regnasse nella Chiesa. Un silenzio d-attesa e misticismo, a cui sono seguite le prime note, a cappella, intonate dagli uomini del coro, che con la loro voce bassa e tenorile, hanno fatto vibrare le navate della cattedrale. Si è aperta con il brano Joy to the world la prima del concerto –Pacem in terris– del Coro polifonico di Deliceto.
Mentre la sera del 28 dicembre fuori la temperatura era scesa di molto e la pioggia si ostinava a cadere, la gente si è rifugiata in chiesa dove, per oltre un-ora, si è lasciata scaldare il cuore da un susseguirsi di canzoni, tutte ispirate al tema del Natale e della pace. Dopo il canto d-esordio, altre canzoni di buona speranza: Cantate Domino, Nacque il Suo Bambino, Benedictus, Ave Maria. L-ultimo pezzo della prima parte, Tu scendi dalle stelle, è stato un doveroso e sentito tributo a Sant-Alfonso, l-uomo di Dio che, ispirato dal Santuario della Consolazione, ha composto questa nenia per Gesù Bambino. Sulle note di questa melodia tutti gli spettatori si sono lasciati andare ad un attimo di commozione. Il secondo tempo si è aperto con un brano più moderno, Happy Christmas di John Lennon, con alla chitarra il giovane musicista Luigi Staffieri: vi hanno partecipato anche i piccolissimi del coro, con una lanterna in mano, la luce, quindi, simbolo della pace e della speranza che solo i bambini possono portare nel mondo. E- stata poi la volta di Quanno Nascette Ninno, il secondo canto alfonsiano, in dialetto, seguito da Jingle Bells e White Christmas. Di grande impatto emotivo è stato il penultimo brano, Gabriel-s Oboe, di Ennio Morricone, colonna sonora del film -The Mission- sulla missione gesuita in Sudamerica, dove questi padri si batteranno in difesa degli Indios. Morricone affidò ad un unico strumento, l-oboe appunto, la missione di trasmettere quel messaggio d-amore che guidò i gesuiti nella loro impresa. Questo, secondo il mio modesto parere, il migliore dei brani, intenso, profondo, da brivido.
Tra un brano e l-altro la voce di Alessandro Frano ha commentato le canzoni, in particolar modo l-ultimo brano eseguito, Pacem in terris, per lanciare al pubblico un messaggio di pace, da concretizzare nei piccoli gesti quotidiani, quando anche un semplice sorriso o una parola gentile al nostro vicino possono rendere la vita migliore.
Il successo del concerto ha riempito la chiesa per ben tre sere, portando il coro ad esibirsi anche nella vicina Monteleone. Il concerto, alla sua seconda edizione, è stato per tutti i cantanti un forte momento di unione ed emozione. I protagonisti stessi ci raccontano: -Questo concerto l-abbiamo fortemente voluto per ciò che regala prima a noi e poi a chi ci ascolta. Ogni parola che abbiamo cantato l-abbiamo sentita nostra. Fare il concerto per noi non è e non è mai stato un modo per esibirsi, ma per comunicare un messaggio, urlare a gran voce -pacem in terris-!!! Questa era la nostra preghiera: volere fortemente la pace! Non possiamo fermare tutte le guerre di questo mondo, ma anche il semplice fatto che abbiamo cantato ci è servito a comunicare pace in qualche modo. Ed in quel momento noi siamo stati strumento di pace-. Mentre tra Israele e Palestinesi la guerra impazzava, Deliceto invocava per tutti un segno di speranza: –Pace sublime dono del Signore? carezza dello Spirito, vieni sul mondo a consolare.-
Antonietta Petrella



















