Alberona: i ‘Foche de S. Antone’

Studio9 vi propone due clip sui tradizionali “Foche de S. Antone” di Alberona che il 17 gennaio ardono per tutto il paese, dando inizio al periodo del Carnevale e offrendo abbondanza di carne di maiale.

Quest-anno la tradizione dei fuochi legata alla festività di S. Antonio Abate ha fatto riemergere l-accoglienza e l-ospitalità dei nostri amici del Subappennino.

Non solo Alberona, dunque. Lucerabynight vi ha dato conto già di Volturara, ma anche Roseto, Pietra M.no e Biccari hanno organizzato questa manifestazione.

I fuochi di S. Antonio, in effetti, combinano superstizioni e retaggi culturali della civiltà contadina con valori religiosi della cristianità.

Il fuoco è segno della luce che si impone sull-oscurità dell-inverno, le cui giornate a gennaio cominciano ad allungarsi di ore di sole, ma sono ancora dominate dal buio.

Il fuoco, ancora, è calore e quindi riscalda i giorni freddi e porta le persone a riunirsi e a fare festa. Il fuoco è mezzo di cottura: le carni di maiale, specie le salsicce, trovano la loro “beata” fine sulla brace e, accompagnate da un buon vino, non fanno altro che stimolare l-appetito e la voglia di stare con gli altri.

Il fuoco allora diventa simbolo di propserità e di gioia.

Ad esso s-è aggiunta la festa religiosa dedicata a S. Antonio Abate che è poi il patrono degli animali, specie da cortile, da campagna.

Mangiare e fare festa è il naturale connubio che anima il Carnevale il cui inizio coincide con la festa del Santo, il 17 gennaio.

I paesi del Subappennino hanno conservato queste tradizioni contadine e religiose e ne hanno fatto strumento di attrazione non solo gastronomica ma anche turistica e di folklore.

Sentire qualcuno dire che è del Brasile, o del Canada o ancora degli Stati Uniti fa impressione: da un lato fa piacere, visto che l-interesse turistico per le nostre zone è tanto, dall-altro lato capisci che si tratta spesso di persone d-origine italiana e in particolare proprio dei nostri paesi. C-è un po- un ritorno alle proprie origini e radici, in una chiave di riscoperta di sè stessi, affidandosi alle bellezze storiche e monumentali e alle tradizioni.

Ciò dovrebbe diventare una costante per tanta altra gente che, provenendo dai paesi limitrofi o più lontani, venga a soprire le nostre zone, non perché c-è nata, ma solo perché vuole conoscere un nuovo borgo o paese.

Questo in parte sta succedendo, ma deve crescere sempre di più. Occorre fare “sistema”, si dice. Credo che sia giunto il momento per farlo, visto la ricchezza di storia, di cultura e di tradizioni che contraddistinge l-intera area del Subappennino, compresa, ovviamente, Lucera. 

A questo patrimonio va aggiunto quello umano: abbiamo incontrato una sana e convinta ospitalità, che è un ingrediente fondamentale per fare turismo e per fare turismo culturale e naturalistico, in particolare. Lo stesso tipo di turismo che la nostra zona è in grado di offrire e ora deve saper organizzare, per garantirsi un futuro, possibile sviluppo economico e sociale.

 

di Luigi Salome

 


 

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