Luigi CORSI
Nacque a Lucera il 18 febbraio 1802 dai coniugi Dionisio Corsi e Filomena Carascon. A quattor dici anni, volendo seguire le orme del padre, colonnello, entrò a Napoli nel collegio militare della Nunziatella, che frequentò dal 1816 al 1821 e ne uscì, dopo aver completato il regolare corso degli studi, col grado di alunno alfiere di artiglieria, avviandosi verso una splendida carriera. Nel 1824 fu promosso tenente e nel 1829 primo tenente. Nel 1837, per ordine del re Ferdinando II, fu inviato a Torre Annunziata a dirigere la Reale Fabbrica d’armi,1 dove, coadiuvato dal capitano Robertson – inglese naturalizzato napoletano -, organizzò un laboratorio sperimentale di pirotecnica – trasferito poi a Napoli nel palazzo reale -, alle cui capacità tecniche diede notevole impulso Carlo Filangieri, che seguiva con attenzione ed apprezzava le sperimentazioni del Corsi, il quale, intanto, era perve-nuto al grado di capitano. Nel 1839 nel laboratorio inventò nuove palle incendiarie in sostituzione di quelle roventi, di cui erano dotate le artiglierie delle fortezze: inestinguibili in acqua, le nuove palle erano capaci di bruciare e distruggere in poco tempo le navi colpite. L’ottimo successo del laboratorio ispirò la costruzione di un nuovo stabilimento, a Pietrarsa, il cui comando fu affidato ancora al Corsi, che nel suo compito ebbe come coadiutori prima il capitano Vincenzo Afan de Rivera e poi il capitano Franceso D’Agostino, e poiché l’attività della nuova fabbrica riscosse un immediato successo, questo giovò alla carriera del Corsi, che non smetteva, tuttavia, di inseguire nuove tecniche di produzione: sotto la sua direzione il Reale Opificio di Pietrarsa, fiore all’occhiello dell’industria siderurgica militare e civile, divenne punto di riferimento del comparto metallurgico delle Due Sicilie; in esso si eseguivano lavori di grande perfezione nel campo delle industrie e uscivano le più belle locomotive a vapore dell’epoca, nonché rotaie e materiale ferroviario molto richieste da altri stati: Piemonte, Stato Pontificio, ecc.; vi si producevano anche locomotive a ruote accoppiate, tra cui quattro in grado di affrontare salite impervie; ruote per navi a vapore; macchine per la fonderia di Napoli e per l’Arsenale; furono realizzate ventiquattro torni, sette macchine e decine di altri strumenti per gli stabilimenti napoletani, decine di macchine motrici, le strumentazioni per la fabbrica d’armi di Torre Annunziata; inoltre vi si eseguivano “riparazioni di piroscafi e locomotive, elmi, sciabole, baionette, cannoni, proiettili, letti per ospedali; lavori per le Regge di Caserta e di Napoli, con statue di bronzo e ferro di ogni dimensione, cancelli e poi il famoso ponte in ferro sospeso sul fiume Calore”.
Eppure tale straordinaria riuscita dell’opificio non impedì le polemiche sul suo futuro impiego e le artefatte falsità montate sulle reali condizioni dello stabilimento, ritenuto “pianta parassita”, che furono diffuse dai giornali, contro le quali il Corsi si mostrò coraggioso difensore dell’industria.
Nel 1860, quando Garibaldi entrò in Napoli, lo stabilimento di Pietrarsa, che occupava ormai un migliaio di operai, era nel fulgore della sua attività. Nel frattempo Luigi Corsi aveva raggiunto i gradi di maggiore e di colonnello di artiglieria. Quando il nuovo governo piemontese lo invitò a restare alla direzione dell’impianto, egli rifiutò la proposta con fermezza, epperò affidò ai nuovi ge-stori dell’industria una sua memoria nella quale esaltava la qualità del materiale prodotto a Pietrarsa, superiore a tutti gli altri prodotti in Italia e all’estero, perorando la causa della permanenza dell’industria, che dava da vivere a numerosi operai. Ma il suo appello non trovò favorevole ascolto e Pietrarsa entrò presto in declino.
Nel 1861 lasciò l’incarico, tenuto per venti anni con perizia e intelligenza, e si ritirò a vita pri-vata nella villa Savonarola, che si era fatta costruire a Portici nel 1850.
La notizia della sua morte, che avvenne il 9 luglio 1887, fu “appresa con profondo cordoglio, e la sua salma fu accompagnata al cimitero di Portici tra il duolo sincero d’una schiera di artieri di Pie trarsa e di altri Stabilimenti e della popolazione di Portici, che commossa e riconoscente prese parte a tanto lutto”.2
Nel corso della sua attività fu più volte fatto segno di stima e riconoscimenti: il re Ferdinando II “per onorare i meriti del Corsi che degnamente aveva saputo realizzare le intenzioni del sovrano, volle che sul piedistallo, che sorregge la sua statua, fosse apposta un’epigrafe che ricordasse ai posteri il suo fedele collaboratore. Sul lato posteriore si leggeva infatti: REALE OPIFICIO DI PIETRARSA – DALLA SUA FONDAZIONE – DIRETTO SEMPRE DAL – MAGGIORE COMMENDATORE LUIGI CORSI”, ma quando cessò il governo borbonico l’epigrafe fu scalpellata da mano ignota, che lasciò intatta solo la prima riga. Tra le varie onorificenze attribuite al Corsi vi erano quelle di Cavaliere dell’Or-dine di Francesco I, di Commendatore dell'Ordine di San Gregorio Magno del Sommo Pontefice Pio IX, della Croce di Cavaliere di San Ludovico di Parma, della Croce con Crochot di Carlo III di Spagna, della Croce di prima classe di S. Vladimiro di Russia, della Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.
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1.Fondata da Carlo di Borbone nel 1758.
2. Sulla sua tomba, posta all’interno della Congrega dell’Immacolata al Cimitero di Portici, la lastra marmorea reca incisa la seguente epigrafe: Qui riposano in pace – gli avanzi mortali – del Commendatore Luigi Corsi – Colonnello delle Artiglierie Napoletane – Fondatore dello Stabilimento di Pietrarsa – nato il 16 febbraio 1802 e morto – cristianamente il 9 luglio 1887 – e della sua consorte – Elisabetta Alteria nata il 1809 e morta il 1890 – questa pietra pose l’unico loro figlio Carlo – e qui vuole deposto anche il suo corpo esanime.



















