Giuseppe CORRADO
Dinamico sacerdote ed insegnante nelle scuole elementari, eroico Cappellano militare del 20 Rgt. Fanteria, più volte decorato sui campi di battaglia, nacque a Lucera il 29 gennaio 1886 da Vincenzo e Rosa Catapano. Richiamato alle armi (22.5.1915) con la classe del 1888, fu assegnato alla 7a Sezione Sanità e destinato ad Ancona, ove tre giorni dopo (25 maggio) si trovò a subire il feroce bombardamento che fece tante vittime e danni all’eroica città marchigiana. Alla mobilitazione del suo reparto partì pel fronte e vi rimase ininterrottamente per tre anni, prendendo parte con la sua Sezione ai più importanti avvenimenti bellici. Per l’opera sua instancabile e piena di santo zelo cristiano venne proposto a scelta e poi promosso Cappellano di Reggimento col grado di Sottotenente ed assegnato ad uno dei Reggimenti dell’Armata italiana destinata in Francia. E fu colà, sui campi insanguinati della Champagne, ove, e come dappertutto, cotanto rifulsero il valore, il coraggio e l’eroismo del soldato italiano, che il Corrado, prodigando con ardore e sentita carità cristiana l’opera sua affettuosa e fraterna di sacerdote, seppe essere anche valoroso condottiero – a Chamuy (Epernaj) Marna, 15 luglio 1918 – al punto da meritare la più ambita onorificenza militare francese: la Croce di guerra fregiata d’alloro, degno riconoscimento che gli venne conferito dal generale Hembert, Comandante della III Armata francese, con la seguente motivazione: “Presente a tutte le operazioni s’è prodigato senza posa per soccorrere i feriti ed assicurare il loro trasporto nelle migliori condizioni. Guidato dai suoi profondi sentimenti religiosi ha saputo con la sua parola convincente e la sua presenza lanciare un contrattacco all’assalto che riuscì a liberare un gruppo isolato minacciato di essere attorniato dal nemico”. Promosso tenente durante la sua permanenza in Francia, gli venne poi conferita la Croce italiana di guerra al merito e la medaglia di Bronzo al valore,1 perché “Sotto furioso ed incessante bombardamento, con grande sprezzo del pericolo e con fervido patriottismo adempiva al suo pietoso ufficio di conforto e di incoraggiamento ai moribondi ed ai feriti. Non ripiegava dalla posizione che con ultimi nuclei, sfuggendo all’accerchiamento delle pattuglie nemiche e dando bella prova di fermezza e sereno coraggio”. Testimonianza del fervore patrio che lo animava si ritrova nel saluto che inviò al rag. Giuseppe Catapano: “Dagl’incantevoli campi redenti unicamente dal calore ed eroismo dei nostri intrepidi soldati che, segnando pagine di oro per la prossima storia della 4a Italia, hanno, in sì breve tempo, già resa gloriosa la nostra cara Patria dinanzi al mondo intero, un affettuosissimo saluto a quanti cooperano per la grandezza d’Italia ed agli amici tutti” (1915).
Durante il regime fascista (1931) fece parte del direttivo del Fascio cittadino – insieme con Gaetano de Peppo, Mario Prignano, Ciro e Giuseppe De Mita – e fu Centurione Cappellano della 148a M.V.S.N. (Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale o delle “Camicie Nere”) “Tavoliere”. Fu insignito anche della medaglia della Marcia su Roma.
Questa la bella pagina scritta nella storia della nostra guerra dal giovane – ma veterano di guerra – sacerdote Corrado, le cui virtù corredavano la sua sconfinata modestia, insieme col nobile spirito di sacrificio e l’alto sentimento di patria, così fervido che gli ispirò la scrittura della bella epitome Lucera nella storia della Patria (Tip. Scepi, Lucera 1937), allo scopo di esaltare il sacrificio dei molti giovani concittadini caduti in guerra; dedicò l’opera ai giovani “affinché nella conoscenza della nobiltà del natio suolo, acquisita nel travaglio di lunghissimi secoli, sentissero l’orgoglio di essere figli di così augusta terra”.
Si spense a Lucera il 3 marzo 1937.
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1.Cfr. il Foglietto n. 13 del 1919, n. 38 del 1920 e n. 48 del 1931.



















