Eccellenze lucerine a cura di Dionisio Morlacco ‘ Profili biografici: Ruggero Bonghi

La famiglia Bonghi, di lontana origine lombarda, venne da Troia a Lucera, ma Ruggero, il personaggio più celebrato a Lucera, nac­que a Napoli, il 21 marzo 1826, da Luigi, avvocato lucerino, e da Carolina De Curtis, napoletana.

La sua prima infanzia trascorse tra Napoli e Lucera, città che considerava sua seconda “patria” e a cui si sentiva profondamente legato: "Veniva di tratto in tratto in questa città di Lucera, ricondotto dai suoi genitori da Napoli, dove suo padre si era messo a dimora per atten­dere al foro; vi restava pochi mesi, e poi ritornava nella gran Capitale delle Province Napoletane",1 ove fu educato nel Colle­gio degli Scolopi di S. Carlo a Mortelle. Alla morte del padre, la madre sposò Saverio Baldacchini,2 che contribuì molto alla for­mazione di Ruggero, indirizzandolo agli studi di filosofia e di letteratura. Fu così che dopo aver appreso il greco da Costantino Margaris, cominciò a tradurre i dialoghi di Platone, corredandoli di dotte e originali annotazioni.

Nell'entusiasmo suscitato dall'elezione di Pio IX, si rivolse con altri a Ferdinando II per ottenere la Costituzione, che fu concessa, ma pochi mesi dopo (maggio 1848) fu soppressa, col ritorno della Restaurazione. Allora, per sfuggire all'arresto, Bonghi dovette riparare a Firenze e poi in Piemonte, dove trascor­se dieci anni di studi appassionati, che lo rivelarono ottimo giurista e filologo.

Nel 1858 rifiutò la cattedra di filosofia a Pavia, ma vi si recò l'anno dopo a insegnare il greco. Nel 1860 ebbe inizio la sua carriera politica, prima come Deputato del Parlamento Subalpino e poi del Parlamento del Regno d'Italia. Durante questo impegno po­litico fu eletto due volte nel Collegio lucerino (1870 e 1874). Nello stesso 1860, nominato da Garibaldi professore di filosofia all'Ateneo na­poletano, con lo Scialoja e il Pisanelli fondò quel partito mode­rato "che evitò allora una sventura forse irreparabile, e dopo resse per sedici anni le sorti della patria non senza abilità e fortuna". Nel 1862 tornò a Torino, dove conobbe Manzoni e Rosmini, che, con Socrate, costituirono le sue fonti. Frutto dell'amicizia e delle conversazioni tenute col Manzoni furono le lettere che in­viò a Celestino Bianchi sulle "ragioni perché la letteratura ita­liana fosse poco popolare".3 Nel 1864 chiese ed ottenne di essere nominato, senza stipendio, professore di letteratura greca all'Università torinese. L'anno dopo passò a insegnare letteratura latina a Firenze. Dal 1873, nominato Ministro della P.I., attese a promuovere la riforma dei sistemi educativi, il miglioramento delle condizioni dei maestri elementari, la stesura dei regola­menti universitari e la soppressione dei privilegi dell'Università di Napoli. A Roma fondò la Biblioteca "Vittorio Emanuele", il Mu­seo Etnografico e contribuì alle più importanti leggi dello Stato, tra cui quella delle Guarentigie, ritenuta opera sua. Dopo le dimis­sioni del 1876, tornò all'insegnamento e al giornalismo con Carlo Troja e Saverio Baldacchini. Nel 1890 fondò la benemerita Dante Alighieri, con lo scopo di tener vivo negli italiani emigrati all'estero il legame di affetto e di cultura con la madrepa­tria. Nel 1895, dopo aver preso parte alla solenne commemorazione del 25° Anniversario di Roma capitale, si spense a Torre del Greco il 22 ottobre.

Uomo di grande ingegno, autore di apprezzati scritti storici e letterari, racchiuse in sé straordinarie doti di umanista-filosofo e di accorto politico, riconosciute da uomini altrettanto insigni: Achille Loria, Teodoro Mommsen, Michele Torraca, ecc.

Alimentato da sincero affetto, il rapporto tra Bonghi e Lucera fu tenace, e si mantenne saldo anche quando l'illustre uomo soffrì l'amarezza dell'ingratitudine: nelle elezioni del 1892, infatti, opposto ad Antonio Salandra, dopo un'accesa campagna elettorale, ne uscì sconfitto. In quell'occasione la preesistente rivalità fra i due divenne incandescente e restò proverbiale per la divisione del Collegio lucerino in accaniti bonghiani e salandrini. In veri­tà la sconfitta di Bonghi fu dovuta più all'unanime consenso tributato a Salandra dagli altri comuni del Collegio, che al tradi­mento di Lucera, che gli fu sempre fedele. A tanta fedeltà egli "consacrò ogni palpito del suo cuore di figlio e l'illuminata te­nacia del suo devoto gagliardo civismo". In Lucera, che egli chia­mava "la mia patria", definendola "antica sede dell'istruzione e della giustizia, le due luci del mondo", amava tornare per rivive­re i momenti della sua prima fanciullezza, col cuore gonfio di ansia e la mente sicura della calda accoglienza, come successe per la memorabile cerimonia d'inaugurazione della ferrovia Foggia-Lu­cera (1887). A Lucera, in diverse occasioni, pronunziò infuocati e memorabili discorsi, di risonanza nazionale, come quello del 29 ottobre 1892 tenuto nel Teatro Garibaldi contro Salandra, e quello del 21 novembre 1893, che sorprende per la sua attualità. Anche in questa sua ultima visita "seria e dignitosa fu l'accoglienza di Lucera al più glorioso dei suoi figli".

Spinto dall'amore del luogo, egli si prodigò molto in favore di Lucera, "i cui diritti inconculcabili difese costantemente a viso aperto". Intervenne fattivamente a difesa del Tribunale, sem­pre minacciato di trasferimento, e dei monumenti lucerini, che, opportunamente restaurati, furono dichiarati nazionali. E Lucera riconoscente gli eresse una statua4 in Piazza dei Tribunali (ammizze San Frangische), e nel 1909 gli intitolò il Convitto Na­zionale con annesso Liceo, la Biblioteca Comunale e una piazza cittadina (ammizze u Carmene), senonché anche dopo morto quelli che erano stati i suoi ingrati oppositori continuarono a persegui­tare il suo nome, che non trovò pace di luogo. E, come per anate­ma, anche a distanza di tempo (1982), il nome di Ruggero Bonghi fu al centro di una diatriba cittadina, risoltasi con lo spostamento del suo monumento da Piazza dei Tribunali – ove era stato collocato a ri­cordo della sua difesa del Tribunale (al suo posto è stato instal­lato il monumento al Padre Maestro, inaugurato il 13 giugno 1983) – e il trasferimento sópe u Cullègge, nel piccolo sito prospiciente il Convitto, che ha preso quindi il nome di Piazza Ruggero Bonghi, dopo lo sfratto anche di questa indicazione da ammizze u Carmene.

Coi suoi esimi rappresentanti5 la famiglia Bonghi di Lucera contrasse distinte parentele, tra cui quelle coi Lombardi e coi Gifuni. La sua dimora era nell'omonimo palazzo (palazzo Bonghi, già di Carlo Caropresa), dotato di un apprezzabile portale del '700, che fa il paio con quello d'ingresso all'attiguo ampio terra­neo, un tempo adibito a cantina ('a candíne de Bonghe).

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1. G. GIFUNI, L'arma di Lucera, Ed. C. Catapano, Lucera 1973. Il libro contiene vari scritti su R. Bonghi da cui emerge la luceri­nità di questo grand'uomo, attraverso i ricordi e le rievocazioni della sua tenera età. In una delle sue visite a Lucera, al ban­chetto dato in suo onore, Bonghi disse: "Il Sindaco di Lucera, ri­cordando come io sia nativo di questa città, ha risvegliato nella mia mente la memoria del tempo che v'ho passato, nella primissima fanciullezza". Pur essendo nato a Napoli, si sentiva fortemente lucerino.

2. SAVERIO BALDACCHINI, poeta e letterato, autore del saggio Puri­smo e romanticismo, collaborò con Carlo Troja al giornale napo­letano Tempo.

3. Le conversazioni avvenivano a Stresa, sul Lago Maggiore; furono raccolte dal Bonghi nelle Stresiane.

4. Opera dello scultore napoletano Achille D'Orsi (Napoli 1845-1929), il monumento fu eretto il 22.10.1899; porta la seguente epigrafe di Francesco D'Ovidio (Campobasso 1849-Napoli 1825): A – RUGGERO BONGHI- ONORE DEL MEZZOGIORNO TRA GL’ITALIANI- ONORE D’ITALIA TRA GLI STRANIERI- PORTENTO D’INGEGNO E DI OPEROSITÀ – CHE DA GIOVANE EBBE SENNO MATURO – SERBÒ FINO ALLA VECCHIEZZA IL CONFIDENTE ARDORE DEL BENE- LA CORAGGIOSA SINCERITÀ DELLA PAROLA – PORTÒ SEMPRE NELLA POLITICA LE IDEALITÀ DI LETTERATO E DI FILOSOFO – NELLA SCIENZA  E NELL’ARTE LO ZELO DI MORALITÀ E DI CITTADINO – PROSATORE E ORATORE SOMMO – CONGIUNSE L’ARGUTA DIALETTICA DEI GRECI – CON LA GRAVITÀ LATINA – INCURIOSO DELLA POSTERITÀ – PRODIGÒ AI CONTEMPORANEI – I TESORI DELLA SUA MENTE INESAURIBILE – LUCERA – CULLA DEI PADRI SUOI QUESTO MONUMENTO POSE – IL XXII OTTOBRE MDCCCXCIX – CON AMMIRAZIONE RICONOSCENZA RIMPIANTO. Il Consiglio Comunale nella seduta del 30 novembre 1982 deliberò il trasferimento del monumento nell’aiuola di fronte al Convitto.

5. Tra gli esponenti della famiglia vanno ricordati l’archeologo Diego Bonghi e Onofrio Bonghi, sindaco di Lucera dal 1808 al 1819, anno in cui ospitò Keppel Craven, ufficiale di Stato Maggiore dell’esercito del Regno Unito. Nipote e se-guace fedelissimo di R. Bonghi fu l’alto magistrato Giuseppe Bonghi.

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