Diverse Città lombarde, per difendersi dalla tracotanza di Federico, si unirono in confederazione (Lega Lombarda); altre, invece, restarono fedeli all-Imperatore.
Le prime decisero di sottrarsi al suo potere promettendo al figlio Enrico il Regno d-Italia. Cosa che, purtroppo, porterà il giovane rampollo all-esilio e quindi alla morte.
Federico combattè, con le proprie forze e con l-aiuto dei Cremonesi, Parmigiani, Reggiani, Modenesi e Pavesi, suoi alleati, contro Ravenna e Mantova.
Essendo non molto agguerrito l-esercito composto da dette città, vennero chiamati da Lucera diecimila Saraceni (1237). (Sismondi- Storia delle Repubbliche Italiane 1237: Questo Monarca rientrò in Italia in agosto alla testa di duemila uomini di cavalleria tedesca, coi quali si congiunsero nelle vicinanze di Verona diecimila Saraceni che egli aveva fatto venire dalla Puglia).
Mantova, visto l-esorbitante numero di soldati dell-esercito imperiale, si arrese e il Papa inviò alcuni legati a Federico per implorare clemenza. Ma essi non furono neppure ricevuti, anzi li spedì celermente al mittente. Indi si spostò nel Bresciano ove mise a ferro e fuoco il territorio di Montechiaro. (Parisio De Cereta – Chronicon Veronense: Eodem anno VII Octobris dictus Imperator cum magno exercitu ivit circa castrum Monteclarii distructus Brixiae. In eius adiutorium interfuerunt Cremonenses, Parmenses, Mutinenses, Regini, et Icerinus de Romano cum quingentis militibus Paduanis, Trivisinis, Vicentinis, Veronensibus et Mantuanis. Et iter fuerunt multi milites de Tridento, et duo milia de Alemanna et VII milia sagittarii Saraceni missi de Apulia).
Oltrepassato il fiume Oglio, a Cortenuova si scontrarono i belligeranti e i Saraceni di Lucera furono i primi ad ingaggiare la pugna combattendo strenuamente e da coraggiosi. Sul terreno caddero uccisi molti Milanesi e diversi nobili della Lega Lombarda vennero mandati prigionieri in Puglia. (Sismondi – Storia dell Repubbliche Italiane).
Anche il Carroccio, carro tirato da buoi con uno stendardo sopra, venne preso da Federico e mandato al Senato Romano.
In tale occasione Pier Delle Vigne, segretario e confidente di Federico, lodò il valore dei Saraceni di Lucera per il coraggio e l-irruenza dimostrati contro l-esercito avverso.
A fianco dell-Imperatore e dei suoi Saraceni si schierò anche Ezzellino da Romano, il quale assoldò trecento Saraceni, ritenuti più fedeli e coraggiosi degli altri soldati, per metterli a difesa di alcuni castelli di Verona, Padova e Vicenza. (Rollandini – De factis in Marchia Tarvisina: Et non multis diebus elapsis adeo provisum est per utrumque, quod ipse Eccellinus habuit in Padua ad soldum Civitatem ipsarum Saracenos circa CCC quos postmodum per castra et per portas Civitatis et alibi disposuit, secundum quod ei melius fuit visum).
Ezzellino usò i Saraceni di Lucera anche nell-assedio di Montagnana, feudo del marchese guelfo Azzo d-Este.
Federico, sconfitti i milanesi, assoggettò anche Lodi e Vercelli, dopodiché assediò Brescia, sempre con a fianco i fedeli Saraceni. Ma, a causa della forte resistenza dei Bresciani, fu costretto a togliere l-assedio.
Ezzellino, intanto, tolto ad Azzo le terre d-Este, mise i Saraceni a difesa della fortezza e delle porte di Montagnana, ove lasciò una guarnigione stabile. (Rollandini – opera citata: Habuit roccham etiam sive castrum, in quo pro ipso tenendo constituit milites omnes de quarterio Pontis Molendinorum de Padua: posuit illic etiam pro custodia castri quondam quantitate Saracenorum? et dum fingeret se ipsum castrum (Montagnonem) dare custodiendum Communi Paduae, devenerat in dominum Eccellinum, qui ipsum nunc tenebat et faciebat custodiri per Saracenos, et per quondam suos de Pedemonte). Indi s-incontrò con l-Imperatore (1238) che, con i suoi Saraceni, si era portato a Padova, ove venne accolto con grandi festeggiamenti.
Dopo qualche giorno di riposo, riprese le armi contro i Lombardi, passando per Vicenza, ove Uguccione gli mise a disposizione Montecchio Maggiore per lasciarvi una guarnigione di Saraceni. (Rollandini – ibidem: Et stans ibidem Vicentiae, fecit sibi Monteclum maiores dari, castrum silicet Uguccionis de Pileo Vicentini distructus, et positis ibi custodibus Saracenis, fecit ipsum ulterius per Imperium custodiri).
Partito Federico da Padova, Azzo riuscì a riconquistare le terre d-Este, ma non la fortezza di Lucio, difesa strenuamente dai Saraceni, i quali, però, dovettero arrendersi per fame.
Ai Saraceni arresi non venne imposto alcun obbligo, né furono passati con le armi.
Federico, nel frattempo, non riuscendo a sottomettere Milano, mise a soqquadro i territori della suddetta Città e di Bologna, radendo al suolo ben diciannove castelli, sempre con l-ausilio dei Saraceni di Lucera. (Guaivano Fiamma – Manipulus Forum, sive istoria Mediolanensis: Imperator vero ex alia parte Civitate Bononiae multa mala fecit, nam Plumatium, et Crevacor castra Bononiensium fonditus evertit, et intrans territorium Mediolanense XII die Septembris Melegnianum, Landrianum, Basilicam Petri et alias villas numero XIX destruxit. Tandem ad Plebem de Locate pervenit, in cuius exercitu fuit Henricus filius eius Rex Sardiniae, Theutonici plusquam quinque millia, Apuli, Tusci, Siculi, et Saraceni de Luceria).
A tanto scempio i Milanesi non stettero inermi, ma decisero di affrontare l-esercito federiciano con le armi in pugno. Presso il fiume Adda i due eserciti si scontrarono e i Saraceni di Lucera, guidati da Altobello de Mariano, di corporatura gigantesca, fecero una grande strage di soldati avversi. Ma anche per loro le perdite furono altrettanto gravi (1239). (Guaivano Fiamma – opera citata: Et ecce quaedam societas Saracenorum apparuit, quibus Ottobellus de Mariano de genere gygantum: major omni viro ab humeris supra cum electis iuvenibus de Bazana occurruit. Pugna committitur: fossata ex Saracenis implentur, multi captivi, et equi in nostrum exercitum deducti sunt).
Pasquale Zolla



















