Come già detto in altro capitolo, alcuni storici propendono per la presenza in questa Città di sessantamila Saraceni, la qual cosa ci fa pensare che Essa era adorna secondo le costumanze musulmane. (La Farina – L-Italia dei tempi più antichi; lib. 3; cap. 22).
I Saraceni, per ordine di Federico, edificarono il Castello nello stesso luogo ove sorgeva la Rocca romana; anzi per la sua costruzione vennero usati mattoni e pietre della stessa Rocca (1235).
Situato sul monte Belvedere, questo grandioso monumento, di figura poligonale, si estende su un-area di circa cinquecento metri. Le mura hanno a nord, ad ovest e a sud quattordici torri quadrate con balestriere, nelle quali vi abitavano le famiglie degli ufficiali della guarnigione; ad est vi sono, inoltre, sette torri triangolari tra due più grandi di forma cilindrica con feritoie, dette: una del Re o Leone e l-altra, merlata, della Regina o Leonessa, che fu opera degli Angioini.
Ha quattro porte di stile gotico, di cui a quella ad est, detta maggiore, si accedeva tramite un ponte levatoio, con poco distante una scalinata che metteva in comunicazione il Castello con il Pozzo dell-Imperatore, situato nel centro della Città nella zona del mercato, tramite una via sotterranea.
Venne costruito, poi, il Palazzo Imperiale, ad est del Castello (oggi si possono notare i ruderi che attestano l-antico splendore) e, al centro di esso, sui ruderi del tempio di Apollo, la moschea.
Tramite la finestra del palazzo imperiale Federico parlava ai suoi sudditi che si assembravano lì sotto. (Tamsilla – Historia de rebus gestis Federici II: Congregato universo populo Civitatis ante palatium regium, Princeps in ipso palatio residens ad finestram prolocutus est ad populum. – vedi: Muratori, opera citata).
Egli amava particolarmente soggiornare in Puglia e, soprattutto, in Lucera tanto che scrisse al Giustiziere di Capitanata di portarvi colà una grande quantità di armenti da destinare alla sua famiglia. (Ex registr. Frider. II in Arc. Reg. Siciliane fol. 106 in Matteo Camera – Annali delle due Sicilie: Cum solatiis nostris Capitanatae Provinciam frequentius visitemus, et magis quam in aliis provinciis regni nostri moram saepius trahimus ibidem. Velimus propterea quod in Capitanata de animalibus nostris habeamus armenta ad usum familiare nostrae).
Con una lettera a Diopoldo Drogano, castellano di Napoli, chiede di mandare a Lucera le statue che si trovavano in detto maniero. (Ex registr. Frider. II fol. 107 in Matteo Camera – Annali delle due Sicilie: Cum velimus imagines lapideas in galesi delatas, quae sunt in castro Neapolis apud Luceriam instanti habere, ac mandemus compalatiis Neapolis, ut ipsas a te requirant, recipiant et statim Luceriam mittant).Federico, come già avevano fatto i Romani, pose in Lucera anche la Zecca, per promuovere il commercio e l-industria. Monete quivi coniate sono state trovate nella zona del Palazzo Imperiale, nei dintorni del quale era posta, appunto, la Zecca.
Monete di rame aventi una piccola croce circoscritta da giri con intorno: F. DEI G. REX SICIL. (Fridericus Dei Gratia Rex Siciliane), con a rovescio: DUCAT. APU. PR. CAPE F. IMPERATOR (Ducatus Apuliae et Principatus Capuae). Altre aventi nel centro la croce contornata da scritta: F. IMPERATOR (Fridericus Imperator) e a rovescio, testa incoronata di Federico con: R. JER. ET SIC. (Rex Jerusalem et Siciliae).
Lucera, naturalmente, perse quasi del tutto il suo antico carattere cristiano, divenendo una fiorente Città maomettana (Lugarah – Civitas Saracenorum). C-è da dire, comunque che i rapporti tra i cristiani e i musulmani non presentarono punti di rottura né, d-altra parte, Federico subordinò gli uni agli altri.
Anche la Sede Vescovile, tranne l-intervallo di tempo tra il 1246 e il 1255, ebbe sempre in Lucera il suo rappresentante.
Pasquale Zolla



















