Storia di Lucera cap. XXI – I Saraceni a Lucera

I Saraceni trasferiti dalla Sicilia non vennero tutti sistemati a Lucera, ma vennero inviati anche in Calabria (Girifalco) e Lucania (Acerenza). Altri gruppi si sistemarono a Stornara, Casal Monte Saraceno (in zona di Roseto Valfortore) e Castel Saraceno (Lucania). Tutte località lontane dal mare onde tenerli distanti dalla loro madre patria (Africa) anche perché, in caso di ribellione nei confronti dell-Imperatore, non avrebbero avuto rinforzi da colà provenienti.


Naturalmente di ribellioni ve ne furono e come e già nel 1224 i Saraceni di Lucera si ribellarono, ma vennero subito sottomessi. Due anni dopo (1226) Federico fu costretto a mettere la Città sotto assedio e, grazie ad uno stratagemma, riuscì a domarli.


Tra i cavalieri di Federico vi era un tal Pietro Fortugno il quale si rase a zero i capelli e, travestitosi da musulmano, riuscì ad entrare in Lucera.


Una notte, mentre i Saraceni erano assopiti, aprì le porte, permettendo così all-esercito imperiale di penetrarvi e, quindi, avere ragione degli insorti. Durante gli scontri tra le due fazioni in lotta il Fortugno, però, rimase ucciso. I figli di costui, in compenso, ebbero in dono dall-Imperatore, grazie all-eroico sacrificio paterno, i Castelli di Consa e di Apia. Tra l-altro, presero anche il cognome di Carusi, per ricordare la testa rasa del padre Pietro. (Inveges. – Nobiliar. apud Bened. Falco).


Dopo la suddetta ribellione, Federico cominciò ad usare i Saraceni come soldati al suo seguito. Anzi in quello stesso anno li usò per combattere il Duca di Spoleto.


Giunti ad Assisi, la assediarono, arrecando gravi danni alla Chiesa, per cui Gregorio IX, pur non essendo ancora pontefice in quanto divenne tale alla morte di Onorio III (1227), lo scomunicò.


Tale scomunica, comunque, è da ritenere che non derivasse tanto dagli scempi fatti nei territori papali, quanto alle continue scuse di Federico per non partire per le crociate in Terrasanta.


Federico, comunque, dopo tanti tentennamenti, per riappacificarsi con la Santa Sede, partì per le crociate (1228), lasciando il Regno di Puglia e di Sicilia nelle mani di Rinaldo, figlio di Corrado duca di Spoleto.


Rinaldo, unitosi al fratello Bertoldo, con i Saraceni di Lucera si portò ad Antrodoco, riuscendo a conquistare dei territori fino a Macerata, mentre il fratello Bertoldo conquistava il Castello di Prusa nei dintorni di Norcia, consegnando i suoi abitanti nelle mani dei Saraceni. (Riccardo da S. Germano – Chron. ann. 1228: Tunc Dux ipse Marchiam intrat, ac Bertholdus frater eius circa Nursiae provinciam remanet. Qui castrum quoddam, quod Prussa dicitur, sibi rebelle dextruxit, eiusque incolas poenis addixit variis et tormentis, et Saracenorum traditos potestati, quos secum de Abulia duxerat, in ipsis cruciatibus exhalare coegit).


Gregorio IX, di fronte a tale scempio, scomunicò i due fratelli e, essendo Federico in Terrasanta, pensò di occupare la Puglia inviando un esercito ben munito guidato da Giovanni di Brenna Re di Gerusalemme, cognato tra l-altro dello stesso Imperatore,  avendo Federico sposato la sorella a Brindisi (1225). Inviò, anche, dei Monaci a Gerusalemme con delle missive al Patriarca e ai comandanti delle milizie colà impegnate per comunicare loro che Federico era al di fuori della Comunità Cristiana.


Venuto a conoscenza di tale sotterfugio, Federico si riappacificò con il sultano d-Egitto e si fece nominare Re di Gerusalemme, essendo di diritto appartenente a suo figlio Corrado, avuto da Iolanda di Brenna, legittima erede di quel Regno. Indi tornò in Puglia, cercando di riappacificarsi con il Papa.


Vista l-inutilità dei suoi propositi, con i Saraceni di Lucera, a cui si erano uniti anche cavalieri teutonici, ricuperò tutti i territori occupati dai papalini, incendiò Sora e assediò Capua.


Gregorio IX, per non incorrere in una pesante sconfitta, decise di incontrarsi con Federico ad Anagni (1231), dove gli tolse la scomunica e gli consegnò tutti i territori usurpatogli da Giovanni di Brenna.


I Saraceni, tornata la pace, rientrarono a Lucera dove, con un atto sacrilego, distrussero la Chiesa di San Pietro in Bagno.


Il Papa, dopo essersi lamentato con l-Imperatore, inviò a Lucera dei missionari per convertire al cristianesimo quei miscredenti.


Tre anni dopo (1233), Lucera crebbe ancora essendovi state innalzate molte altre costruzioni, mentre la vicina Ecana (oggi: Troia), essendosi mostrata fedele più alla Chiesa che a lui, venne abbattuta. (Riccardo da S. Germano – Chron. anno 1233: ? tunc jussu imperatoris Luceriam Civitas Saracenorum firmatur; Troiae moenia diruuntur.


Giannone – Storia Civile del Regno di Napoli).


 


Pasquale Zolla


 


 


 


 























































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