Con l-avvento della Casa Sveva e, particolarmente, di Federico II, Lucera riprese l-antico splendore: venne arricchita di opere magnifiche e di insigni monumenti e rifornita di ogni lusso e infinite raffinatezze.
Ma, facciamo un passo indietro e parliamo del padre di questo grande Imperatore, ovverosia Enrico IV (per altri VI), figlio di Federico I detto il Barbarossa.
Egli dimorò senz-altro in Lucera, come riportato in un Diploma spedito a Rainaldo Vescovo di Ascoli. (Sarnelli – Cronologia dei Vescovi Sipontini; Henricus VI Div. Fav. Cl. Rom. Imp. ?: Ad humanae vitae statum ac. Acta sunt haec anno Dom. Incarnationis 1193 Indict. XI. regnante D. Henrico VI Romanorum Imperatore gloriosissimo anni regni eius 24, imperii vero III. Datum apud Luceriam pridie nonas Iulii.
Ughellio – Italia Sacra tom. 1 de Episc. Ascul. num. 27 in Raynaldo Primo).
Enrico IV riuscì a conquistare la Puglia grazie alla moglie Costanza, figlia di Ruggiero Normanno, Re di Napoli e della Sicilia. Costei, all-età di quarantatre anni, gli diede un figlio a cui fu imposto il nome di Federico Ruggiero.
Federico Ruggiero conobbe appena il padre; infatti lo abbandonò lasciandolo con la madre Costanza.
Enrico, dopo otto anni di governo, venne ucciso in Messina il 28 settembre 1197.
Federico, sotto la tutela di Papa Innocenzo III, venne educato dalla madre alla devozione della Chiesa.
Morta la madre, Innocenzo III divenne il suo protettore. Lo fece sposare, giovanissimo, con Costanza d-Aragona e lo aiutò contro Ottone IV che voleva impossessarsi dei territori del giovane Federico: il Regno di Napoli e di Sicilia, il Ducato di Svevia e diversi altri territori in Germania. Lo avrebbe incoronato anche Imperatore, ma morì prima di poter compiere un tale atto. Cosa che accadde con il suo successore Onorio III.
La morte della madre portò Federico ad allontanarsi dalla Chiesa, tanto che nascostamente cominciò ad impossessarsi di alcuni territori appartenenti alla Santa Sede. Indi apertamente le fece guerra, per cui Onorio III, anche se lo aveva incoronato Imperatore, lo scomunicò (1221).
Federico, intanto, incominciò a pensare di riunire sotto il suo comando i Saraceni che aveva perseguitato e sottomessi. Recatosi in Sicilia, facendo loro grandi promesse, li convinse, a volte anche con la forza, a lasciare la Sicilia e a trasferirsi a Lucera. (Monaco Padovano – Lib. 1; de rebus in Insubria gestis: Ipse (Federicus II) de montibus Siciliane per gravia bellorum pericola deposuit Saracenos, et transferens eos in Apuliam, fecis in Civitate Nuceria communiter abitare).
Il trasferimento a Lucera avvenne e perché le loro razzie in Sicilia erano diventate insopportabili, per cui si voleva rendere quell-isola tranquilla ed immune dalle loro scorrerie; e perché li si voleva allontanare dall-Africa, loro terra d-origine, che impinguava continuamentele loro fila; e perché gli abitanti della Puglia spesso e volentieri gli si ribellavano e con i Saraceni li avrebbe potuto tenere a freno.
Credo, però, che il vero motivo fu quello di ostacolare le pretese di Papa Onorio III che voleva che il Regno di Sicilia e di Puglia dovevano essere separate dalla dignità imperiale e di rimettere, in detti Regni, i Vescovi che gli si erano ribellati e scacciati.
A Lucera, all-arrivo dei Saraceni, grazie anche a Federico, vi rimase il Vescovo con altri dodici cristiani; gli altri si dispersero in territori viciniori. (Telaio – Lib. VII: Et quidam Saracenos adeo fovit Federicus ut eos mercede et dictos magique ceteram christianis militiam coram habere sit visus pratiquam arma tractantes multi orta barbarie an plus ariam siciliane? Magistratos eiusque secretis amore eiusque debet ut Luceriam Apuliam Civitatem eiectis populariter christianis Saraceni dederit intrabit tandam iusque facti memoriam hic ad eos pervenisse videamus sed annuncio vos Saraceni Luceriae quanumque autem ratione sit facta pietate in Luceriam Episcopus ut forum resuscit cum christianis duodecim? Episcopus abitare).
I Saraceni trasferitisi in Lucera tra il 1222/23 furono oltre ventimila. Altri, invece, parlano di sessantamila. (Matteo Paris – Storia d-Inghilterra: Erant autem infideles in ipsa Luceria, plusquam sexaginta millia Saracenorum, quos Imperator convocaverat dubiis bellorum casibus exponendos, et ipsam Civitatem ièsis concesserat inhabitandam).
I Saraceni ampliarono la nostra Città e coltivarono i vasti campi pianeggianti intorno ad Essa. Vi edificarono moschee, innalzarono il Palazzo imperiale e un harem (ove oggi sorge la chiesa di S. Antonio Abate) e, in piazza, un pozzo detto dell-Imperatore. (Nicolò de Cubio – Vita d-Innocenzo IV: Eis etiam (Saracenis) in meditullio terrae Apuliae copiosam et amplissimam aedificaverat Civitatem, quae usque hodie Noceriam nuncupatur. Exquibus aliquos Palatisi et Cameris quorum puellarum, potiis suarum meretricum ad custodiam deputabat).
Federico fu così contento dell-edificazione della Città da far mettere sulle porte della stessa una lapide con la seguente iscrizione:
SAMNITUM URBS FUERAM CONDAM LUCERIA CLARA
ET BENEVENTANI CONSORS DITISSIMA REGNI
DIRUIT IRATUS CONSTANTIUS AT FRIDERICUS
SURGERE ME JUSSIT PULCHRAM FECITQUE POTENTEM
I Saraceni, naturalmente, ebbero da parte di Federico una notevole predilezione, tanto che emanò una legge con la quale si disponeva che potesse essere ucciso qualsiasi cristiano avesse osato offendere un Saraceno. In caso di morte di uno di essi, qualora non si fosse riuscito a scoprire il colpevole, l-intera comunità cristiana era soggetta a pene. (Flavio Biondi – Decad. 2° Hist. ab inclinat. Rom. Imp.: Sed legem in regione promulgavit, qua Saracenos adeo voluti salvos esse, ut contendentes cum illis impune occiderentur: caesorum autem Saracenorum quaestio, si captus non esset, qui vim intulerat, in vicinae regionis populos haberetur, qui aeris summa, ac totidem captum supplicio puniretur).
Pasquale Zolla
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