Il ricco patrimonio di umanità e di tradizione rappresentato dal -Carnevale lucerino- rivive in una pubblicazione fresca di stampa, curata da Michele Conte (ideazione e ricerca) e Massimiliano Monaco (testi e coordinamento editoriale), che verrà presentata sabato sera, 9 febbraio 2008, alle ore 18.30, nel salone di rappresentanza del Circolo Unione di Lucera. Il libro, edito da Catapano Editore in Lucera, riporta foto d-epoca e disegni, questi ultimi realizzati per l-occasione da Costantino Postiglione, ed è diviso in più parti: le origini del Carnevale, il Carnevale di Lucera prima e dopo il 1906, il gioco della Pentolaccia e la tradizione della Quarantana. Sono proprio gli anni tra il 1865 e il 1906 a rappresentare il periodo d-oro del Carnevale lucerino, pensato e realizzato a misura di un popolo borghese che non riusciva a contenere la propria esuberanza. Animatori delle mascherate di gruppo, delle cavalcate in carrozza e delle serate di festa erano personaggi che la tradizione popolare ha reso famosi: Comingio Colasanto, Costantino Lucera, Raffaele Lepore, Daniele Damiani, Marco De Giovine, Michele Britti, molti dei quali erano anche stimati amministratori comunali. L-apertura del Carnevale coincideva con la prima manifestazione pubblica, che generalmente era il Saluto di Carnevale: una gran mascherata del Comitato organizzatore, con ricco lancio di fiori, confetti e coriandoli. Le domeniche seguenti e gli ultimi due giorni di Carnevale erano riservati ai veglioni e ai balli in maschera nel Teatro Garibaldi, alle esibizioni delle Compagnie comiche teatrali e ai balli pubblici. Caratteristici ed esilaranti erano, inoltre, i corsi di carri e maschere, le cavalcate sugli asini, i giochi della secchia piovente e della cuccagna e le diverse battaglie di confetti nella gran piazza del Duomo colma di gente all-inverosimile, fantasticamente illuminata e allietata dal suono di piccole orchestre. Ricomponendo pazientemente le notizie riportate dai periodici che si stampavano a Lucera tra XIX e XX secolo ed altri documenti d-archivio, gli autori consegnano alla nostra conoscenza questo inesauribile patrimonio di vitalità civile e culturale d-un tempo e ci invitano a -riappropriarci- della nostra città e delle sue migliori tradizioni culturali. Mario Monaco



















