27 gennaio, il giorno della memoria – ‘per non dimenticare’.

Shoah è un termine ebraico che significa -sterminio-, una breve parola per indicare la persecuzione e il programmatico genocidio degli ebrei europei da parte del regime nazista nel corso della seconda guerra mondiale. Dal 1933 al 1939 Partito nazista, enti governativi, banche e imprese private misero in atto un-azione comune volta a emarginare gli ebrei dalla vita economica del paese. I non-ariani vennero licenziati dalla pubblica amministrazione; gli avvocati e i medici ebrei persero i clienti ariani; le ditte di proprietà ebraica furono liquidate o acquisite da non-ebrei a prezzi molto inferiori al valore reale. Inizialmente gli ebrei furono infatti costretti a trasferirsi in ghetti circondati da mura e filo spinato poi iniziarono le deportazioni nei campi di concentramento (Lager), adibiti alla funzione di campi di sterminio. Bambini, vecchi e tutti gli inabili al lavoro venivano condotti direttamente nelle camere a gas; gli altri invece erano costretti a lavorare in officine private o interne ai campi e, una volta divenuti inadatti alla produzione per le terribili fatiche e privazioni subite, venivano eliminati. Le destinazioni più tristemente famose furono Buchenwald, Dachau, Bergen-Belsen, Flossenbürg (in Germania), Mauthausen (in Austria), Treblinka, Auschwitz-Birkenau (in Polonia). Quest-ultimo era il più grande tra i campi di sterminio; vi trovarono la morte oltre un milione di ebrei, molti dei quali furono prima usati come cavie umane in esperimenti di ogni tipo. Per una rapida eliminazione dei cadaveri, nel campo vennero costruiti grandi forni crematori. Al termine della guerra, si poté calcolare che nei campi di sterminio avevano trovato la morte più di sei milioni di ebrei.
Questo è quello che ci racconta la storia, quello che non deve essere dimenticato, perché solo dagli errori del passato si può imparare a non ripetere gli stessi orrori. Oltre ai condannati a morte -ufficiali-, migliaia di persone furono rinchiuse nei campi di concentramento senza nessuna colpa, senza nessuna condanna. Uomini, donne e bambini che avevano il torto di essere ebrei o di essere passati per caso in una piazza o in una strada nel momento del rastrellamento. Questi campi di concentramento sono una vergogna dell-umanità, conseguenza della violenza latente dell-animo del genere umano che aspetta solo l-occasione per manifestarsi in tutto il suo orrore, come già detto dal filosofo inglese Bertrand Russell – -Questi mali non possono essere sanati da un odio cieco contro i responsabili. Quest-odio ci renderebbe simili a loro-. E- necessario capire le circostanze che hanno trasformato gli uomini in bruti, capire non per perdonare ma per evitare il ripetersi della Storia. Ricordare è sperare di far nascere non un inutile senso di vendetta, ma una larga compassione anche per i criminali meschini oltre che per le loro vittime, per arrivare ad eliminare le fonti della crudeltà nella natura umana deformata da cattivi sistemi sociali.


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Durante la seconda guerra mondiale, donne e bambini ebrei furono rinchiusi nei campi di concentramento ed eliminati in massa. Ecco qui un-accusa tremenda contro gli orrori compiuti a carico perfino di bambini innocenti, una poesia scritta da Joice Lussu.


Un paio di scarpette rosse
C-è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove;
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
<< Schulze Monaco >>
c-è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald
servivano a far coperte per i soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
c-è un paio di scarpette rosse
di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l-eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono
c-è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.


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