Il Principato di Benevento continuò ad avere notevole importanza anche sotto il dominio di altri principi, quali Sicone, Sicardo e Radelchi (o Radelchisio o Radelgisio). Durante la signoria di Radelchi, Landolfo conte di Capua gli si ribellò e chiese l-intervento a suo favore di Siconolfo, fratello di Sicardo Principe di Benevento, che era stato imprigionato a Taranto. Nell-840-, grazie a Landolfo, Siconolfo, divenuto principe di Salerno, cominciò a pugnare contro Radelchi riuscendo a conquistare diverse Città: Capua, Sarno, Teano, Sora e gran parte della Puglia e della Calabria. Ludovico II, figlio dell-Imperatore Lotario, lasciato da questi a Pavia a governare l-Italia con il titolo di Re, intervenne per comporre le divergenze nate tra i due pretendenti. Giunto a Benevento, alla presenza di tutti i nobili, divise il Principato in due: quello di Benevento e l-altro di Salerno. A Siconolfo toccò il Principato di Salerno, che si estendeva verso il mare Tirreno; a Radelchi, quello di Benevento, ove dimorava, che si estendeva verso il mare Adriatico e che comprendeva anche Lucera (851). Landolfo, a sua volta, prese le distanze dal Principato di Benevento, creando un terzo Principato: quello di Capua. Tra i tre Principati la discordia regnava sovrana e Radelchi, non avendo forze abbastanza numerose per combattere Siconolfo, si adoperò per l-intervento, a suo fianco, dei Saraceni i quali, anziché portargli aiuto, s-impossessarono della Città di Bari, Taranto ed altre ancora, apportando ovunque distruzione e morte. Costoro, inoltre, a seconda del vento, parteggiavano ora per Radelchi ora per Siconolfo, portando nei loro Principati saccheggi e massacri di persone. Larino, Lesina e la stessa Lucera, che pur aveva cercato di resistere a quegli scempi, subirono tali onte. (Anonimo Salernitano – In Chronic. cap. 66, ripreso dal Muratori – Script. Rer. Ital., Tom. 2, parte 2: Inde ipsi in Apulia fines perveniunt paene omnes Civitates Apuliae depopulantur, omnes homines, qui ad instar segetum excreverant, occidunt). Per arginare tanta crudeltà ed insolenza da parte dei Saraceni, non essendo le forze dei Ducati e Principati all-altezza di fermarli, venne invocato l-intervento di Ludovico II (866), il quale emanò un editto affinché i Conti, i Castaldi e gli Abati inviassero i loro vassalli ben armati a Lucera, dove si sarebbero riuniti alla sua armata. (Camillo Pellegrino – In Historiola Princip. Longobard., parte 1, tom. 11 Rerum It.: Iter erit nostrum per Ravennam, et immediate mense Martii in Piscariam, et omnis exercitus Italicus nobiscum. Tuscani autem cum populo, qui de ultra veniunt, per Romam veniat ad Pontem Curvum, inde Capuam, et per Beneventum descendant nobis obviam Luceria. VIII. Kalendas Aprilis). Ludovico, portando con sé anche la moglie Angilberga, passò per Sora, si portò a Montecassino, dove fu ricevuto dall-abate Bertario e dal vescovo di Capua Landolfo con truppe portate dal suo paese e che, in seguito, fece disperdere per non prendere parte alla spedizione punitiva. Cosa che fece infuriare Ludovico a tal punto da assediare Capua e distruggerla, dopo tre mesi di duro assedio. Indi si portò a Salerno, Amalfi, Pozzuoli e Benevento, raggiungendo, poi, Lucera nella primavera dell-867. (Muratori – Annali d-Italia anno 867: Venuta la primavera l-Imperatore Ludovico ammassato in Lucera, ossia Nocera città di Puglia, tutto l-esercito suo, si mosse contro dei Saraceni con disegno di assediare Bari, capitale delle loro conquiste. Erchemperto – Histor. cap. 33). Ludovico si mosse da Lucera, contro i Saraceni asserragliatisi in Bari, con l-intera armata. Purtroppo le cose non andarono secondo i suoi desideri. Infatti nel primo approccio, piuttosto violento, vi rimase sconfitto con grandi perdite di uomini. Però non si perse di coraggio, anzi invogliò con parole e con l-esempio le truppe a riprendere la pugna contro i barbari invasori del suolo italico. Dopo una sanguinosa battaglia che si protrasse per un intero giorno, uscì vincitore e si portò verso Bari, che cinse d-assedio. Indi sottomise Matera, radendola al suolo, Venosa e Canosa, ove pose delle guarnigioni, e Oria. Dopo un lungo assedio durato quattro anni, Bari si arrese e molti Saraceni furono trucidati (febbraio 871). Nello stesso anno, venne incoronato Imperatore da Papa Adriano II. (Leone Cardinale Ostiense – Chronic. Cassinens., lib. 1, cap. 38: Inde Salernum adiit, dehinc migravit Amalphim. Puteolim quoque pergens eiusdem utitur lavacris, perque Neapolim rediens, Suessulam adiit. Demum apud Valtem Caudinam castrametatus, non multo post intravit Beneventum. Congregato autem apud Luceriam Apuliae Civitatem omni exercitu suo, cum Saracenis repente congreditur. A quibus primo certamine superatus, demum ex his, opitulante Deo, victoriam insignam adeptus, omnibus eorum potitus est castris. Inde Barim contendens, quatuor illam annis obsedit). PASQUALE ZOLLA



















