Lucera, 20 Maggio 2024

Civitas Artis ‘ tre interventi artistici nella Torre della Leonessa nel castello Svevo di Lucera


Progetto promosso dall-Accademia di Belle Arti di Foggia, dalla Regione Puglia Assessorato al Mediterraneo e Attività Culturali, dall-Assessorato alla Cultura Comune di Lucera e dal Centro Studi Mecenate di Lucera, in collaborazione con il CRSEC Foggia 30 – Lucera


Responsabile del progetto prof. Salvatore Lovaglio


Progetto incluso nell-ambito del -Programma delle Attività Culturali 2007/2009- della Regione Puglia, di cui all-art. 14 della L.R. 6/04.


 


 


ANTONIO MARIA PECCHINI – (Portopalo, f-174, Natale 1996)


presentata dal prof. CLAUDIO CERRITELLI


Dal 23 dicembre al 04 gennaio 2008


Inaugurazione domenica 23 dicembre 2007 ore 11.00


 


Orario: da martedì a domenica dalle 09.00 alle 14.00 nello spazio espositivo della Torre della Leonessa


 


Per informazioni: Prof. Salvatore Lovaglio tel. 368 3638290


                         Centro Informazione Turistica piazza Nocelli, 6 – Numero verde 800-76760


                         CRSEC Foggia-30 tel. 0881 540788


                         Daniela Corfiati tel. 347174049


 


Volti del tempo anteriore (per A.M.Pecchini)


 


Nella concezione spaziale di Antonio Maria Pecchini è sempre prevalsa la poetica dei luoghi per suggerire le potenzialità evocative delle sue sculture, ……Pecchini ci ha abituato a diversi modi di mettere in scena gli oggetti, i materiali, le icone del suo immaginario legato alle fonti della storia e della memoria. Lo ha sempre fatto calcolando con estremo rigore gli equilibri tra il denso fluire della cera e la mutevole consistenza del legno, tra le sonorità sottili delle forme metalliche e le risonanze cromatiche prelevate dagli elementi dall-ambiente circostante.


In questa consapevole armonia tra natura e artificio  l-artista non ha mai smentito la sua vocazione a sollecitare la percezione magica delle forme, spingendo ogni pretesto figurale verso la liturgia simbolica della materia. Materia fatta di frammenti e di reperti ancestrali, di cumuli e di nuclei disposti nello spazio  come sacra dimora dello sguardo che cerca nuovi  riferimenti al di là del perimetro circoscritto della vita.


Per questa istallazione presso la Torre della Leonessa nel Castello Svevo di Lucera l-atteggiamento di Pecchini non smentisce il suo modo di sentire lo spazio poeticamente, riprende in tal senso l-idea della -barca- come contenitore virtuale di passato e presente. L-artista ne re-inventa il profilo disponendo sul pavimento una serie di volti che già in se stessi alludono all-idea di barca-sarcofago, costellazione di segni disposti a intervalli regolari sul pavimento, segni premonitori di altre possibili avventure.


I molteplici visi/visioni creano infatti una sensazione totale di istanti interiori e al tempo stesso universali,  espressioni mute e impassibili scavate nella candida purezza del tufo.  Nulla che possa distogliere l-attenzione dello spettatore da questo spettacolo di religiosa fissità con il quale l-artista fa dialogare la vita con la morte, la forma antropomorfa con il suo astratto simulacro   proiettato altrove, verso l-indistinta immensità del tempo anteriore.


Se è vero che i visi emergono appena dall-incavo dei blocchi tufacei che li contengono è anche certo che questi stessi elementi plastici sprigionano una energia luminosa che riguarda non solo la specifica fattezza dei volti, ma tutto il peso icastico della forma…………………..


Questa intensa seduzione plastica è ancor più sottolineata dal contrasto luminoso che si stabilisce tra l-algida durezza dei blocchi tufacei e la morbida sabbia nera che delinea il perimetro della grande barca.


………un-ombra dilatata della memoria che accoglie la moltitudine delle anime sottratte alle fatiche dell-esistenza, anime strappate ai ritmi della vita, anime sommerse in quello che Pecchini definisce -un proprio acquatico mondo-.


Ecco allora che la barca rimanda ad un significato trascendentale, al tragitto dell-anima che vaga nel grande mare della vita e della morte, del giorno e della notte, della luce dischiusa degli sguardi e dell-oscurità splendente del buio, doppia identità che non smette mai di svilupparsi sulle sponde dell-umano sentire.


……………..Tutto ciò è formalmente riconducibile alla struttura dell-istallazione dove la metafora del viaggio, il naufragio tra le onde e la speranza di lasciare memoria duratura della vita,  si sdoppia sia nella dimensione primaria dell-icona (la barca appunto), sia nel fatto che essa contiene la composizione di barche-volti, aspetti complementari di un-unica realtà.


A questa unità di energie disperse nel cosmo guarda l-artista non senza disincanto, ed è uno sguardo prolungato che considera l-uomo contemporaneo  afflitto e in conflitto con i vincoli della materia, in bilico tra contaminazione e trasfigurazione.


In sostanza Pecchini sogna di raggiungere, attraverso l-imbarcazione di quest-opera, quella sintesi formale che racchiude in sé – dopo quasi trent-anni di ricerca – tutte le sue quotidiane ossessioni creative: la sensualità tattile del corpo,  i profumi aromatici della natura, le alchimie segrete dei materiali, la loro trasfusione nei percorsi visibili dello spazio.


……………..Quella di Pecchini è dunque un-arte che – pur senza mai essere concettuale- riflette su se stessa, agisce soprattutto sulla forza simbolica dei materiali, capaci di captare l-eco delle forme come  ombre silenziose nell-assordante babele di linguaggi.


Dalla presentazione in catalogo a cura di Claudio Cerritelli                                                                                      


 


Antonio Maria Pecchini Nasce a Busto Arsizio nel 1947. Si diploma all-Accademia di Belle Arti di Brera e dal 1974 insegna Scultura e Educazione Visiva  presso il Liceo Artistico Statale -Paolo Candiani- di Busto Arsizio. Città nella quale vive e lavora


La sua è una scultura che è andata sempre più avvicinandosi a dimensioni simboliche, in cui, il pensiero della forma, pur affermandosi in modo concettuale, non disdegna una forte connotazione fisica e tattile, dove lo spazio diventa volontà di isolamento della foema quale momento di assoluta meditazione formale attorno alla scultura.


La ricerca scultorea dell-autore è costituita da forme assolute e da elementi primari giocati sul filo di una continua metamorfosi con il reale i quali danno allo spazio di rappresentazione la connotazione di un luogo e di un rito simbolico.


Alcune sue opere sono conservate presso le Civiche Raccolte dei Comuni di Milano e di Busto Arsizio (VA), nella Galleria d-Arte Moderna di Gallarate (VA) presso il Museo Giovanni Tancredi di Monte Sant-Angelo (FG) nel Museo Cesare da Sesto a Sesto Calende (VA) e presso la Pinacoteca Villa Soranzo a Varallo Pombia (NO)      


 

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