Storia di Lucera (cap. XVI) – Lucera contesa da Pipino Re d’Italia e Grimoaldo III Principe di Benevento


Morto Liutprando, venne eletto suo successore il duca del Friuli Rachi (744), il quale, a cinque anni dalla sua elezione, preferì abbandonare ogni titolo nobiliare per ritirarsi a vita umile nel chiostro di Cassino.


Il titolo venne dato al fratello Astolfo (749), uomo molto ambizioso che, nel tentativo di scacciare dall-Italia i Greci, rivolse le sue armi anche contro Roma dove il Pontefice Stefano II chiese aiuto a Pipino il Breve, Re di Francia, il quale scese con un forte esercito e lo sconfisse, rilegandolo, poi, in Pavia.


Alla morte di Astolfo (757), non avendo questi lasciato eredi maschi, venne eletto Re dei Longobardi il duca d-Istria Desiderio, che associò al trono il figlio Adelchi o Adelgisio che dir si voglia.


Desiderio occupò molti territori che facevano parte del patrimonio della Chiesa e il Papa Adriano I fece di nuovo ricorso ai francesi, propriamente a Carlo Magno, invitandolo a portarsi in Italia per venire in suo soccorso.


Carlo Magno non aspettava occasione migliore per allargare i confini del suo regno. Scese in Italia (775) con un esercito agguerritissimo, sconfisse Desiderio, dopo averlo assediato per diverso tempo in Pavia, e lo portò in Francia come suo prigioniero.


Adelchi (o Adelgisio), figlio di Desiderio, che dal padre era stato associato al trono, per timore di fare la stessa fine del genitore, abbandonò l-Italia e si trasferì a Costantinopoli, ove, però, trovò la morte.


Carlo Magno divenne, così, non solo Re dei Franchi, ma anche dei Longobardi.


Duca di Benevento era Arechi II (o Aregisio), genero di Desiderio, il quale anziché sottomettersi al nuovo arrivato, si proclamò Principe e, per convalidare questo suo titolo, non solo usò scettro e corona spettanti a detti nobili, ma rinforzò anche il presidio militare posto in Lucera, ritenendo questa Città punto importante per la difesa del suo Ducato che si estendeva su quasi tutto il Regno di Napoli (Giannone – Storia Civile del regno di Napoli – tom. 1, lib. 6, cap. 1) e su buona parte della Puglia: da Bari a Siponto, compreso il Gargano e quindi Lucera; sull-Abruzzo ed il Molise.


Carlo Magno ridiscese in Italia e a Capua vinse e sottomise Arechi, obbligandolo a riconoscere sia la sua sovranità che quella del figlio Pipino, a pagare un tributo annuo di settemila soldi in oro e a consegnargli dodici ostaggi, tra cui due suoi figli.


Ricevuti gli ostaggi, Carlo rimandò al padre Arechi  il primogenito Romoaldo e portò con sé, in Francia, il secondogenito Grimoaldo (787).


L-anno dopo, morto Arechi, Carlo inviò a Benevento come reggente Grimoaldo III, che aveva come ostaggio, con l-obbligo di riconoscere e quindi dipendere non solo da lui ma anche da Pipino suo figlio che aveva nominato Re d-Italia. Inoltre gli ordinò di demolire le fortezze site nel Ducato, tra cui quella di Lucera.


Grimoaldo III, giunto a Benevento, per tutta risposta non solo non si attenne alle imposizioni di Carlo, ma fece cancellare dalle monete anche l-immagine del Re dei Franchi. Tale atto provocò l-ira del Re d-Italia Pipino che, dopo aver inutilmente, tramite ambasciatori, cercato di convincerlo alla sottomissione, gli dichiarò guerra (801).


Pipino, sottomessa la Città di Ortona (802), si avviò con il suo esercito verso Lucera che, dopo un lungo e duro assedio, gli si sottomise. Indi pose, in detta Città, un suo presidio di soldati con a capo Vinigisio (o Guinigisio), duca di Spoleto. (Muratori – Annali d-Italia: vol. 4, ann. 82;


Giannone – opera citata – vol. 1;


Erchemperto – Hist. Longob. Benev. num. 5: Nam tellures Theatensium, et urbes a dominio Beneventanorum tunc subtractue sunt usque in praesens: nec non Luceriae Urbs tunc capta est, sed celeriter a praefato Grimoaldo acquisita, apprehensa in ea Guinichisio Duce Spolitensium cum omnibus bellatoribus inibi reperfis).


Grimoaldo III, dopo che Pipino ebbe lasciata Lucera, si portò quivi con il suo esercito, l-assediò e, dopo alcuni mesi, riuscì a sottometterla facendo prigioniero lo stesso Duca Guinigisio che, essendo gravemente ammalato, venne lasciato libero di tornare nel suo Ducato. (Reginone, Abate Prumiense, in Vita Caroli M.: Orthona Civitas Italiane in deditionem accepta. Luceria quoque frequenti obsidione fatigata, et ipsa in deditionem venit, praesidiumque Francorum in ea positum est. Imperator aestatis tempore in Arduenna venationi indulgens misso exercitu Transalbiones Saxones vastavit. Tunc Grimoaldus Beneventorum dux in Luceriam Winigisium Comitem Spoletii, qui presidio praeerat, adversa valetutidine fatigatum obsedit, et in deditionem accepit, captumque honorifice habuit.;


Anonimo – Annali dei Franchi ab ann. 714 ad 843: Orthona Civitas in Italia in deditionem accepta; et Luceria similiter, positumque in ea praesidium nostrorum, Winigisius dux Spolitanus, qui presidio praeerat, a Grimoaldo obsessut et captus est).


Grimoaldo III morì nell-806 senza mai riconoscere né la sovranità di Carlo né quella di suo figlio Pipino quale Re d-Italia.


Non avendo figli maschi, venne eletto, quale suo successore, il figlio del suo tesoriere, che prese lo stesso nome del Principe defunto, ovverosia Grimoaldo . (Muratori – Opera citata – da Anonym. Salern., cap. 29: Defuncto itaque Grimoaldus, Ildirici filuis Grimoladus (quilingua theodisca, qua olim Longobardi utebamtur, Storeseyz fuit appellatus) in Principali digitate est elevatus).


 


PASQUALE ZOLLA 


  

























































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