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Le intercettazioni avvelenano la politica

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L’angolo di Antonio Di Muro

Le intercettazioni stanno avvelenando e inquinando la politica, che già di per sé era conciata maluccio. I fatti di questi giorni - addirittura col coinvolgimento del Quirinale - stanno dimostrando che è stato un errore non disciplinare a tempo debito la materia, che ora ciascuno usa pro domo sua per attaccare e demolire l’avversario di turno. Casini ha detto che sono atti di inciviltà quelli pubblicati al di fuori del quadro processuale e che in molti casi riguardano persone non coinvolte nelle indagini, ma “spiate” da intercettazioni indirette, come è accaduto per Nicola Mancino a colloquio col Capo dello Stato. Adesso tutti si stanno rendendo conto che le intercettazioni sono diventate uno strumento di lotta politica di cui non si può fare a meno. Ricorrono ad esse anche quei magistrati che pensano di fare carriera, utilizzando impropriamente elementi di indagine processuale. Insomma, siamo al tutti contro tutti. Nonostante questo giace in Parlamento una legge che non si riesce ad approvare, perché i distinguo sono troppi. E quando questi sono troppi le cose vengono insabbiate. Intanto, si potrebbe procedere già con le norme attualmente a disposizione. I magistrati potrebbero secretare i contenuti degli interrogatori o decidere quali notizie di indagine possono essere o meno pubblicate. Allo stato non si capisce chi manda il materiale delle intercettazioni agli organi di informazione: i magistrati inquirenti? Gli avvocati delle parti?  Gli operatori di cancelleria? Gli infiltrati nelle Procure? Le forze dell’Ordine? Non si sa. Tutti smentiscono, per cui  si ricava che le notizie giungono ai giornali da sole, senza accompagnatori! E, intanto, tra dichiarazioni di principio e inerzia parlamentare, la politica sprofonda nella considerazione popolare. Ormai siamo a livello zero e di ciò si compiacciono i comici Grillo, Benigni, Guzzanti ed compagnia cantando che si propongono a governare l’Italia. E mentre la crisi sta divorando il portafoglio dei cittadini e la disoccupazione è come un tarlo che manda la gente al suicidio, i partiti continuano imperterriti a  ripetersi e a riciclarsi, pensando soltanto alla difesa della Casta, come è confermato dalla mancata approvazione della riforma elettorale. Una politica inerme, inefficace, pasticciona, arrogante che andrebbe riformata dal basso? Ma, come, se i cittadini non possono neppure scegliersi i propri candidati?

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