Storia di Lucera (cap. XV) – Lucera sotto il Re Liutprando – Il Vescovo Marco II porta l’icona di Santa Maria a Lucera


Liutprando, figlio e successore di Anasprando, riuscì a ridare ai Longobardi  l-autorità sull-Italia perduta con Grimoaldo duca di Benevento.


Cristiano e fervente cattolico, informò la legislazione longobarda ai principi cristiani e tentò la fusione dei popoli longobardo e romano.


Sostenne con le armi Papa Gregorio II contro l-Imperatore d-Oriente Leone Isaurico il quale perseguitò la religione cristiana facendo distruggere tutte le icone sacre esistenti nell-Impero.


Contro tale empietà si sollevò tutto il popolo italico e i Ravennati riuscirono a porre fine alla vita terrena di Leone Isaurico grazie anche all-aiuto dei Longobardi.


Liutprando riuscì a liberare da Costantinopoli il Papato e, visto il diverbio iconoclastico esistente tra la Santa Sede e i Bizantini, cercò di cavalcare la situazione per espandersi, ma la Chiesa lo fermò ottenendo, tra l-altro, in dono la Città di Sutri con altri territori intorno a Roma. (Cantù – Storia Universale – Longobardi, Baldo lib. IV § 18)


Lucera venne governata dai Longobardi, per cui era retta da leggi e magistrati Longobardi. Essendo una delle Città più importanti della Puglia, reggeva il governatorato della Provincia ed aveva una guarnigione regia piuttosto numerosa.


Sotto Liutprando Lucera progredì anche nella fede, grazie anche al suo Vescovo Marco II il quale parlò al Re e ai suoi soldati affinché il Ducato di Spoleto venisse restituito a Trasamondo. Cosa che venne fatta! Indi si recò a Roma per partecipare al Concilio (22 Marzo 744, anno tra l-altro in cui detto Re passava a miglior vita) voluto da Papa Zaccaria per ristabilire la disciplina ecclesiastica. (Baronio – Annali 743)


Di ritorno dal Concilio Marco II portò con sé a Lucera dei Benedettini i quali eressero una Chiesa in onore di San Giacomo e Barnaba; fondarono un Monastero, elevato poi a Priorato e Prepositura del loro ordine (Codice Dipl. Cavese, V), e una Colonia Agricola in zona Lama Cupa che, in seguito divenne Casale con il nome di Casale di San Giacomo. (Carabellese – L-Apulia pagg. 534/535; Edoard – Sthamer, cap. 1, 10, n. 39/40/41)


La Colonia Agricola, col tempo, crebbe grazie anche alle donazioni fatte da nobili, tra cui quella del Conte Enrico di Montesantangelo il quale donò al Monastero quarantadue vassalli con le rispettive famiglie. (Cava: Marzo 1803 – Arm. B., n.27 e Dicembre 1906 – Arm. D., n. 11: ? ac cum facultate suspiciendi undique vassallos ad incolendum locum ipsum sub omnimodo jurisdictione sacri Monasterii Cavensis et quod omnibus hominibus suis liceat se, et bona sua praefato Monasterio offerre).


Oltre ai suddetti benemeriti Benedettini, Marco II portò a Lucera da Roma la Statua di Santa Maria, che venne posta nella restaurata Cattedrale distrutta da Costante II.


Maria divenne da subito Patrona della Città (Civitas Sanctae Mariae) ed anche la sede vescovile venne a Lei dedicata.


Come per il Monastero di cui sopra, anche a Maria furono fatte donazioni, tra questi mi piace riportare la donazione fatta da una donna, chiamata Dumnana, moglie del maestro Azo, la quale, volendo provvedere al bene e alla salvezza dell-anima sua, si recò, di propria volontà e con il consenso del marito, alla Chiesa della Beata Vergine Maria e, alla presenza del giudice Truppoaldo e del notaio Adelferio nonché di testimoni e uomini del clero, si appressò all-altare ove c-era il simulacro della Madonna e Le offrì i suoi capelli e se stessa.


Stabilì anche che, dopo la sua morte, la sua casa, le vigne e tutti i beni mobili ed immobili fossero dati a Lei, alla Celeste Patrona della Città di Lucera. (Carabellese – L-Apulia – Appendice: doc. XIII d. d.).


 


Pasquale Zolla


 


 


 























































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