Storia di Lucera (cap. XIV) – Lucera Castaldato sotto il Ducato di Benevento viene rasa al suolo da Costante II


I Longobardi, abitanti nella Pannonia e nel Norico, aiutarono il generale Narsete a scacciare i Goti dall-Italia ma, quivi giunti, dopo la sua morte, decisero di conquistarla.


Nel 568 d. C. sotto il comando di Re Alboino s-impadronirono di quasi tutto il Bel Paese, tranne Roma e dintorni nonché Ravenna, Napoli e parte della Calabria e della Puglia che rimasero fedeli all-Imperatore d-Oriente.


Alboino pose la sua sede in Pavia, mentre le altre Città le fece governare dai Conti i quali non erano possessori di quanto veniva loro assegnato, ma erano solo dei Governatori. Alcune Province, inoltre, vennero governate dai Duchi i quali, a loro volta, davano ai Conti il Governatorato di alcune grandi Città. Questo perché i Duchi riconoscevano solo la sovranità del Re, ma erano totalmente indipendenti da loro.


A quel tempo tre Ducati emersero per importanza: Friuli, Spoleto e Benevento. Quest-ultimo sembra essere stato fondato nel 571 dal longobardo Zotone, giunto qui in aiuto di Narsete e quivi fermatosi con le sue truppe.


Il Ducato di Benevento era molto esteso in quanto comprendeva quasi tutte le Province del Regno di Napoli.


Lucera  fece senz-altro parte di Esso in quanto citata durante il Ducato di Romoaldo.


Durante il dominio Longobardo molte Città vennero amministrate dai Castaldi, dignitari con funzioni di amministratori per conto del re,  i quali, pur non avendo importanza come i Conti e i Duchi, si trovavano ad amministrare Città e terre di notevole estensione (Castaldati) e, a volte, più potenti delle stesse Contee.


Lucera fu uno dei Castaldati più insigni del tempo in quanto a Lei  erano sottoposte Città e terre che si estendevano fra il Castaldato di Bari e quello di Chieti. (Pietro Giannone – Storia civile del Regno di Napoli lib. 17 cap. 5: Fuvvi il Castaldato di Bari assai celebre presso i Longobardi, onde avvenne che ai tempi dei Normanni ottenne questa Città il primato di tutta la Puglia, e fosse riputata suo Capo e Metropoli. L-altro di Lucera e Siponto Città in Capitanata assai illustri, sotto il di cui Castaldato comprendevansi tutte quelle Città e terre che erano tra il Castaldato di Bari e quello di Chieti)


Che Lucera abbia avuto un-estensione territoriale enorme lo si deduce da Camillo Pellegrini il quale parla di Essa come Città già Longobarda che si estendeva dal fiume Tiferno fino a quello di Trigno, nei pressi della Città di Trivento. (Dissert. 7. Fines Ducat. Benev. ad Septentr.: Post haec igitur Beneventanus finis ad Luceriam opulentam Apuliae civitatem, ut eam dicit Paulus Diaconus diu substitit; cujus ager (certe Beneventana ditio) ad Tiferni fluminis ostia, et in mediterraneis ad fluvium Trinium pervenisse videtur).


Della grandezza e della ricchezza, soprattutto dovute alle colture del vasto territorio, di Lucera si hanno tracce in diversi storici. (Paolo Diacono – De gestis Longob. lib. 5 cap. 7: Luceriam quoque opulentam Apuliae civitatem expugnatam (Costantius) fortius invadens, diruit et ad solum usque prostravit.


Anastasio Bilbliotecario – Epitome Chron. Cassin.: Hic (Costantius) contra Longobardos, qui Italiam vastabant milites contrahens, ab orientali Roma venit Athenas, indeque mare ingressus Tarentum applicuit; indeque egrediens omnes Apuliae Urbes diversis praeliis caepit, et Luceriam opulentissimam Urbem expugnatam invadens diruit, et ad solum usque prostravit.


Anonimo – In Vita S. Barbati Ep. cap. 1 num. 6 presso i Bollantisti alli 19 Febbr.: Opulentissimam Luceriam cum gravissimis praeliis (Costantius) caepit: ejusque omnibus praedonum direptis manibus eam ad solum usque prestravit).


Di Lucera poco si parla durante la dominazione del Ducato di Benevento; sue notizie, anche se non belle, si hanno con l-avvento ad Imperatore d-Oriente di Costante II.


Prima, però, di parlare di questa spietato Imperatore, bisogna dare uno sguardo ai Longobardi e alla loro espansione sul territorio Italiano.


Ariberto, ultimo re Longobardo, alla sua morte divise il Regno d-Italia tra i suoi due figli: Bertarido, con sede a Milano, e Godeberto, con sede a Pavia.


Tra i due fratelli non correva buon sangue e ben presto vennero alle armi.


Godeberto chiese al Duca di Benevento Grimoaldo di intervenire al suo fianco contro il fratello. Grimoaldo, per tutta risposta, lo fece uccidere e Bertarido, per timore di fare la stessa fine, fuggì, lasciando via libera al Duca di Benevento di impossessarsi del trono del Regno d-Italia.


Grimoaldo, divenuto re, pose la sua sede a Pavia e nominò suo successore, nel Ducato di Benevento, il figlio Romoaldo.


Gli Imperatori d-Oriente vedendo estendersi a vista d-occhio la dominazione Longobarda sull-Italia, pensarono di intervenire per porre fine alla loro potenza. Fu così che nel 663 Costante II (Fluvius Heraclius Costans), divenuto Re in seguito ad una congiura militare,  lasciò Costantinopoli con molte milizie per trasferirsi a Roma. Durante il suo percorso si fermò ad Atene dove accrebbe le sue truppe con militi greci; indi si portò a Taranto dove, saputo che il Duca di Benevento aveva posto la sua sede in Pavia con il grosso dell-esercito, si portò nel Beneventano.


Lucera fu la prima Città ad opporgli resistenza, anche se blanda in quanto riteneva l-intervento di Costanzo II solo un-azione dimostrativa della sua potenza. Questi pose il suo accampamento nei dintorni della Città che, di lì a poco, venne sottomessa e i soldati greci, per depredarla delle sue ricchezze, la misero a ferro e fuoco. (Flavio Biondo – Dec. I. lib. 9 Histor. ab inclinat Romam Imp.: Costantius, quem timuerat Romualdus, primo ad Luceriam firmavit castra, cujus oppidani, licet perfidia in Longobardos non sint usi, parvam defensionis, patriae susceperunt curam, quod nullam ab Imperatoris Romani victoria incommodum formidarent. Hinc factum est, ut militibus Longobardis, qui presidio inerat, non satis resistere valentibus, Greci Luceriam viribus sunt potiti, quam civitatem tunc opulentissimam avidissime spoliaverunt, et tamquam in solo barbarico non in Italia esset ferro igneque vastatam, solo aequarunt).


Alcuni Lucerini con il Vescovo a capo riuscirono a fuggire e a portarsi alle falde del Gargano ove fondarono Lesina. (Anonimo – In acta S. Pardi num. 3: Lucerinus autem Episcopus, qui antequam Civitas obsideretur, sua egressus Diaecesi, latenter fugerat cum suis Clericis in quondam Apuliae partem, condidit oppidum nomine Lesinam in quo moratus est per multos annos).


Altri storici ritengono che la nascita di Lesina sia dovuta ad alcuni pescatori dalmati e che i lucerini, ivi giunti, l-accrebbero e la fortificarono. (Russato – De Origine Lesinae presso il Polidoro nel Comment. ad Manim. S. Pardi cap XIII num. 1 : Secundum antiqua Lesinensium , et Lucerinorum movimenta, piscatorum populationem in casis degentem septimo Christi speculo post dirutam Lucerium incrementum caepisse, confluentibus eodem Lucerinensibus cum suo Episcupo, qui patriae urbis casum fuga praevenerat: ac tum primum ab ipsis locum maenibus cinctum in modum firtalitii.


Bollando – In notis ad Radoynum Vita S. Pardi lit. L.: Lesina Urbis  etiam postea Episcopalis ante radices montis Gargani Aquilonaris: ab aliis dicitur condita a christianis piscatoribus Laesinae insulsa Dalmaticae forte adjuvante Episcopo Lucerino, a cujus Urbe distat circiter XX. mill. pass. in eadem Capiatanata).


 Fondazione o meno di detto ameno luogo, i Lucerini ebbero notevole importanza nello sviluppo socio-economico di Lesina, dimorandovi per molti anni prima di far ritorno all-amato loco natio.


Altri Lucerini, invece, si portarono alle falde del Subappennino ove fondarono Biccari. (Alessandro Meo – Storia Diplomatica).


Rasa al suolo la Città, Costante II fece prigionieri tutti coloro che in Essa erano rimasti. (Anonimo – In acta S. Pardi num. 2: Unde  Luceriam adiens  acerrime dimicari jussit, et diversas machinas apponi, quadius caperetur, captam vero, usque ad solum prostravit, et exusta igni, omnem populum, qui prius non fugerat, in captivitatem posuit).


Dopo la distruzione di Lucera Costante II si portò ad Acerra e, vista l-impossibilità a conquistarla, piegò su Benevento per stanare Romoaldo colà asserragliatosi. Ma, venuto a sapere che il di lui padre Grimoaldo da Pavia si era mosso in favore del figlio con numerosissime milizie, si spostò a Roma e poi a Napoli, mettendole alla mercé dei suoi soldati che fecero man bassa di tutto ciò che capitava loro davanti.


Timoroso delle forze nemiche, volle ritornare a Costantinopoli. Si portò a Siracusa, ponendovi la sua nuova sede, ma qui trovò la morte per mano di  un ciambellano a causa di una congiura di palazzo. (668 d. C.)


Romoaldo, morto Costante II, riconquistò le Città dell-intera Puglia e diede la possibilità di ricostruire quelle distrutte.


Anche Lucera venne riedificata sulle sue ceneri e, in seguito, riacquisterà l-antica grandezza e il prestigio perduto.


                                                                           


 


PASQUALE ZOLLA


 


 


 


 


 











































 CAPITOLO I


CAPITOLO II


CAPITOLO III


CAPITOLO IV


CAPITOLO V


CAPITOLO VI


CAPITOLO VII


CAPITOLO VIII


CAPITOLO IX


CAPITOLO X


CAPITOLO XI


CAPITOLO XII


CAPITOLO XIII


CAPITOLO XIV


CAPITOLO XV


CAPITOLO XVI


CAPITOLO XVII


CAPITOLO XVIII


CAPITOLO XIX

Facebook
WhatsApp
Email
Chi sceglieresti come sindaco per il futuro di Lucera?