Gesù, il Dio fatto uomo, venne al mondo sotto Augusto imperatore. Egli portò agli uomini un dono immateriale, l-Amore, che fu ed è l-essenza e la vita stessa del Cristianesimo. L-Amore che combatte e condanna il piacere e la voluttà; spiritualizza la scienza ed il sapere; nobilita l-Arte; perfeziona la bellezza; disciplina la forza e santifica il Diritto. L-Amore è, quindi, la Legge ed il programma dell-Apostolato voluto dal Cristo per redimere e rigenerare l-umanità. A capo di detto Apostolato c-era Pietro di Galilea, un povero pescatore, il quale portò la Luce del Vangelo in diversi Paesi ove regnavano le tenebre e l-idolatria. In Antiochia, ove si era recato per predicare la parola del Cristo, istituì la sua prima sede. Al suo arrivo a Roma (42 d.C.), spostò lì anche la sua sede, facendo sì che il centro della vita spirituale della nuova religione divenisse l-Occidente e non più l-Oriente. In questo capitolo, però, non parleremo delle peripezie e della fine di San Pietro, ma della sua venuta a Lucera. Sbarcato a Siponto, ove celebrò una messa su di una grossa pietra detta Ara salutis Sipontinorum (L. Pascale: L-antica e nuova Siponto), fece vescovo di quella comunità cristiana Elio Giustino. Indi si portò certamente nella nostra Città, anche perché quivi si seguitava a godere dei diritti della cittadinanza romana e vi risiedevano ogni sorta di autorità. C-erano: il supremo magistrato, i quattuorviri, i decurioni componenti il senato, gli ufficiali per l-interno ordinamento e per la libera amministrazione degli affari e, come città fortificata in Puglia, aveva nella rocca varie coorti di fanti e centurie di cavalieri della legione romana. Come già detto in altro capitolo, molte famiglie romane si erano trasferite in Lucera quando questa venne fatta Colonia. Tra queste vi era senz-altro la famiglia Basso, come si evince anche dalle iscrizioni n. 15 e 73 riportate dal D-Amelj in Appendice alla sua già citata opera: Pietro, giunto a Lucera, presso il Torrente Vulgano, affluente del Candelaro, battezzò molti neofiti che lo seguivano e diversi lucerini e tra questi c-era senz-altro anche Basso, colui che diverrà poi il primo Vescovo della nostra Città. Un anonimo, in una Cronaca relativa ai tempi di Re Ladislao, scrive: – In questa antica Cronaca se pote vedere come Sancto Petro passaje per Italje et battezzaje Lucera, et le dette Sancto Basso per primo Episcopo, lo quale pò fò Martyre. Un nostro concittadino, Domenico Lombardi, nei suoi Manoscritti – De Lucerinae Ecclesiae Episcoporum vita – conferma senz-ombra di dubbio San Basso quale primo Vescovo di Lucera. «Ac revera post victos, ejectosque barbaros illos, istauratamque Urbem primum omnium an. 1300 in renovata Cathedrali ubique S. Bassi primi Lucerini Pontificis, et Martyris imaginem apponete restitutoribus curae fuit. Adhuc una superest depicta imago subtus turris campanariae fornices, alteram in amplissimo chori fornice deletam Fabritius Suardus Lucerinus Episcopus, ut dicitur, restituit.» Della venuta di San Pietro a Lucera si parla anche in una trascrizione di una donazione fatta nel 1083 dal conte Enrico e dal fratello Guglielmo di Monte S. Angelo all-abate di Monte Cassino, Desiderio, per suffragare l-anima del loro padre. Nell-atto rogato dal giudice e notaio Adelfio, alla presenza del Vescovo di Lucera Teodelgrado, è scritto: «Una Ecclesia vocabolo Sancti Petri quae dicata est iusta ipso Vulgano, in loco dicitur Baneo, in proprio territorio Lucerine.» (Regesto Cassinese di Pietro Diacono e Carte Cavansi). Oltre alla presenza di San Pietro a Lucera presso il torrente Vulgano c-è da annoverare anche quella di San Marco Evangelista, in quanto i due in Italia viaggiavano assieme. Presso detto torrente, nel luogo ove avvenne il Battesimo dei neofiti, San Basso fece costruire una Chiesa, denominata San Pietro in Bagno, che fu anche la prima Cattedrale di Lucera. San Basso subì il martirio durante il pontificato di Evaristo (112 d.C.), mentre era imperatore Traiano. Diversi Vescovi, oltre a San Basso, conobbero gli onori degli altari; tra questi è da annoverare San Pardo, nativo del Peloponneso, Vescovo di Corinto, dovette abbandonare detta sede vescovile perché durante le persecuzioni contro i cristiani volute da Decio (250 d.C.) esortò il popolo di Corinto a custodire la propria fede ed a suggellarla a costo anche della propria vita. «Aegre ferentes suam praedicationem nequitius et cum dedecore expulent eum a suo episcopatu.» (Radoyn: Vita di S. Pardi Episcopi) Scacciato da Corinto, si recò a Roma ove il Papa San Cornelio lo accolse paternamente e gli assegnò l-Episcopato di Lucera. Quivi giunto (251 d.C.) fece erigere presso le sue mura, sulla via che menava all-anfiteatro, nella zona in cui si formò poi il Casale di San Giacomo, due Chiese. «Et applicuit in suburbanum opulentissimae Luceriae, in qua duas Ecclesias mirae magnitudinis haerentes muro civitatis aedificavit.» (Anonimo: Vita S. Pardi Episc.) Detta chiesa, eretta intorno al 254 d.C.. divenne la Cattedrale della Città. Distrutta nel 663 da Costante II, venne restaurata verso la fine dell-VIII secolo dal Vescovo Marco II. Eresse, inoltre, la chiesa di Santa Maria della Spiga, sui ruderi di un tempio dedicato a Cerere. Tale avvenimento viene confermato da una lapide all-ingresso della stessa Chiesa: ECCLESIAM. HANC. VETUSTATE. PAENE. COLLABENTEM. QUAM. S. PARDUS. HUIUS. CIVITATIS. EPISCOPUS. SUPER. CERERIS. A. DIOMEDE. CONSTRUCTI. RELIQUIAS. OLIM. CONSTITUIT. DICAVIT. QUAE. BEATAE VIRGINI. SUB. SPECIOSO. MARIAE. SPICAE. NOMINE. POPULUS. LUCERINUS. RESTAURANDAM. CURAVIT. San Pardo fu Vescovo di Lucera per 14 anni e le sue spoglie nell-anno 842 furono trafugate e trasportate a Larino (Cb), di cui è tuttora il Santo Patrono. Il Beato Giovanni, che governò la Chiesa lucerina dal 280 al 300, durante la persecuzione contro i cristiani da parte dell-imperatore Aureliano. San Marco, nativo di Ecana (oggi: Troia – Fg -), fu consacrato Vescovo di Lucera da Papa San Marcellino. Dopo la dipartita terrena, il suo corpo venne tumulato in Bovino, ove sorge l-attuale Cattedrale, divenendo il Santo Patrono di detta Città. Rocco Del Preite (opera citata) parla ampiamente di questo Vescovo in quanto era considerato Santo ancor prima di raggiungere la casa celeste (22/07/330). E, in effetti, da quanto ci viene tramandato è da considerarsi tale! Da ragazzo venne educato nello studio delle lettere e attratto dalla bellezza della nuova dottrina. Alla morte del padre Costanzo, uomo assai ricco, si ritirò nella casa paterna con due fanciulle, a cui parlava con fervore della nuova dottrina cristiana e dell-Amore del Padre Celeste verso i propri figli, che provvedevano alle faccende domestiche. Fu assai prodigo verso i poveri e i bisognosi, tanto che il Beato Giovanni, Vescovo di Lucera, venuto a conoscenza delle sue grandi virtù, lo volle ordinare sacerdote. Le male lingue, è cosa risaputa, spuntano come la gramigna in mezzo a campi seminati, distruggendone i raccolti e il lavoro paziente dei contadini, incominciarono non solo a spargere voci sul comportamento di Marco, ma scrissero addirittura al Beato Giovanni che quel sacerdote menava vita lasciva con quelle ragazze e praticava la magia. Giovanni chiamò due diaconi, Vincenzo e Aristotele, e li inviò da Marco affinché venisse subitaneamente presso di lui per riferire personalmente su tali dicerie. «Ite in Civitatem Troianam et adducite ad me Marcum proesbiterum ut cognoscam veritatem de eo.» I diaconi, giunti a Troia, trovarono Marco in chiesa in preghiera e, avvicinatisi, gli riferirono il messaggio del Vescovo Giovanni. Terminata la preghiera, Marco invitò i due diaconi a pranzo, visto che era quasi mezzogiorno, ma Aristotele, a differenza di Vincenzo che entrò e si cibò, non volle neppure sostare davanti alla sua casa, ritenendolo un luogo di peccato e lo stesso Marco un peccatore. Durante il tragitto da Troia a Lucera, Aristotele, per la fame, si sentì mancare. Marco vide una donna con le mammelle piene di latte che lavorava in un campo poco distante dal sentiero percorso, si avvicinò e la pregò di dare un po- del suo latte al diacono. «Adiuro te per Patrem Filuim et Spiritum Sanctum, ut ne moveas de loco isto, donec praebeas huic Diacono hac, ut refocillas animam eius, et cognoscat virtutem domini mei Jesu Christi, qui facit in eis, qui sperant in eo.» Aristotele, ripresosi dopo la poppata, si buttò ai piedi di Marco chiedendo perdono per quanto aveva pensato sul suo conto. «O Pater Sancte, parce mihi peccatori; Pater Sancte indulge mihi peccanti, quia tu puis, ego impius tu bonus, ego malus obsecro, indulge mihi ne veniat ira Dei super me quia mentem malahabui in te.» Giunto a Lucera, Aristotele raccontò tutto a Giovanni, il quale invitò Marco a celebrare con lui le orazioni del mattutino. «Ingrediamur in Ecclesiam ut viglia mattutinatis celibremus.» Durante le orazioni si sentirono voci angeliche cantare le lodi al Signore e Giovanni comprese che Marco era stato ingiustamente calunniato. «Dispersit Dominus universa labia dolosa et linguam male loquentis. Sepulcrum patens est guttura corum linguis suis dolose agebant, iudica illos Deus.» Marco si fermò a Lucera, su invito di Giovanni, per una settimana, dopodiché tornò a Troia. Alla morte del Beato Giovanni, i Lucerini invocarono il nome di Marco come loro Pastore; ma egli si riteneva indegno ad occupare tale incarico, per cui si diede alla fuga per le campagne, gironzolando per l-intera notte. Allo spuntare del sole, però, contro la sua stessa volontà, si trovò presso la porta della Chiesa e, ritenendo tutto ciò un segno della volontà divina, accettò di essere eletto Vescovo. Si dice che l-acqua con la quale si lavava le mani dopo la Santa Messa del mattino, se bevuta, preservava da ogni malanno. Leggenda o non, fatto sta che Marco operò con tale rettitudine e bontà d-animo che il popolo di Lucera lo tenne sempre in grande considerazione. Dedicò, inoltre, ogni sua forza e avere per i poveri, i bisognosi e i sofferenti. Una mattina recandosi in Chiesa per dire Messa, ascoltò un indemoniato che parlava a voce alta offendendo la Madre di Dio. «O Maria inde Pontificale decus adeptus es, ut metorqueanis ego scio quid faciam adversus te, suscitabo ex omni parte emulos tuo contra te.» Marco gli si avvicinò e ordinò al demonio di abbandonare quel corpo. «Obtumesce Diabole, et exi ab eo.» Il maligno nel fuoriuscire dal corpo di quel disgraziato, lo sballottò per terra e Marco, imponendo le mani su di lui, lo fece alzare. L-uomo, temendo di ricadere in balia del demonio, gli chiese, ed ottenne, di restargli sempre a fianco. Un-altra persona, a causa di un forte mal di testa, divenne cieco. I figli lo portarono al cospetto del Santo Vescovo, ai piedi del quale il cieco si prostrò chiedendone la vista. «Adiva me Pater Sancte, et redde mihi lumen oculorum meorum, quia credo et confido quodquaecumque postulaveris a Deo dabit tibi.» Marco, vista la Fede profonda del cieco pregò: «Domine Deus omnipotens Jesu Christe Unigeniti fili Dei, qui oculos caeci nati aperuisti et Latiarum quatniduanum a monumento resuscitasti, et dixisti petite et accipietis, quero de tua Sancta misericordia ut huic homini lumen restituas, cognoscant in te omnes quia tu es benedictus in saecula saeculorum.» Indi pose le mane sugli occhi del cieco dicendo: «In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti, aperi oculos tuos, et vide lumen huius mundi, et hanorifices Deum, qui te creavit.» E la vista gli rifiorì. Un giorno, mentre attraversava la piazza della Città, fu accostato da una vedova in lacrime che l-invitò a recarsi presso la sua casa per risuscitare il suo unico figlioletto dalla morte. «Subveni mihi quia unicum mortus est mihi filius, Pater Sancte filius meus mortus est, sed rogo te ut venie se stes super eum manum potens est Deus per se famulum suum mihi reddere filium meum, et dolorem viduitatis meque tenire.» Marco le rispose che essendo lui un peccatore non poteva resuscitare i morti. «Recede a me mulier, quia ego homo et peccator sum, hoc ministerium Apostolorum fuit.» Ma la vedova, inginocchiandosi ai suoi piedi, si attaccò al suo mantello e tanto implorò e tanto pianse che convinse Marco a recarsi presso la sua casa. Entrato, fece uscire la gente e, inginocchiatosi ai piedi del letto del morto, si mise in preghiera. «Rex Eterne, Trinitas Summa Divitas una qui per Eliseum Prophetam filium muliebri restituisti, et lacrimas vidue suscepisti et qui peccatricem mulierem liberasti, et Cananea, ad te clamanti, filiam inculumen restituisti ad te Domine clementissime precus effondo, me reddere digneris animam huius infantis in hoc corpuscolo, et exaudi me peccatorem deprecautem te, quia tu es Salvatori mundi et omnia sub tua ditione costituta sunt, et nihil est difficile tibi.» E il fanciullo si alzò dal letto vivo e vegeto, abbracciando la madre e quel Santo Vescovo ai suoi piedi inginocchiato. Per quanto riguarda la tumulazione del suo corpo si racconta, lo scrive sempre il Del Preite, che Marco avesse chiesto che alla sua morte il suo corpo venisse messo su un carretto tirato da due giovani buoi e sepolto lì dove questi lo avrebbero portato. I Lucerini, naturalmente, fecero l-impossibile per trattenere le sue spoglie mortali, ma quando il carretto arrivò alla Porta Ecana (oggi: Porta Troia) dovettero aprirla e, con grande meraviglia, videro che i due animali sembravano felici, mettendosi in marcia verso la strada che conduceva a Bovino. Tutto il popolo lucerino seguì quel carro funebre anche per vedere dove quei due giovani buoi avrebbero portato il loro Santo Vescovo. Terminata l-ascesa che menava a Bovino, i due giovani buoi si fermarono nel luogo ove sorge l-attuale Cattedrale e gli abitanti del posto lo invocarono da subito loro Santo Patrono. Dei miracoli compiuti da morto a Bovino da San Marco, naturalmente non ne trattiamo essendo questa una Storia della Città di Lucera. Da quanto sopra detto, si può evincere che la Nostra amata Lucera, dopo la grandezza avuta con Roma, continuò ad essere guardata favorevolmente anche dalla Divina Provvidenza, tanto che portò la Madre del Redentore e di tutti i viventi a divenire la Santa Patrona della nostra Città.



















