Marco Antonio, subito dopo la morte di Giulio Cesare, lesse in pubblico il testamento del Dittatore, in cui nominava il nipote e figlio adottivo Ottaviano non solo suo erede, ma gli permetteva, anche, di prendere il suo nome. Ottaviano, quale primo suo atto tra la gente, mostrò la toga dello zio trivellata dai colpi di pugnale di Bruto e Cassio, al popolo presente che, inviperito, gridò vendetta e, prese delle fiaccole, si portò verso le case dei due assassini per incendiarle. Antonio, per assicurarsi la simpatia del popolo, lo assecondò, mentre Lepido occupava il foro. Ottaviano, Antonio e Lepido, per non pestarsi i piedi tra di loro, decisero di consociarsi formando così il secondo triumvirato, inoltre stabilirono di vendicare la morte di Cesare e dividersi il potere. I tre, per avere l-esercito dalla propria parte, promisero ai soldati case e i beni di 18 Città tra le più belle e ricche dell-Impero, tra cui: Lucera, Benevento, Capua e Aversa. (Appiano Alessandrino: Lib. IV Bell. Civ.). I soldati, spinti da tale promessa, combatterono con grande impegno riportando la vittoria su Cassio e Bruto nelle terre Filippiche. Dopo alcuni anni (qui non si parla naturalmente della fine di Lepido e dell-uccisione di tanti illustri cittadini romani che si opposero ai triumviri, né tantomeno dell-amore di Marco Antonio per Cleopatra e della loro fine) Ottaviano tornò a Roma dove i soldati gli chiesero di tener fede alla parola promessa e pretesero che venissero loro consegnate le 18 Città. I Lucerini, consapevoli della sventura che stava per abbattersi su di loro, pensarono di portarsi a Roma per presentarsi al Senato e ad Ottaviano onde chiedere loro di non dare seguito a quanto promesso anche perché erano sempre stati fedeli a Roma prestando aiuto ai Romani ogni qualvolta si erano trovati in difficoltà. Fecero presente, inoltre, che erano essi stessi Romani essendosi le loro famiglie trasferite da Roma quando Lucera divenne Colonia Romana, per cui non meritavano un tale castigo. Ma a nulla valsero le loro preghiere, i loro pianti e le loro suppliche! I soldati di Ottaviano occuparono la Città facendone grande scempio. Lucera divenne, così, Colonia Militare dei Romani. Stradone così scrive di quanto accaduto in Lucera in detto periodo: «Multa alta extant vestigia, qua Diomedis in ea regione fuisse testatur ut pote Luceria quae et ipsa antique Daunorum Urbs hodie umilis est (o : depressa iacet)». Una ventina d-anni dopo la Città riprese a vivere grazie alla caparbietà dei suoi abitanti. Della sua antica Grandezza e Maestà non venne mai defraudata, tanto che Orazio Flacco nell-Ode XV Lib. XXX, riprendendo la moglie d-Ibico, Cloni, per la sua sensualità licenziosa e dissoluta, così scrive: Te lane propre nobilem/ tonse Luceriam non cithare decent. Durante l-infausto periodo dello scempio di Lucera da parte dei soldati di Ottaviano, la famiglia dei Vitellio fece ritorno a Roma. Publio Vitellio, dopo circa trecento anni di permanenza nella nostra Città, visto il degrado in cui la Stessa veniva a trovarsi, decise di ritornare, anche se a malincuore, a Roma. Quivi giunto, dopo qualche anno di permanenza, gli venne dato l-incarico, dallo stesso Ottaviano, di Agente delle cose imperiali. Lasciò, dopo la sua dipartita, quattro figli: Aulo, Quinto, Publio e Lucio, che rivestirono incarichi di notevole importanza. «Publius Vitellius domo Luceria, sive ille stirpis antique, sive pudentis parentibus atque avis equis corte Romanus, et rerum Augusti Procuratori quattuor filios amplissime dignitatis cognomine, at tantum prenominibus distinctos reliquit Aulum Quintum Publium, et Lucium. – Svetonio Tranquillo: Vita de- 12 Cesare». Aulo fece parte dell-Ordine Senatorio; Publio combattè a fianco del nipote di Ottaviano Germanico, divenendo un suo fidato amico; Lucio, sotto l-Impero di Tiberio, fu inviato a governare la Siria e quindi l-intero Oriente. Tra l-altro inviò in prigione a Roma Ponzio Pilato, dopo la Crocifissione di Gesù, con l-accusa di omicidio. Tornato a Roma, fu nominato Censore e sotto l-Imperatore Claudio ebbe cura dell-Impero, mentre quegli si trovava in spedizione contro i Britannici. Lasciò due figli, Lucio ed Aulo; quest-ultimo divenne Sacerdote e quindi Console. Durante la campagna in Germania in qualità di Capitano Generale. Si comportò con tanta umanità verso gli sconfitti che i Comandanti, saputo della morte dell-Imperatore, nel 71 d.C. lo elevarono ad Imperatore, reggendo l-Impero per 8 mesi. Cito, per terminare, le tante altre famiglie romane trasferitesi a Lucera e che diedero a Roma Consoli, Senatori, Guerrieri, Letterati. Di alcune di queste, parleremo nei prossimi capitoli: Catuli, Lutazi, Vibiami, Aureli, Basso; quest-ultima donò a Lucera un figlio che sarà il primo vescovo dell-era cristiana per Lucera. Pasquale Zolla



















