A sope ‘ i mur ‘ ( sulle mura )


 – A  sope – i mur –  ( sulle mura )  


 


Pubblichiamo i racconti e le testimonianze di vita reale di uno dei quartieri più famosi di Lucera a  sope – i mur, per non dimenticare la nostra storia!


 


     Non  è un brano scritto in  vernacolo, ma solo con questo termine è conosciuto  questo  Rione; facendo parte della storia  di Lucera Città.


       Già  1°, – 2°, – 3° e 4° Vico alle Mura.


       Questi Vicoli, a distanza di secoli, sono stati cambiati di denominazione.


     I nomi con i quali  sono stati indetti i Vicoli, risalendo nella storia di secoli addietro,  troviamo che sono  nomi di Vescovi vissuti in Città, facendo parte della Diocesi di Lucera.


       Agli abitanti che vivono da generazioni in tal luogo, non è andato a genio tale cambiamento.             


 Sono un abitante di questo Rione;  qualche tempo fa, con alcuni personaggi noti, e conoscitori della storia  di Lucera; nel dare le mie generalità, e dove abitavo, è venuto spontaneo dire  il nuovo Vico.


      Perplessi, e ironicamente  mi hanno chiesto verso quale  campagna  abitavo. 


 Ogni volta, bisogna ribadire che tale Vico,  si trova:   A  Sope-i  Mur  – –  ( Sulle Mura ) e presto viene localizzato.    Un  Rione  ancora integro, facendo parte del muro di cinto della Città.                


Per accedervi, bisogna passare  sotto l-Arco di Porta Troia, subito a destra, salendo una ripida scalinata, detta: – Rampa alle Mura – o passando dall-Arco di Porta Foggia, proseguendo per Corso Garibaldi;   detta: -A Strad.- a  Grand – – ( La Strada Grande )  si entra da già  1°, 2° e Vico alle Mura..


       Dato l-altitudine dall-Arco di Porta Troia, anticamente  c-era un Ospedale.


        Questo Rione, nei secoli è rimasto ancora integro, con tante case basse, qualche piano rialzato; proprio su casa mia, dove si dice che era adibito ad Ospedaletto, cioè era uno studio privato del Dott. LASTARIA, dove svolgeva la sua professionalità privatamente.                     


     Mentre Lui, era primario dell-Ospedale vicino  alla  Chiesa della  Madonna delle Grazie. Tanto l-Antichità di detto Rione, le tegole sui tetti sono diventate grigio-scuri, sottoposti a tante intemperie nei secoli.


       In continuazione delle scale, – Rampa alle Mura – nell-abitazione di un certo dott. Sacco, era stato allestito un Ospedale, anche perché dal lato Porta Troia,  a sulle mura, c-è un grande dislivello in altezza pertanto si respirava  dell-aria buona.


              Da un suggerimento  del Prof. Mario Merincola, poeta Storico di Lucera, insegnava all-Università  di Roma;  detto ospedale, venne chiamato  l-ospedale dei poveri.


   Il dott. Sacco,  teneva ad assistere gli ammalati;  ma la medicina, era quella di dover dare loro prima da mangiare, perché a quell-epoca, era la fame che faceva  stare male  la gente. Certe definizioni sui cenni storici su questo Rione, alcune  sono ancora oggi visivo, altre di ciò che si sente  qua e là, altre  da me immaginate.


    Anticamente, la gente del Rione, veniva definita: – Rivoluzionaria,Terribile e temibile.


        A sinistra dell-Arco di Porta Troia, vi è  un-altra  scalinata chiamata:Rampa Cassitto , dalla quale si accede al Rione Cassitto  e/o – Sop-u Trappit – – gli abitanti di quest-altro Rione; lontano nei tempi, venivano  definiti: Gli Scatenati e i Contestatori


 In questo rione, vi era una famiglia  -SCIOSCIA – La madre di detta famiglia, era una donna sui due metri,  quando questa, parlava , era ordine per il rione.  Fra  questi due Rioni, c-è stata tanta rivalità.


Storia dice, secondo racconti degli anziani, vennero chiamati i contestatori, anche per un episodio durante la guerra, negli anni 1915=1918 quando al Comune, veniva dato il vitto per le famiglie  povere o per che avessi dei famigliari in guerra, veniva dato il sussidio, di mantenimento cioè del pane.


Un giorno , tutte le donne di detto rione cioè SOPE I MURE ( Detti  MURAR),si recarono sul Comune di Lucera, per contestare il poco vitto razionale.


Per tale sommossa, dovette intervenire la cavalleria a difesa del Sindaco, per tale occasione, si dice che fra i dimostranti (  Contestatori,) ci sia scappato addirittura qualche morto e dei feriti In tal senso. a tale sommossa delle donne,  sono intervenuti i rispettivi mariti  ed altri uomini del rione. ci fu una sconfitta dei MURARI.


 Sulle Mura,  anni addietro, era molto popolato, le case, la maggior parte monolocali, erano tutte abitati, e quasi tutti di famiglia numerosa.


 Molto frequentemente, fra famiglie,  litigavano per un  piccolo non so che; tante volte per i bambini, a volte era la miseria, la classicità dei genitori, quando richiamavano i loro figli, che stavano in mezzo alla strada, con una frase storica: – A-  ISCJ  D-INT – ( USCIRE DENTRO ) in effetti significava: – Entrare Dentro – (in casa). Il tutto bisognava farlo subito cioè:– A- UNU-UA -.  Per questo motivo, venivano denominati: – I  Sciarratari – ( litiganti ).


       Qualche abitante, che aveva l-appartamento più grande,  con la stalla, teneva dei cavalli  e il carretto; mezzo di trasporto merci di una  volta, che tenevano parcheggiato davanti alla propria abitazione; come oggi succede con le auto.


       Le stradine rionali, erano fatte con  ciottole, e  in  alcuni posti, molto dissetati per il passaggio dei cavalli ferrati.


          Tanti anni fa, le donne  usavano sedersi al sole, in comitiva, davanti la porta di casa, per strada.


       L-usanza di vestire di nero, con delle gonnelle  lunghe fino alle caviglie; con un fazzoletto in testa, piegato a triangolo, con le  punte più lunghe legate sotto il mento.


       Ognuno, portava un cesto con dentro i ferri del mestiere e  il lavoro da  eseguire; come, rattoppare  calze, pantaloni e altri indumenti; intanto, pettegolavano fra loro.


    Circondati da  bambini, tanti erano loro figli, seduti alla meglio, per terra o su qualche gradino di  scalinata, per stare vicino alle mamme.


    Oggi in detto Rione, vivono poche famiglie, in qualche abitazione restaurata, come caratteristica, manca  il frastuono dei ragazzi di una volta, i quali, davano vivacità e allegria al Rione.  Tanti monolocali, disabitati o abbandonati.


      Rimane un  rione tranquillo, silenzioso e pacifico, pulito; anche perché è trafficato solo da auto locali. Le stradine, sono state tutte asfaltate; resta solo un dato di fatto che detto Rione, è diventato un parcheggio di auto fantasma, di gente non del luogo. Spesso da sui tetti, si alzano in volo verso il cielo, uno stormo di colombi; da oscurare come una nuvola, la luce del sole. 


 Fino a qualche decennio fa, esisteva una fontana pubblica; questa era una caratteristica, e una attrazione per il Rione, ed era di una vitale importanza; specie nel periodo estivo, per i ragazzi che durante i frenetici giochi, serviva loro per dissetarsi.      


Fra i pochi abitanti rimasti, resta ancora l-usanza, nel periodo Estivo, specie quelle serate calde, senza un alito di vento, è piacevole sedersi a gruppo ancora davanti la porta dell-abitazione di qualcuno; possibilmente la, dove esiste un lampione.


     Ognuno, partendo da casa,porta con se la propria sedia.


     Tutti riuniti, si parla del più e del meno, criticando o elogiando ora il Tizio, ora Caio, qualche barzelletta, un fatterello e via.  


      Dei ragazzi a tarda  ora, stanchi per i loro frenetici giochi, si fermano


Anche loro si aggregano vicino  agli adulti per sentire ciò che dicono i -sapienti-. 


     Qualche volta,tutti d-accordo, si prepara un piatto di -acqua sale -; questa specialità si prepara nelle seguenti modalità  = In un piatto grande di ferro smaltato bianco, quello che usavano le nostre nonne, o una zuppiera di terracotta grande, del pane di pagnotta,   magari di qualche giorno addietro.      


     Si cerca di romperlo a pezzi , possibilmente con le mani, questi, dopo averli appena bagnati, vanno aperti e messi nel piatto; a questo punto, si strofinano su dei pomodori  molto maturi e con molto seme.


     Lavata e pulita della cipolla rossa, neanche questa non va tagliata col coltello, ma presa nella mano, si schiaccia su un piano duro e si  sparge


sui pezzi di pane.  Infine condire con  del sale, olio di oliva e aggiungere dell-origano.


           Dopo aver preparato il piatto, viene appoggiato  su di una sedia  a mo- di tavolo invitando i presenti  all-assaggio.  I ragazzi sembra di sentire l-odore da lontano,  corrono e si precipitano  con le mani nel piatto, per loro la novità  è una grande festa.


     A volte fra uno scherzo e delle chiacchiere, è piacevole restare seduti a fare le ore piccole, specie per coloro che l-indomani  non dovranno alzarsi presto per andare a lavorare.


      Nel periodo estivo, spesso c-è il passaggio per il Rione  dei – Ciao né – cioè emigrati che vivono in altre città, vengono nella loro Città natia per le ferie e la  festività d-Agosto.


     Da tanta gente, abbiamo avuto degli elogi per alcuni anni, vicino al muro in vico Ranzano (sulle Mura) fra il numero 37 e 39 è cresciuta una enorme pianta  – Bella di Notte-.


  La sua bellezza è bella ammirarla solo di sera tardi o di notte fino all-alba, solo in questo lasso di tempo  i fiorellini variopinti a calice, si schiudono. Gli abitanti di questo rione, sono di grande fede cattolica.          


 Fino a qualche decennio , faceva parte della Parrocchia della chiesa Madre, la Cattedrale.


          A ricordo nel lontano1968 è stato celebrato il mio matrimonio con l-ancora oggi mia moglie.  Nata  in questo  Rione e precisamente  nella casa dove attualmente  abitiamo che ha avuto in eredità.


        Raccogliendo delle notizie, qua e in là, nel  lontano 1947, per vocazione dell-ultima grande guerra, è stata portata  in processione per tutte le strade della città,- Santa Maria – patrona di Lucera, per cui anche nel nostro Rione.           


      Questo  è stato fatto  come ringraziamento, per aver miracolato I cittadini dalla peste.


      Adesso il rione  fa parte della parrocchia di San Giovanni   Battista, verso l-Arco di Porta Foggia.           


 In maggio, viene venerata la  Madonna della Misericordia.


      I fedeli di questo Rione, per tradizione, vogliono che venga fatta  Passare la Madonna in  processione.  In uno dei vicoli, viene allestito un palco con l-altarino, dal quale viene celebrata la Messa. Quest-anno, sul giornale del Vescovato: LA DIOCESI,  con un  articolo, elogiando  gli abitanti del Rione per il tradizionale addobbo fatto da tante coperte  variopinte, appese vicino ai muri lunga la strada, dalle finestre e balconi, come adorazione  al passaggio della Madonnamentre dai balconi e finestre, si buttano tanti fiori freschi.  In questa atmosfera di preghiera, s-invoca una supplica alla Madonna.


          Accompagnati dalle note  della banda musicale, insieme al coro dei  fedeli, s-intona nell-aria una musica dolce, sembra una sinfonia cantata da Angeli del Cielo mandati da Dio.


   Si dovrebbe creare una commissione cittadina per premiare il Rione Meglio organizzato e tenuto, com-era e com-è  questo rione: A   SOPE I-   MUR?.


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