Miti, riti, leggende, il loro significato

Nel nostro girovagare tra le feste inserite  nel Calendario, abbiamo sempre parlato di miti, riti, leggende.
Qualcuno si sarà chiesto: ma cosa è, cosa intendiamo per mito,  rito  leggenda e quanto questi hanno influito nell-evoluzione del nostro pensiero, della nostra cultura?
Proviamo ad avventurarci, nel modo più semplice possibile, in questa spiegazione.
Il mito, nel linguaggio comune, possiede molteplici significati. Etimologicamente deriva dalla parola greca mythos , il cui significato originario è quello di -parola efficace-, -discorso-, -narrazione-. Si tratta, quindi, di un Racconto tradizionale le cui origini individuali sono dimenticate. I miti sono storie che fondano e narrano l-origine di vari aspetti della realtà naturale ed umana, compongono un sistema di racconti tra loro interrelati (una mitologia)che costituisce parte consistente della Tradizione Orale di ciascun popolo, trasmessa da una generazione all-altra e strettamente connessa con il RITO, il CULTO ed il pensiero religioso (RELIGIONE).
In questo ambito, il mito, pertanto, va distinto da altre forme di racconto tradizionale, quali la Leggenda, la Fiaba, il Racconto Storico o la Genealogia familiare, anche se, in molti casi, i confini che separano questi diversi generi possono rivelarsi difficilmente riconoscibili. Il comune riferimento a situazioni, luoghi e personaggi immaginari  e fantastici, le imprese attribuite ad Eroi, Spiriti o Divinità sono elementi che, a volte, si riscontrano in vari generi di racconti orali.
Gli stessi Greci, a partire all-incirca dal IV secolo a. C., cominciarono a distinguere il concetto di Mythos, inteso come racconto fantastico e privo di fondamento nella realtà, dal Logos, cioè il pensiero razionale e riflessivo.  La tradizione classica ci ha trasmesso questa concezione della mitologia antica  come un insieme di favole poetiche di cui si doveva ricercare il riposto significato allegorico e moralistico.
La nozione di mito, come forma di pensiero distinta dal pensiero logico e scientifico e dotata di una certa autonomia conoscitiva ed espressiva, costituirà un termine di riferimento costante per le varie teorie interpretative del fenomeno mitico, elaborate in sede filosofica, storico-religiosa e antropologica.
Per Levy-Bruhl, il mito non è altro che una delle forme in cui si esprime la MENTALITA- PRIMITIVA, dominata da processi mentali di tipo prelogico e mistico.
Secondo alcuni studiosi di Storia delle Religioni, in cui si distingue Mircea Eliade, il mito, vissuto  all-interno di una determinata esperienza religiosa, si configura come Ierofania, come manifestazione nel mondo del Sacro; in particolare, i miti cosmogonici, di creazione o di fondazione di una determinata realtà costituiscono modelli archetipici su cui si fonda ogni attività rituale ed ogni comportamento umano significativo.
Malinowski, in chiave funzionalista, concepisce il mito come Fondazione di una realtà sociale e culturale: il mito interviene per conferire una giustificazione ed una garanzia di antichità ed autorevolezza alle cerimonie, ai costumi, alle regole sociali e morali di una comunità.
Una rivoluzione radicale negli studi mitologici è stata apportata da Levi- Strass e dal suo approccio Strutturalista. Secondo questa prospettiva, il significato di un racconto mitico deve essere ricercato non già nel misto stesso, o in qualche suo aspetto particolare, ma piuttosto nel sistema di relazioni che collega un mito ad altri miti. In pratica, l-analisi strutturale è, quindi, un Metodo Comparativo in cui si tenta di isolare alcuni elementi costitutivi del racconto mitico (Mitema) e di rintracciare le trasformazioni che questi subiscono nel passare da un mito all-altro e da una cultura all-altra.
    
Nando Carrescia

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