Oggi la Chiesa celebra la festa degli Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Generalmente gli Arcangeli vengono così rappresentati: Raffaele in abito ecclesiastico, Michele vestito da guerriero e Gabriele in pacifica posa, rappresentando il potere religioso, militare e civile. Michele, il cui nome significa -chi è come Dio-, viene citato cinque volte nella Sacra Scrittura, tre volte nel libro di Daniele, una nel libro di Giuda e una nell-Apocalisse di Giovanni; è sempre considerato il -capo supremo dell-esercito celeste-, cioè degli angeli in guerra contro il male. Michele viene rappresentato come l-angelo guerriero di Dio, rivestito di armatura dorata ed in perenne lotta contro il demonio, che non smette di spargere l-odio e il male nel mondo. Ecco i loro profili.
San Michele Arcangelo
In epoca ellenistica, l-equinozio autunnale, come quello primaverile, era consacrato a Mitra-Sole, considerato demiurgo e kosmokràtor, cioè signore ed animatore del cosmo, la cui funzione era simboleggiata da una sfera che teneva in mano, ma, anche, mediatore cosmico e dunque, per tanti aspetti, analogo ad Hermes-Mercurio.
Molte funzioni equinoziali e mediatrici di Mitra-Sole-Hermes vennero ereditate da san Michele, la cui festa cade, in Occidente, nel periodo subito successivo all-equinozio, ma ad esso analogo, simbolicamente, in quanto segna nelle campagne la fine della stagione luminosa e calda: al 29 di settembre che, originariamente, ricordava, in Roma, la dedicazione all-arcangelo di una basilica (V secolo).
Molti i proverbi, connessi alla festa, ne denunciano la funzione calendariale:
– -Per san Michele il caldo va in cielo-;
– -Per san Michele ogni straccio sa di miele-, ossia gli ultimi frutti, in particolare l-uva, sono maturi e pronti per la raccolta.
Come ogni festa collegata ad un periodo critico, ossia di trapasso dell-anno, il 29 settembre indica, secondo la tradizione popolare, le condizioni meteorologiche dei mesi successivi:
– -Quando l-angiol si bagna l-ale, piove sino a Natale-;
– -El de- d san Michèl s- lè bon temp, i puaret i starà aligrament-, ossia i poveri staranno allegramente, cioè non soffriranno il freddo fino all-inverno.
Fuori da queste sedimentazioni di funzioni pagane, Michele è, per le religioni del Libro, l-arcangelo per eccellenza. Il suo nome in ebraico, Mika el, ossia -chi come Dio ?-, ricorre più volte nella Sacra Scrittura. E- uno dei capi supremi che vengono in aiuto al profeta Daniele; nello stesso Libro di Daniele è detto:- il capo supremo- che vigila sui pii Giudei perseguitati da Antioco IV e li libererà dall-oppressione.
Appare, anche, nel celebre passo dell-Apocalisse, dove si narra che alla fine dei tempi scoppierà una guerra in cielo:
-Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo???.-.
Nel cristianesimo orientale, il suo culto risale ai primi secoli, quando furono costruiti molti santuari, i Michaelion, nei luoghi dove aveva compiuto miracoli.
Alcuni storici, da Sozomeno a Nuceforo, fanno risalire a Costantino la fondazione del Michaelion sul Bosforo, dove, pare, abbia assunto anche le funzioni di Asclepio, il dio della medicina, il Salvatore.
I Longobardi, nel VII secolo, consacrarono una grotta all-arcangelo ed anche il
santuario più celebre, quello di san Michele sul Gargano, fu costruito, accanto ad una grotta dove, secondo la leggenda, l-arcangelo sarebbe apparso più volte.
In merito, la leggenda narra che Elvio Emanuele, signore del Gargano, inseguendo un toro dei suoi armenti, che era fuggito in una grotta, gli scoccò una freccia che tornò indietro ferendolo. Allora, san Lorenzo Maiorano (V/VI sec., vescovo di Siponto, ordinò tre giorni di digiuno, dopo i questi san Michele gli apparve in sogno comunicandogli che aveva eletto la caverna a suo santuario.
Il seguito giustifica la costruzione del santuario, che risale al VI secolo, e divenne una delle più importanti mete di pellegrinaggio nel primo Medioevo.
La chiesa-caverna, presso cui fu costruita una abbazia basiliana, divenne nel VI secolo il santuario nazionale dei Longobardi che cent-anni dopo, vinti i Bizantini nel 647 nei pressi di Siponto, ne attribuirono il merito a san Michele e cominciarono a festeggiare la sua apparizione sul Gargano.
Dalla Puglia il culto si irradiò in Lombardia, conquistò anche i Celti e gli Anglosassoni.
Il santuario più celebre, nell-Europa nord-occidentale, è quello di Mont-Saint Michel- au- Peril ? de ? Mer, una isoletta montuosa sulle coste della Normandia, sorta anche qui a seguito di una apparizione dell-arcangelo a sant-Auberto, vescovo di Avranches.
Con il Medioevo, san Michele assunse un complesso di funzioni tramandate sino ad oggi: alcune, come si è detto, di derivazione pagana ed altre cristiane. La principale è di guardiano armato delle chiese contro i demoni e di difensore del popolo cristiano, ma anche di città (Roma, Bruxelles) e nazioni (Germania).
Un-altra analogia, tra le funzioni di Michele e quelle di Mitra-Hermes, è il suo ruolo di psicopompo, ossia di conduttore di anime al cielo. Già gli Ebrei credevano che gli angeli avessero la funzione di condurre le anime al giudizio divino ed i rabbini attribuirono questa funzione all-arcangelo Michele. A tal proposito, la Legenda aurea, sulla scia degli apocrifi, narra che fu lui ad annunziare a Maria la morte ed a proteggerla con la palma durante l-assunzione al cielo.
A Monte Sant-Angelo, sul Gargano, lo si festeggia, con grande concorso di pellegrini, sia l-8 maggio che il 29 settembre.
San Gabriele Arcangelo
Gabriele e Raffaele, con san Michele, appartengono al gruppo dei tre arcangeli il cui culto fu riconosciuto, nel 476, dal concilio Lateranense che escluse, invece, Uriel, Raguel, Sariel e Remiel. Fino all-ultima riforma del calendario liturgico, Michele era festeggiato da solo il 29 settembre; ora gli sono associati Gabriele e Raffaele che, un tempo, venivano ricordati rispettivamente il 24 marzo ed il 24 ottobre.
I tre angeli sono nominati dalla Sacra Scrittura, sebbene gli scritti apocrifi ne elenchino sette riferendosi a Raffaele che, nel Libro di Tobia, afferma:
– Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono pronti a entrare alla presenza della maestà del Signore-.
Nonostante il concilio Lateranense, quattro tra questi, i tre nominati nelle Scritture più un quarto il cui nome varia, furono considerati i Maiores ed invocati nel Canon Universalis degli Etiopi, nei calendari orientali e in molte litanie medievali. Tanto è che su una laminetta d-oro, conservata nella rotonda di Santa Petronilla in Vaticano sulla tomba di Maria, sposa dell-Imperatore Onorio e figlia di Silicone, è scritto – Michael, Gabriel, Raphael, Uriel -.
Questi quattro angeli hanno funzioni molto importanti davanti al trono di Dio ed anche sulla terra; inoltre, presiedono alle quattro schiere angeliche disposte ai quattro punti cardinali ma, come si è detto, di Uriel non vi è traccia nel calendario liturgico.
Ma ritorniamo a Gabriele, egli è l-angelo ovvero il messaggero per eccellenza come annunziatore dell-Incarnazione alla Vergine e per questo motivo la data della sua festa, sino alla recente riforma liturgica, è stata sempre collegata a quella dell-Annunziazione.
Gabriele compare già nell-Antico Testamento quando spiega, al Profeta Daniele, la visione dell-ariete e quella delle settanta settimane; ricompare, poi, nel Nuovo preannunziando la nascita del Battista al sacerdote Zaccaria che sino ad allora, causa l-anzianità di Elisabetta, non aveva avuto figli:
-Non temere Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio che chiamerai Giovanni-.
Si è anche sostenuto che Gabriele sia l-angelo che appare sfolgorante di luce ai pastori la notte di Natale, annunziando loro la nascita del Messia e cantando con una schiera di angeli. Un inno, infine, del Breviario domenicano, conserva la credenza che sia sceso dal cielo per confortare il Cristo durante l-agonia.
Ma anche nell-Islam, l-angelo annunziatore ha una funzione importantissima: il Corano, ossia il discorso di Dio registrato in un archetipo celeste (Umm al-Kitàb,
la Madre della Sacra Scrittura) e iscritto nella Tavola Custodita, viene comunicato a Maometto da Gabriele, detto anche Spirito della Santità o Spirito Fedele. Il suo nome deriva dall-ebraico Gabri el, composta da gabar, -essere forte- e da -El, abbreviazione di -Elohim, Dio, e significa tradizionalmente -Dio è la mia forza-.
Divide, inoltre, con Michele la funzione di guardiano delle porte delle chiese impedendo l-ingresso ai demonio; per tale funzione, i due arcangeli, in alcuni mosaici, appaiono armati di lancia e rivestiti dei ricchi abiti dei dignitari imperiali.
Ma la funzione principale, secondo la Sacra Scrittura, di Gabriele è quella di annunziatore del Verbo, simboleggiata da una lanterna illuminata e da uno specchio su cui sono scritti gli ordini di Dio, dal bastone del messaggero, dallo scettro o dal giglio, emblema di regalità che egli offre alla Vergine.
San Raffaele Arcangelo
E- il terzo arcangelo della triade. Il suo nome deriva dall-ebraico Rapha -el ed è composto dal verbo rapha, guarire, e da -El, Dio, e significa – Dio guarisce- o -Dio ha sanato i miei mali-. Il suo nome compare solo nell-Antico Testamento quale inviato dal Signore per guarire Tobia, per accompagnare e difendere Tobiolo nel suo viaggio e ricondurlo, infine a casa con Sara, la sua sposa.
Raffaele, nel corso dei secoli, ha assunto varie funzioni che, spesso, rivelano influenze pagane e sono riflesse nell-iconografia, dove appare vestito da pellegrino con la borraccia, il tascapane ma, anche, con il pesce dell-episodio di Tobiolo ed il vaso con la medicina, emblema dei medici.
Ispirandosi al suo ruolo di guida, nell-episodio di Tobiolo, i medievali lo hanno nominato patrono dei viaggi e protettore degli adolescenti che lasciavano la casa per la prima volta. Dal XVI secolo, Raffaele subisce, nell-iconografia, una metamorfosi, assumendo spesso la figura dell-angelo custode per eccellenza: perde gli attributi di pellegrino e medico per trasformarsi in un dolce angelo che veglia su un bimbo.
Tornando ai primi secoli, notiamo che i calendari giudaici lo designavano come protettore del primo giorno della settimana e che avesse la funzione di accendere la luce del mattino, nonché di sanare le ferite e di curare i mali spirituali.
Ossigene ci riferisce che, come guaritore, era simboleggiato da un serpente, attributo di Esculapio dio greco della medicina; ne consegue che non sembra infondato che egli abbia assunto le funzioni del dio pagano, come testimonia, tra l-altro, l-angelo d-oro che molti farmacisti adottarono come insegna.
La celebrazione liturgica di Raffaele, contrariamente a quella degli altri arcangeli, è tarda; fino al X secolo, infatti, il suo nome è assente dai sacramentari e dai martirologi e comincia ad apparire, successivamente, in varie date fra cui prevalse quella del 24 ottobre.
Michele, Gabriele e Raffaele, nel convento di Dionisio sul monte Athos, testimoniano di un-altra antica loro metamorfosi, in quanto insieme rappresentano il potere religioso (Raffaele), quello militare (Michele) e quello civile (Gabriele), ossia diventano le personificazioni delle tre funzioni indoeuropee di cui parla il Dumezil a proposito della triade arcaica di Giove, Marte e Quirino.
Nando Carrescia



















