Un giorno Alberto Moravia rispose ad un amico che gli chiedeva: -Perché scrivi?- –Per sapere perchè scrivo!-?..Mahh!?! Il prof. Enzo Arnone, docente di letteratura contemporanea a Torino, ha spiegato questa curiosa risposta a più di 250 persone fra studenti e docenti delle scuole superiori e universitari, convenuti in gran numero nell-Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza al primo appuntamento del ciclo di incontri -Solo lo stupore conosce-. Titolo: -La metamorfosi del Romanzo tra Ottocento e Novecento- . Il professore ci ha introdotti al cambiamento delle forme e della struttura di questo particolare genere letterario citando numerosi scrittori: dal classico Alessandro Manzoni (I Promessi Sposi) a Fedor Dostoevskij (I fratelli Karamazov) a Oscar Wilde (Il ritratto di Dorian Grey), passando per Marcel Proust (Alla ricerca del tempo perduto), citando G. Flaubert, soffermandosi su J. Joyce (Ulisse), F. Kafka (Il processo) e infine I. Svevo (La coscienza di Zeno). Ma qual è il punto di svolta? In cosa consiste questa metamorfosi? La dissoluzione della struttura tradizionale del romanzo corrisponde ad una mutata coscienza di sé da parte dell-artista, del significato del mondo e del significato dell-esistenza. -Il romanzo dell-800 è denotativo, si costituisce attorno ad una precisa definizione della realtà, espressa esaurientemente. L-autore intrattiene con la sua opera un rapporto consapevole delle strutture del mondo, del ruolo degli eventi e ne offre la sua personale interpretazione. Il romanziere si comporta come il proprietario che va in giro a perlustrare la sua tenuta, a inventariare, a dettagliare, a prendere atto del mondo che gli appartiene magari svelandone le contraddizioni. Il romanzo, quindi, è l-offerta di un sapere già posseduto, già conosciuto. Ad un certo punto in una parte lontana dell-Europa, la Russia, questo sereno rapporto tra romanziere e romanzo si incrina e l-opera d-arte si ribella al suo creatore. Il primo a farne esperienza è Dostoevskij. Il romanzo diventa allusivo, non è esaurito da ciò che dice, bensì nasconde, sotto la superficie del linguaggio, un contenuto inesplorato. Vuole dirci ciò che il mondo nasconde e ciò che si cela negli aspetti più segreti e più profondi della personalità umana: le sue angosce, le sue paure, il suo bisogno di vita che, per affermarsi, deve fare i conti con le misteriose e infinite irradiazioni di significati che provengono dalle cose. E- il presentimento che l-essere umano è definito da una potenzialità senza fine, che è un-apertura all-infinito. C-è una domanda forte. Di senso. Lo scrittore non spiega più la realtà al lettore, ma con lui ne ricerca il senso-. A questa fase della letteratura ne subentrerà un-altra: quella della risalita dell-uomo da questa estraneità rispetto a se stesso e al mondo portata avanti dal romanzo neorealista. Ma noi ci fermiamo qui?.con dentro la certezza che aveva Ludwig Wittgenstein nel dire : -A cosa servono i libri, se non per rimandarci con più gusto alla vita?- Riprendiamo il viaggio, organizzato dagli amici del Centro Culturale Archè, nell-affascinate mondo della cultura accompagnati dal più illustre degli italiani: Dante Alighieri! Il secondo appuntamento del ciclo sarà infatti con la LETTERATURA ITALIANA CLASSICA. -Nel mezzo del cammino umano di ciascuno di noi. Il viaggio comincia.- Interviene il prof. Franco NEMBRINI, docente di Bergamo e autore di tre volumi di commento alla Divina Commedia. Giovedì 8 febbraio 2007 ore 19.00 sempre nell-Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza, Largo Giovanni Paolo II a Foggia.
Paola Lepore



















