Renato Curcio ed i ‘Quaderni di ricerca sociale’

All-ODA Teatro il primo incontro del ciclo “Pagine di contrasto” dedicato alle trasformazioni nel mercato del lavoro


FOGGIA, 16 dicembre – Per il ciclo “Incontri Letterari – Pagine di contrasto” un indubbio successo di pubblico ha salutato il primo di una serie di appuntamenti presso l-ODA Teatro, organizzato dalla Libreria della Plebe.  Ospite attesissimo lo scrittore Renato Curcio, che con il suo passato di militanza nelle frange più radicali della sinistra extraparlamentare viene spesso banalmente etichettato come un-icona degli anni di piombo e della lotta armata.
Non c-era bisogno di dimostrarlo, ma nell-incontro con Renato Curcio abbiamo trovato tutt-altro che un-icona della lotta armata o della contestazione radicale. Un uomo pacato e riflessivo, a tratti timido e ritroso, un ricercatore lucido ed eloquente, che per oltre un-ora e mezza ha tenuto altissimo il livello dell-attenzione sia per l-estremo interesse degli argomenti trattati sia per sue indubbie capacità narrative.
Diversamente dalle aspettative e dagli annunci stampa, i temi trattati hanno avuto il leit motiv nelle trasformazioni nel mondo del lavoro: dalla precarietà alla globalizzazione, dalla flessibilità alle ruolo dei sindacati, dalla internazionalizzazione dei mercati alla responsabilità sociale delle aziende. Da anni Renato Curcio gira l-Italia per rendere pubblici i risultati delle sue ricerche con i soci-amici-compagni della cooperativa “Sensibili alle foglie”, una casa editrice nata nel 1990 e di cui oggi lo scrittore è anche direttore editoriale. Il risultato è una produzione ampia ed articolata, ben rappresentata dal ricco catalogo prodotto nei sedici anni di attività della cooperativa (www.sensibiliallefoglie.it).
Gli intervenuti, che si aspettavano una trattazione dei contenuti della collana “Progetto memoria”, sono stati invece coinvolti in una riflessione profonda, inquietante e senz-altro interessante sui modelli di rapporto tra azienda e lavoratore nello scenario dell-economia globale. I riferimenti di Curcio sono tutti alla collana “QUADERNI DI RICERCA SOCIALE”, che la cooperativa -Sensibili alle foglie- dedica sin dal 2001 a temi scottanti quali la precarizzazione del lavoro, la sanità psichiatrica, la finanza critica, il ruolo dei consumatori, le istituzioni destinate agli anziani. Insomma una serie di ricerche sociali che fanno dello strumento narrativo la chiave per rapportarsi ai destinatari di tali approfondimenti. “Non è una ricerca su una fabbrica, un-istituzione, un-azienda – precisa lo stesso Curcio – ma è una ricerca con una fabbrica, un-istituzione, un-azienda. Non si tratta di analizzare eventi, ma riflessioni, non pensieri complicati, ma storie di lavoratori, anziani, cittadini”, perché “il compito della narrazione – aggiunge l-ospite dell-ODA Teatro – non è solo quello di comunicare, ma anche quello di costruire legami, relazioni”.
Impossibile ripercorrere in poche righe la profondità e la vastità degli spunti di riflessione suggeriti nell-appuntamento del proscenio foggiano. Ci sembra, tuttavia, importante almeno dare cenno delle conclusioni a cui il gruppo di ricercatori della cooperativa “Sensibili alle foglie” è giunta con i suoi lavori L-AZIENDA TOTALE (2002) e IL DOMINIO FLESSIBILE (2003). Si tratta di tappe fondamentali della ricerca socio analitica sulle vertiginose e drammatiche trasformazioni in atto nel mercato del lavoro, una ricerca che prende le mosse dai sindacati milanesi, che ormai si avvalgono da cinque anni della collaborazione con la cooperativa in cui opera Renato Curcio.
“Il processo di singolarizzazione dei rapporti di lavoro – spiega Curcio – è un processo regressivo che è passato dal contratto di lavoro (che riguardava una categoria) al patto con il singolo”, in un tragico passaggio dal diritto al lavoro al patto per il lavoro. “Si tratta – aggiunge – di un passaggio alla solitudine: ogni lavoratore ha una storia così singolare che non ha più alcun motivo per essere condivisa con i suoi simili. Non ci sono più simili, ogni rapporto di lavoro è unico e singolare”.
In questo scenario è necessario ripensare lo stesso ruolo dei sindacati, considerato che ogni individuo ha un rapporto diverso con l-azienda, in una strategia per sottrarre il lavoratore alla tutela del sindacato (inteso come gruppo di interesse di una categoria) e sottoporlo alla egemonia totale dell-istituzione aziendale che ne curerebbe il rapporto di lavoro, personalizzandolo fin nei minimi particolari.
E- coerente con un certo sistema strategico aziendale, allora, che le nuove attitudini richieste al lavoratore dell-economia globale siano non solo la ormai obsoleta -flessibilità-, ma addirittura la -fluidità-, fino a raggiungere il parossismo della -liquidità totale-. Ma “quando la precarietà del lavoro diventa la forma del lavoro ci troviamo in una società dove domina la precarietà dell-esistenza, tanto più in assenza di un welfare (state)”.
Ed è inesorabile che “la precarietà dell-esistenza produca una serie di esistenze che vivono sul crinale del malessere”, in uno scenario socioeconomico di disperazione (questa sì globale) in cui a proliferare sarà soprattutto l-industria dei farmaci che possano artificialmente alleviare il nostro moderno mal de vivre.
(Sergio Proculo)


Dal catalogo “Sensibili alle foglie”, la collana QUADERNI DI RICERCA SOCIALE

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